Solar Decathlon 2014: attraverso la sinergia casa-utente, il progetto RhOME declina l’efficienza energetica

Il modello urbano proposto negli ultimi anni è sempre più incentrato sulle grandi metropoli. Si stima che ogni settimana siano ben 1,3 milioni di persone a migrare verso le città per migliorare la qualità della vita. Al punto che ci sono al mondo 25 “megacittà”, enormi agglomerati urbani con più di 10 milioni di abitanti e, secondo la UN Population Division, ed il World Economic Forum, nel 2025 ce ne saranno addirittura 35 con una popolazione raddoppiata.
Questi dati prefigurano uno scenario in cui, tra 15 anni, circa due miliardi di persone, un quarto della popolazione globale, abiteranno nelle 600 maggiori città del mondo che daranno alloggio a 735 milioni i famiglie arrivando ad un consumo dell’80% del fabbisogno energetico globale. Sono alcuni dati dello studio del McKinsey Global Institute («Urban world: mapping the economic power city»), che traccia la crescita economica e l'evoluzione demografica in duemila città del mondo, di cui 23 italiane, dal 2007 al 2025. Dunque un mondo sempre più urbanizzato, con la popolazione urbana che cresce di 65 milioni di persone all'anno.
Pur collegate alle reti globali e sedi del potere mondiale, queste città diventano allo stesso tempo contenitori di una vasta fascia di popolazione a margine che, considerata elemento di disturbo sociale, abita in contesti poco comfortevoli.
In un rapporto del Censis ad esempio Roma, con riferimento al 2025, è stata descritta come una città con più anziani e più immigrati che sperano in condizioni di vita migliori per i loro figli. Dunque l’area romana si attesta come quella con la maggiore presenza di persone straniere in aumento anche in quanto attrattiva di nuovi flussi così come è emerso dai dati del Nono Rapporto dell’Osservatorio Romano sulle Migrazioni in occasione del provvedimento di emersione di settembre-Ottobre 2012 (13.815 domande in provincia di Roma su un totale di 134.576 in Italia).
Conseguenza importante di ciò, in evidenza sia nei paesi emergenti che in quelli industrializzati, è rappresentata proprio dalla presenza consistente di una popolazione ai margini della società che abita contesti abusivi perché non possiede una casa. A questo si aggiunge anche una “migrazione” di grandi masse di popolazione che pongono l’accento su una richiesta abitativa concentrata nelle grandi città e che, non trovando una rapida e concreta risposta, danno il via allo sviluppo di insediamenti precari.
È altresì noto come, le utenze da social housing o da edilizia convenzionata, prevedano anche nuclei familiari a basso reddito, mono-parentali, giovani coppie, anziani in condizioni economiche svantaggiate, studenti fuori sede, famiglie con portatori di handicap a carico: tutte categorie svantaggiate cui è destinata l’offerta di alloggi sociali.
Con queste premesse, a fronte dei dati preoccupanti sui consumi energetici del settore edilizio (fig.1),


fig.1 – percentuale consumi energetici in Europa

ci si chiede quale modello di risposta abitativa ipotizzare per questa fascia della popolazione, adatto a rispondere in tempi brevi all’emergenza di grandi movimenti di persone, adatto ad accogliere nuclei familiari piccoli, adatto a produrre edifici a basso costo ma allo stesso tempo efficienti dal punto di vista energetico, e che si basi su principi di essenzialità per rappresentare una risposta per tutti e non solo per le fasce più abbienti della società.
Proprio in questo quadro, e in risposta a questi interrogativi, si colloca il tema della competizione internazionale del Solar Decathlon che, a partire dall’edizione 2014, si affranca dal modulo di casa unifamiliare, chiedendo ai team in gara lo sforzo di confrontarsi col tema urbano. Viene richiesto di progettare un modulo-cellula aggregabile (fig.2), ed inseribile nel costruito dove, le squadre coinvolte, sono chiamate a risolvere le esigenze abitative dei Paesi di provenienza cercando di unire gli aspetti sociali (case a basso costo e accessibili a tutti) a quelli di efficienza energetica (case che devono produrre meno di quello che consumano), e a quelli della riduzione di produzione energetica a vantaggio dell’efficienza (limite sui Kw di picco per la produzione energetica).

fig.2 – cellula scelta da portare a Versailles in competizione

Dopo il podio ed i numerosi premi ottenuti nel 2012, con il progetto “MED in Italy”, l’unico team italiano ammesso alla competizione del Solar Decathlon Europe 2014, è il team RhOME interamente composto da un gruppo di studenti e docenti provenienti dal Dipartimento di Architettura, Ingegneria ed Economia dell’Università di Roma Tre, che gareggerà a Versailles nel prossimo Luglio con il progetto “RhOME for denCity” (fig.3).

fig.3 – render del prototipo in competizione a Versailles

La tendenza dello sviluppo urbanistico recente, ha evidenziato un consumo smisurato di suolo. Per tale ragione, le contromisure urbanistiche, già prese da alcuni Comuni, favoriscono il recupero dei vuoti urbani e delle aree degradate e dismesse, e la densificazione della città attraverso uno sviluppo urbano verticale ed il divieto di nuove edificazioni all’esterno di aree perimetrate.