DM 47/2014:positivo il commento di ASSOBETON, ma occorre semplificare la normativa degli appalti

Dopo la pubblicazione del decreto ministeriale n. 47/2014 contenente le indicazioni sulle categorie specialistiche, IMREADY ha intervistato l’ing. Maurizio Grandi, Direttore  ASSOBETON, l’Associazione Nazionale Industrie Manufatti Cementizi per avere un commento sul nuovo documento normativo.
 
1.      Lo scorso 24 aprile è stato firmato il decreto ministeriale  n. 47/2014 relativo alla qualificazione delle imprese specialistiche nelle gare dei lavori pubblici. Può spiegarci esattamente quali sono le novità contenute nel decreto?
Il decreto cerca di mettere un po’ di ordine nella complicata situazione che si era venuta a creare dopo il recepimento, da parte del Consiglio di Stato e successivo DPR del Presidente Napolitano, di alcune istanze - non tutte, fortunatamente - presentate da AGI, ANCE e da alcune imprese generali, in merito al Codice dei Contratti ed al relativo Regolamento.
In poche parole, l’eliminazione dell’allegato A e dell’Art. 107 Comma 2 del Regolamento, nei quali venivano elencate rispettivamente le categorie a Qualificazione Obbligatoria e le categorie Superspecialistiche, ha reso necessaria la loro sostituzione, attraverso, appunto, il DM 47, con nuovi elenchi che sono risultati, in linea con le raccomandazioni del Consiglio di Stato, più ristretti di quelli precedentemente in vigore.
Ciò ha ridato “funzionalità” al Codice dei Contratti che, senza un dettaglio relativo alle varie Categorie di qualificazione, era divenuto inapplicabile, mettendo le Stazioni Appaltanti e tutti gli operatori in un grave imbarazzo normativo.
Quanto sopra, sarà oggetto di un riesame completo che mirerà a revisionare i due articoli chiave del Regolamento e cioè il 107 ed il 109 alla luce di quanto stabilito dall’Art. 37 Comma 11 del Codice, che stabilisce la necessità dell’esistenza di Categorie Superspecialistiche; il riesame potrebbe riguardare sia l’elenco delle Categorie ma anche le regole applicative in esso previste (mi riferisco alle soglie economiche ed ai meccanismi che fanno scattare l’obbligo di subappalto e quello di costituzione delle ATI).
Da notare che non è stata definita una data di scadenza del transitorio nel senso che se il legislatore non dovesse riuscire a trovare una soluzione equa e condivisa, come si cercherà di fare tra le parti, il DL 47 resterà in vigore sine die.
 
2.      Quali sono stati i criteri generali nella scelta delle Categorie a Qualificazione Obbligatoria e quali quelli per le Categorie  Superspecialistiche presenti nel decreto ?
La differenza tra le due qualifiche di fatto si esplica attraverso i diversi vincoli, in capo all’Impresa Generale, di eseguire le varie attività incluse nell’Appalto.
Mentre le opere con Qualificazione Obbligatoria non possono essere eseguite direttamente dall’Impresa Generale che non possiede la relativa qualifica e, sopra una certa soglia, devono essere subappaltate solo ad imprese che la qualifica ce l’hanno, per le Superspecialistiche esiste l’obbligo di costituire con loro un’ATI verticale.
Entrambi questi vincoli ovviamente non sono graditi alle Imprese Generali le quali vorrebbero avere le mani libere nell’acquisire gli appalti per poi realizzarli come meglio credono.
Certo è che i paletti previsti nel Regolamento – oggetto dell’istanza al Consiglio di Stato – erano oggettivamente così numerosi da limitare eccessivamente l’operato delle imprese. Questo, a mio avviso, va riconosciuto.
 
3.      Cosa cambierà quindi per le Imprese Generali?
Con il DM 47 le Imprese Generali potranno quindi operare con maggior libertà e potranno eseguire direttamente alcuni dei lavori specialistici, pur non avendo la relativa qualifica. Analoga semplificazione è stata apportata nella riduzione delle Categorie Superspecialistiche per le quali, quindi, non esisterà più l’obbligo della costituzione dell’ATI verticale.
Ma tutto ciò, ripeto, potrebbe e dovrebbe cambiare se si riuscirà finalmente a trovare, spero a breve, un punto di sintesi tra industria e Imprese Generali. Quell’accordo che da anni si è tentato di raggiungere ma che non si è mai riusciti a trovare dovendo mettere insieme due interessi nettamente contrastanti: da un lato le Imprese Generali che desiderano operare in piena libertà dopo aver acquisito il lavoro, dall’altro le imprese specialistiche che pretendono, giustamente, di difendere la propria professionalità e gli investimenti fatti nel tempo per raggiungerla.
Ma sopra questi interessi c’è quello principale delle Stazioni Appaltanti che devono ricercare, per il bene del Paese, una formula normativa attraverso la quale si riesca a realizzare opere di qualità e che si dimostri capace di mantenere viva la convenienza dell’industria verso l’innovazione e verso lo sviluppo tecnologico.
 
