I tempi per impugnare il permesso di costruire

Possiamo impugnare il Permesso di Costruire rilasciato al vicino di casa? Certamente si ma…. a certe condizioni o meglio, rispettando certi tempi.

Poniamo subito un punto fermo. Quando si tratta di impugnare delle opere edilizie assentite, occorre contemperare due esigenze contrapposte: da un lato, è necessario tutelare la posizione del cittadino che, avendo ottenuto un titolo edilizio, è sicuro di essere nel giusto; dall’altro, occorre tutelare la posizione del vicino di casa che potrebbe ricevere un danno dall’edificazione.

Ma, allora, è possibile che un progetto concessionato danneggi il vicino? L’amministrazione non controlla?


Occorre tener presente che l’amministrazione, nel rilasciare il permesso di costruire, effettua una serie di verifiche di natura edilizia e urbanistica che non contemplano la verifica dei diritti dei vicini (trattandosi di operazioni che sarebbero troppo onerose per l’amministrazione). Il legislatore tutela i terzi con una “riserva generica” per cui il permesso di costruire è sempre rilasciato con la clausola “fatti salvi i diritti dei terzi” (art. 11, comma 3, T.U. edilizia).

Ciò vuol dire che, ove il vicino ritenga di essere danneggiato dalla nuova costruzione, avrà l’onere di farsi avanti e contestare la realizzazione delle opere. Tale contestazione, però, andrà presentata in tempi ben precisi.

Veranda e Superbonus: ecco quando non è abusiva e si prende tutto


Leggi anche:
Gli abusi in area vincolata non sono sanabili
 

I tempi per l’impugnativa

A proposito dei tempi, potremmo affermare che il permesso di costruire rilasciato al vicino possa essere impugnato entro 60 giorni. Come dicevamo, occorre tutelare la posizione del titolare del permesso in quanto il ritardo nella impugnazione si risolverebbe in un danno aggiuntivo connesso all’ulteriore avanzamento dei lavori che potrebbero essere dichiarati illegittimi (TAR Bari, Sez. III, sent. 3 ottobre 2016 n. 1172; Cons. Stato, Sez. IV, sent. 28 ottobre 2015, n. 4909; Cons. Stato, Sez. IV, sent. 10 giugno 2014, n. 2959).

Il problema, a questo punto, è stabilire quale sia il punto di partenza, ovvero la data da cui far decorrere il termine per l’impugnazione.

Purtroppo, non è possibile dettare una regola generale, ma è necessario esaminare il caso concreto in quanto il termine per l’impugnativa viene fissato in funzione dell'oggetto della contestazione (Cons. Stato, Sez. IV, sent. 4 dicembre 2017, n. 5675; Cons. Stato, Sez. IV, sent. 25 luglio 2016 n. 3319).

 

Area inedificabile

Nel caso in cui il manufatto venga realizzato in area totalmente inedificabile, il termine per impugnare il titolo edilizio decorre dalla data di inizio della cantierizzazione.

Con l’apprestamento del cantiere, infatti, i terzi prendono atto che qualcuno darà inizio a dei lavori che si presumono illegittimi (Cons. Stato, Sez. V, sentenza 2 ottobre 2014 n. 4901). Quindi, bisogna darsi da fare ed intervenire il prima possibile.

 


ilsoleonline-e-ingenio-box-orizzontale-500.jpg

Le norme cambiano in continuazione, le indicazioni non sono sempre chiare, le sentenze spesso si sovrappongo ... e questo comporta l'esigenza di un aggiornamento tecnico per i professionisti sempre più, specialistico e, soprattutto, affidabile. GRUPPO 24 ORE e Ingenio hanno sviluppato una partnership per essere ancora più vicini a queste esigenze. Grazie alla collaborazione su Ingenio troverete una serie di news, approfondimenti tecnici, strumenti e soluzioni specifiche per chi svolge la professione tecniche e ha bisogno di un aggiornamento affidabile. A questo LINK la pagina dedicata a questa collaborazione, con il sommario degli articoli pubblicati.

