SuperSismabonus 110%: improbabile cronaca di un fallimento annunciato, ma io speriamo che me la cavo

Criticità, ombre, illusioni e qualche luce sul Super Sismabonus 110%. Analisi poco ragionata e semi-seria, condita con echi politico-polemici, su una misura che per garantire una ripresa strutturale del settore dell’edilizia avrebbe dovuto essere più equa, efficace, meno costosa e distorsiva delle dinamiche di mercato. Un obiettivo giusto perseguito con metodi sbagliati e misure malgestite.


Supersismabonus 110%: brivido, terrore, raccapriccio

Parecchi lustri fa, quando avevo il tempo e la purezza mentale necessaria per leggere i fumetti, erano molti i personaggi che accompagnavano il mio tempo libero. Tuttavia, da buon  futuro e curioso ingegnere, non mi bastavano i cittadini di Paperopoli; mi ero così addentrato nel dark web dell’epoca trovando uno spassosissimo giornalino horror trash: Cattivik, il genio nero del male. 

L’improbabile protagonista era un ladro in calzamaglia nera dall'aspetto grottesco impegnato in complessi piani criminosi che non sortivano mai l'effetto voluto e, secondo la definizione dello stesso autore (Bonvi), altro non era che “una macchia d'inchiostro: poco importa cosa sia esattamente, l'importante è che sporchi molto”. Nella copertina della pubblicazione il sottotitolo, sempre presente, era particolarmente eloquente: “Cattivik: Brivido, Terrore, Raccapriccio”.

Ecco, questo è l’esatto stato d’animo che mi coglie quando l’ignaro quanto sfortunato cliente mi chiede di “fargli il Sismabonus … ma quello Super”. 

Solitamente, per i motivi che poi dirò, la mia prima reazione è quella di scoraggiare il cliente dicendogli che mi piacerebbe molto svolgere lo stimolante incarico ma, vuoi per gli impegni lavorativi pregressi, vuoi per la “difficoltà” dei calcoli, vuoi per la complessità “evolvente” delle norme in materia, sono costretto a rinunciare.

Però, non sempre il cliente, molla l’osso facilmente; egli è soggiogato dagli accattivanti slogan del governo di allora che hanno dato agli Italiani l’illusione di poter ottenere qualsiasi lavoro di ristrutturazione gratis, e che lo Stato avrebbe regalato perfino qualcosa in più! 

Passo, allora, ad elencare tutte le infide problematiche, che prima di accettare l’incarico mi ripasso mentalmente, nelle quali il cliente stesso potrebbe facilmente trovarsi coinvolto. 

Prima, però, corre l’obbligo di denunziare l’inaccettabile disparità di trattamento che alcuni sfortunati cittadini della Repubblica sono, loro malgrado, costretti a subire per il solo fatto di avere il proprio caseggiato piazzato in alcune sventurate aree del Bel Paese.

 

Liberté, Égalité, Fraternité: l’angosciante caso della zona 4

Ormai da tempo sappiamo che tutto il territorio nazionale è da considerarsi, per Legge o per DISgrazia ricevuta, a rischio sismico e, sappiamo anche, che solo in una limitata porzione di questo territorio gli indigeni possono dormire sonni sufficientemente tranquilli o, comunque, non mettere il terremoto in cima alla piramide delle loro preoccupazioni giornaliere.

Come avrete capito parliamo della sventurata zona 4. 

Sventurata perché?

Sostanzialmente per due ordini di ragioni.

Primamente il fatto di vivere in una zona in cui il precetto normativo dice che pur essendo possibili scosse lievi e sporadiche queste hanno una bassa possibilità di arrecare danni. E’ evidente che se il legislatore dice di star tranquilli la maggior parte delle persone quieta rimane.

D’altro canto, il terremoto dell’Emilia ha dato prova che non è proprio così. Delle due l’una: o Poseidone non era stato informato della bassa sismicità della zona oppure anche siti ritenuti a “telluricità” trascurabile possono essere oggetto di scuotimenti importanti.

Ma come percepisce il paesano di IV categoria l’incognita terremoto? La sensazione intuitiva di rischio sismico che egli ha è di qualcosa che lo pervade e circonda ma che quando cerca di fissarlo in qualche schema formale si accorge di non averlo catturato tutto. 

È come tentare di inscatolare la nebbia.

Mi chiedo, allora, continuando a perseguire questi limitati presupposti, quando il pericolo sismico comincerà a essere affrontato con serietà e lungimiranza?  Quando la sua gestione diventerà un automatismo come l’inserimento del vaso del gabinetto nel locale bagno? 

L’altro motivo per cui è poco consigliabile dimorare in zona 4 è molto meno filosofico.

Come noto, nel nostro ordinamento vi è una ricca panoplia di interventi legislativi diretti a stimolare gli investimenti in campo edilizio, orientandoli – in aderenza agli schemi dell’extrafiscalità della normativa tributaria e della finanza funzionale - verso obiettivi positivi e meritevoli del massimo riguardo, come la valorizzazione del patrimonio edilizio, il risparmio energetico e la salvaguardia dell’ambiente.

