Riqualificare il patrimonio edilizio ricostruendo l’esistente, a consumo del suolo nullo

L’analisi effettuata da ANDIL, nell’ottica di uno sfruttamento più razionale e sostenibile del suolo, delinea le opportunità offerte dalla ricostruzione dell’esistente per una efficace e migliore riqualificazione del patrimonio edilizio in termini strutturali, energetici e sociali

Un vecchio editoriale di qualche decennio fa, a cura di A. Terranova [1], faceva il punto sullo stato dell’arte ine-rente la riqualificazione delle nostre città ed oggi come allora la restituzione dello stato di fatto non può che evidenziare l’occasione che l’Italia ha in questi anni perso. Probabilmente l’inerzia del conservazionismo ha relegato, in tale ambito, il Pa-ese a fanalino di coda. A tale riguardo, si riporta l’opinione di Legambiente [2]: «se si vuole dare un futuro al settore edilizio bisogna dare risposte all’emergenza abitativa e legarla a un vasto programma di riqualificazione energetica di case, quartieri, periferie. Se si guarda agli oltre 28 milioni di alloggi esistenti nel nostro Paese, non è più eludibile avviare interventi che puntino a coniugare sicurezza statica e efficienza energetica, allargando l’opportunità di demolire e ricostruire anche agli edifici turistici e commerciali, artigianali e per servizi, lavorando sul patrimonio esistente invece di occupare nuovi ettari di suoli agricoli. Miglio-rare la qualità edilizia ed energetica attraverso la demolizione e ricostruzione di edifici e parti di città è una sfida strategica per il futuro delle città italiane anche per fermare il continuo consumo di suolo. Ma per definire una prospettiva che funzioni, rispetto a un tema così delicato e complesso, occorre cambiare regole e abitudini, mettere mano a leggi e competenze e coinvolgere tutti i livelli amministrativi in un processo trasparente».
In forte antitesi rispetto alla situazione nazionale, l’Europa è fiorita con molteplici realizzazioni di demolizione e ricostruzione (ed anche di demolizione e riconnessione del tessuto urbano), con cui potremmo riempire un folto elenco e a titolo di esempio qui ne ricordiamo solo alcune: la Stazione di Atocha a Madrid, i parchi Citroën o della Villette a Parigi, i famigerati Docks e le ristrutturazioni ferroviarie a Londra, i grandi interventi berlinesi. È indubbio che solo una coraggiosa apertura condivisa a tutto tondo dalla politica al mondo della progettazione può invertire l’attuale stallo.