All'interno di questa collaborazione una serie di articoli sul tema del PERMESSO DI COSTRUIRE, con l'obiettivo di sciogliere alcuni dubbi più frequenti a cura di Donato Palombella.


Violazione delle distanze

Nel caso in cui il vicino contesti la violazione delle distanze o la consistenza del manufatto, il termine per proporre il ricorso decorre dalla data in cui si percepisca le “lesività” dei lavori. Occorre mettere in conto che, a volte, è possibile percepire la “lesività” delle opere sono quando queste hanno raggiunto una certa consistenza. Un esempio chiarirà il concetto.

Poniamo che il vicino stia edificando un fabbricato. Se i balconi del nuovo fabbricato violano le distanze o costituiscono una servitù di affaccio per introspezione, sarà possibile percepire la lesione del proprio diritto solo quando saranno stati realizzati i balconi.

 

Necessario apprezzare la lesività

Spesso, per valutare l’esistenza di una violazione ai propri diritti è necessario attendere che l’opera sia portata a termine o, per lo meno, che abbia raggiunto uno stato di avanzamento tale da rendere percepibile la lesione del proprio diritto (TAR Lazio Latina, Sez. I, 29 luglio 2008, n. 972; TAR Campania Salerno, Sez. II, 19 luglio 2007, n. 860; TAR Campania Napoli, Sez. IV, 18 marzo 2003 n. 2637; Consiglio di Stato, Sez. IV, 26 aprile 2006, n. 2295).

In questo caso il termine per impugnare il PdC rilasciato al vicino decorre dalla data in cui si rende palese ed oggettivamente apprezzabile la lesione del bene della vita protetto, la qual cosa si verifica quando sia percepibile la concreta entità del manufatto e la sua incidenza effettiva sulla propria posizione giuridica (TAR Lombardia, Sez. II, 19 marzo 2014 n. 714; TAR Lombardia, Sez. II, 13 febbraio 2014, n. 446; Cons. Stato, Sez. IV, 5 gennaio 2011, n. 18; Cons. Stato, Sez. VI, 10 dicembre 2010, n. 8705; Cons. Stato, Sez. V, 18 settembre 1998, n. 1310; 30 marzo 1998 n. 381 e 14 gennaio 1991, n. 11; Sez. VI, 10 giugno 2003, n 3265; Sez. VI, 14 marzo 2002, n. 1533; Cons. Stato, Sez. V, 3 marzo 2004, n. 1022; TAR Napoli, Campania, Sez. VII, 22 febbraio 2012, n. 885; TAR Perugia, Umbria, Sez. I, 2 febbraio 2012, n. 34).

I servizi del gruppo 24 ore per i professionisti

La "piena conoscenza"

Secondo la giurisprudenza (Cons. Stato, Sez. IV, n. 5675/2017; Sez. IV, n. 5654/2017) la “piena conoscenza” non deve essere intesa quale “conoscenza piena ed integrale” essendo sufficiente la percezione dell’esistenza di un titolo edilizio lesivo della propria sfera giuridica, in modo da rendere riconoscibile l’attualità dell’interesse ad agire contro di esso.

In altre parole, secondo il giudice amministrativo, si intende per “piena conoscenza”, la consapevolezza dell’esistenza del provvedimento e della sua lesività.

Tale consapevolezza determina la sussistenza di una condizione dell’azione, l’interesse al ricorso, mentre la conoscenza “integrale” del provvedimento (o di altri atti del procedimento) influisce sul contenuto del ricorso e sulla concreta definizione delle ragioni di impugnazione.


I servizi di Smart 24 TEC

Per approfondire:

Nella piattaforma Smart 24 Tecnici: “Le ultime pronunce in materia di edilizia e urbanistica”.

Lo speciale:

PERMESSO DI COSTRUIRE

Chi si ritiene danneggiato da un intervento edilizio può impugnare il permesso di costruire che lo ha autorizzato. Quando possiamo impugnare un titolo abilitativo edilizio e quali sono i tempi?

A cura di Donato Palombella

 

Piano Editoriale dello Speciale