Quando possiamo impugnare il permesso di costruire?

Una impresa di costruzioni inizia un lavoro di demolizione e totale ricostruzione.

Probabilmente, facendo affidamento sui bonus fiscali, ha deciso di sfidare la crisi immobiliare scatenata dalla pandemia in atto.

A quanto pare, però, ha fatto i conti senza l’oste che prende le forme del classico vicino di casa “spigoloso”.

Vediamo cosa è successo.


I titoli edilizi

L’impresa, previo parere del responsabile del procedimento, ritira un primo permesso di costruire per l’abbattimento e ricostruzione con aumento di unità abitative. Come da copione, in corso d’opera presenta una variante al permesso di costruire originario.

A quanto pare i lavori non trovano il favore del vicino di casa che impugna i titoli edilizi ritenuti, però, del tutto legittimi dall’amministrazione.

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I tempi per l’impugnativa

La controversia prende corpo presso la seconda sezione del Tar Napoli, sentenza n. 19 del 3 gennaio 2022, che concentra la propria attenzione sui tempi per l’impugnativa dei titoli edilizi.

Il giudice partenopeo focalizza la propria attenzione su una serie di dati inconfutabili.

  • il 3 ottobre 2019 la società aveva presentato la prescritta comunicazione di inizio lavori;
  • il 2 ottobre 2019 in cantiere era stato esposto il classico “cartello di cantiere” che riportava alcuni dati ovvero: estremi del permesso di costruire (PdC n. 229/2017 del 24/ settembre 2019), tipologia dei lavori assentiti (realizzazione di un compendio immobiliare ad uso residenziale), riproduzione grafica dell’erigendo fabbricato in tutta la sua definitiva consistenza planovolumetrica.

Fissati questi paletti, il Tar campano ritiene che il ricorso non possa essere accolto in quanto proposto tardivamente.


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Il ricorso è tardivo?

Ma perché il ricorso sarebbe tardivo? Il Tar sottolinea il notevole lasso di tempo intercorso tra l’inizio dei lavori (coincidente con la data della comunicazione al comune e con l’avvio del cantiere, fissato il 2-3 ottobre 2019) e la presentazione del ricorso (2 novembre 2020).

Secondo l’interpretazione del giudice, i vicini avevano avuto piena conoscenza dei lavori con l’avvio del cantiere e avevano avuto tutto il tempo per far valere le proprie eventuali ragioni.

 

I tempi tengono conto della pandemia

Il caso in esame ci costringe a fare dimestichezza col calcolo dei tempi.

La difficoltà è data dalla necessità di computare le sospensioni imposte dalla crisi pandemica.

Secondo il Tar, il titolo edilizio avrebbe dovuto essere impugnato entro 60 giorni (artt. 29 e 41 c.p.a.) ma occorre tener conto delle sospensioni intervenuti pari a ben 57 giorni (dall’8 marzo 2020 al 3 maggio 2020) ex artt. 84, comma 1, D.L.  18/2020 (convertito nella legge 27/2020) e 36, comma 3, D.L. 23/2020 (convertito nella legge 40/2020).

Anche computando la sospensione, i termini sarebbero abbondantemente decorsi.


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All'interno di questa collaborazione una serie di articoli sul tema del PERMESSO DI COSTRUIRE, con l'obiettivo di sciogliere alcuni dubbi più frequenti a cura di Donato Palombella.


Il problema della “conoscenza piena”

Secondo la giurisprudenza amministrativa, il termine per l’impugnativa del titolo edilizio decorre dalla data di “conoscenza piena”. Ma cosa vuol dire?

Il terzo (ovvero il vicino di casa) acquisisce la “piena conoscenza” del titolo (o meglio, del manufatto da realizzare) nel momento in cui riesce a percepirne la lesività (Cons. Stato, sez. II, 26 giugno 2019, n. 4390; Cons. Stato, Sez. IV, 23 maggio 2018, n. 3075; nonché id. 22 gennaio 2019, n. 534).

Ma allora, ci si chiede, quando la “lesività dell’intervento” diviene percepibile? In questo caso non è possibile dare una regola generale in quanto occorre esaminare il caso concreto. Se, per esempio, siamo in area totalmente inedificabile, già l’inizio della cantierizzazione fa accendere il campanello di allarme (Cons. Stato, Sez. IV, n. 3875 del 2018; id. nn. 3067 e 5754 del 2017; Sez. VI, n. 4830 del 2017, A.P. n. 15 del 2011).

Il vicino di casa, poi, potrà avere una percezione diversa rispetto a chi si trova lontano in quanto potrà seguire i lavori con maggior attenzione, giorno per giorno, e potrà rendersi conto del loro avanzamento e della possibile lesività per i propri diritti.

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Il caso in esame

Nel caso in esame le lamentele vengono dal vicino di casa, proprietario dell’immobile adiacente al cantiere. In tale condizione, occorre presumere che il dirimpettaio, anche esaminando il rendering del fabbricato, ha avuto immediata percezione dei lavori in atto e del possibile impatto sui propri diritti.

Di conseguenza, avrebbe potuto esercitare immediatamente il diritto di accesso agli atti e valutare l’effettiva consistenza delle opere e la loro materiale lesività.

Il giudice campano sottolinea un ulteriore elemento: occorre salvaguardare la posizione del titolare del permesso di costruire che non può “rimanere sulla corda” a tempo indeterminato col dubbio che qualcuno impugni un titolo edilizio che considera del tutto valido ed efficace e che ha superato il vaglio dell’amministrazione.


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Per approfondire:

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Lo speciale:

PERMESSO DI COSTRUIRE

Chi si ritiene danneggiato da un intervento edilizio può impugnare il permesso di costruire che lo ha autorizzato. Quando possiamo impugnare un titolo abilitativo edilizio e quali sono i tempi?

A cura di Donato Palombella

 

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