4.      E per il settore specifico della prefabbricazione in calcestruzzo cambia qualcosa?
Per il settore specifico della prefabbricazione (Categoria OS 13), nulla è cambiato essendo noi qualificati, ora come allora, all’interno delle Categorie Superspecialistiche.
Notiamo con favore che la richiesta, avanzata nell’istanza da AGI e ANCE, di eliminare l’obbligo da parte di un prefabbricatore di possedere un impianto fisso e stabile di produzione (requisito essenziale per ottenere oggi la qualifica dalle SOA) è stato respinto dal Consiglio di Stato.
Il recepimento di questa richiesta avrebbe rappresentato un duro colpo per il nostro comparto perché chiunque avrebbe potuto ottenere la OS 13 anche attraverso semplici ed “artigianali” produzioni a “piè d’opera” che sono attività ben diverse da quelle realizzate da noi nei nostri stabilimenti industriali di produzione.
 
5.      Quali sono invece le cose che questo decreto non risolve e che si dovrebbe invece affrontare per migliorare l’attuale sistema degli appalti?
Credo che, come spesso avviene in Italia in altri ambiti, nell’arco di molti anni siamo riusciti, attraverso una complessa stratificazione normativa, a complicare la vita a tutti gli operatori (comprese le Stazioni Appaltanti) senza peraltro raggiungere l’obiettivo  più importante che è la qualità delle opere costruite.
Siamo di fronte ad un corpo normativo complicatissimo e pieno di vincoli che rende, purtroppo, le procedure complesse nell’applicazione e nei relativi controlli (se ne fanno pochissimi e spesso solo a fronte di calamità o disastri).
Ebbene, io spero che si possa trovare la volontà politica e la buona volontà delle parti in causa di rimettere in discussione l’intero impianto normativo con la logica di semplificare in modo drastico il sistema degli appalti, anche alla luce dell’obbligo dei paesi membri della UE di recepire la Direttiva Europea, recentemente pubblicata e orientata proprio verso la semplificazione.
Personalmente, poi, ritengo che oltre all’importanza di difendere le imprese industriali che fanno innovazione ed investono in impianti e know how (appunto le imprese specialistiche), sia d’obbligo nel futuro impianto normativo, difendere, in generale, il ruolo dei subappaltatori che non possono accettare di trovarsi, come troppo spesso oggi accade, in balia delle Imprese Generali che, dopo essersi aggiudicate il lavoro spesso a prezzi indecorosi cercano di far “pagare” ai subappaltatori le conseguenze di questo loro modo di operare.
Credo infine che il ruolo delle Stazioni Appaltanti (la riduzione drastica del loro numero è una cosa che mi trova assolutamente d’accordo con gli annunci del Governo Renzi) sia determinante per raggiungere obiettivi di alto profilo: mi riferisco in particolare alla necessità che esse preparino documenti di gara dettagliatissimi, si assumano la responsabilità, caso per caso, di definire le qualifiche da richiedere alle imprese ammesse alle gare e che si dotino di una DL estremamente forte e scrupolosa nel seguire la realizzazione delle opere che dovranno risultare in linea con il progetto di gara.
Solo così, al di la delle leggi, si potrà realizzare esattamente ciò che il progettista ha ideato eliminando il più possibile varianti in corso d’opera e scelte discrezionali che sono, il più delle volte, anche alla base del malaffare.
  

ASSOBETON
Costituita il 28 giugno 1956, ha al suo attivo ormai più di 50 anni di storia.
Rappresenta il comparto italiano dell’edilizia industrializzata in calcestruzzo e aderisce a Confindustria, Federbeton, Federcostruzioni e, a livello europeo, a BIBM.
Le aziende aderenti, in considerazione della varietà di tecnologie produttive, canali di vendita e mercati di assorbimento dei rispettivi prodotti, sono distinte in dieci Sezioni e un Gruppo per la trattazione dei problemi specifici dei singoli settori:
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Sezione Tubi a Bassa Pressione
Sezione Tubi per Acquedotti
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