Questo quadro è stato profondamente ridisegnato a seguito dell’emergenza sociale ed economica scaturita dalla pandemia e delle connesse esigenze di sostegno dell’economia e di stimolo degli investimenti.

Criticità, ombre, illusioni e qualche luce sul Super Sismabonus 110%. Il punto di vista di un progettista

 

Ad occupare il centro del nuovo “quadro” di sostegni all’edilizia è stata posta, con il Decreto Rilancio, una inedita e più potente figura: il superbonus, che ha elevato al 110% l’aliquota di detrazione delle spese sostenute per specifici interventi anche in ambito di efficientamento antisismico.

Peccato però che, in barba all’uguaglianza sancita dal dettato costituzionale, gli edifici ricadenti nelle zone 4, non possono usufruire del bonus per interventi sulle parti strutturali. 

Un’esclusione che, sotto l’aspetto scientifico, è sconcertante. 

Anzitutto occorre dire che la divisione in zone sismiche viene fatta rispetto ai confini amministrativi dei comuni: chi convincerà il sisma che avesse da generarsi a ridosso del confine di un comune in Zona 3 che non deve propagarsi negli edifici del comune limitrofo che ricade in zona 4 altrimenti infrange la Legge?

Ma la domanda più importante è: chi ha detto che un sisma in Zona 4 abbia necessariamente un'intensità inferiore al sisma delle altre zone?

Fare riferimento alla sola intensità sismica è limitativo, perché nelle valutazioni del legislatore dovrebbero entrare in gioco anche altri parametri quali la vulnerabilità degli edifici ma soprattutto l'influenza del suolo. Infatti, le amplificazioni locali del suolo, già conosciute e contemplate nella normativa tecnica, possono essere tali da indurre anche in zona 4 azioni sismiche più forti che nelle aree classificate a maggior rischio.

Terminalmente, questa limitazione non ha giustificazione neppure dal punto di vista normativo. Infatti, nei casi di applicazione del Supersismabonus, non richiede il miglioramento di due classi sismiche, pertanto può essere richiesto per affrontare le spese anche di un semplice rinforzo strutturale. A questo punto è evidente il paradosso per cui un rinforzo strutturale è ammesso alle agevolazioni se l'edificio si trova in Zona sismica 1, 2 o 3, ma non lo è se si trova in Zona 4.

 

Il supersismabonuscalifragichespiralidoso e la polvere in casa

Chiariti i motivi della malasorte di “tenere casa” in zona 4, proviamo a fare qualche cogitazione sul famigerato Supersismabonus 110%.

Come avrete intuito, chi scrive, generalmente sospettoso già di suo sulle cose “super”, è fortemente infastidito dal Bonus 110. 

Le motivazioni sono molto semplici. 

Mentre con il Sismabonus tradizionale è necessario, quantomeno, fare un miglioramento strutturale dell’edificio che porti al salto (in meglio) di almeno una classe di rischio sismico, ora con il Super, sono consentiti anche quelli che, nelle normative tecniche, sono chiamati riparazioni e interventi locali. 

Sempre che, a voler pensar male, non si voglia comprendere, tra questi, anche gli interventi di stucco e pittura. 

Certo!!! 

Perché con il Decreto Rilancio il Legislatore ha innalzato l’importo della detrazione al 110%, senza tener conto però della premialità legata alla classificazione sismica dell’edificio. Il Super, infatti, porta in detrazione al 110% tutti gli interventi ammessi nel Sismabonus e al buon caro Bonus Ristrutturazione; in pratica, non è più necessario fare il miglioramento sismico del proprio edificio, attestando il salto di classe, ma qualsiasi tipo di intervento va al 110%. 

Dal punto di vista della prevenzione e della sicurezza è un clamoroso passo indietro. 

Si viene, infatti, a perdere l’aspetto della premialità legata alla classificazione sismica dell’edificio propria del “vecchio sismabonus”: più migliori la tua casa e più io, Stato, ti premio. 

Come detto, il Super è nato per far fronte alla crisi amplificata dalla pandemia e per rilanciare l’edilizia e quindi si è scelto di favorirlo, sacrificando l’aspetto della premialità. E’, senz’altro, di grande importanza la ricaduta sul lavoro: in questa fase di emergenza il poter aprire nuovi cantieri darà respiro a tutto il settore. Inoltre, visto che i benefici sono per gli interventi di ristrutturazione e riqualificazione, si interverrà sul patrimonio esistente, riqualificandolo, senza consumo di altro suolo vergine.

E’, però, un concetto sbagliato perché perdere la possibilità di classificazione non permette ai privati di conoscere lo “stato di salute” del proprio edificio e soprattutto lo Stato non ha la possibilità di mettere in atto una pianificazione fondamentale per ideare una strategia di riduzione del rischio su larga scala. È anche vero che, almeno teoricamente, una volta che intervieni strutturalmente, lo fai per ripristinare una serie di carenze, ma viene a mancare la premialità prevista dal Sismabonus: più migliori e più ti agevolo.

Sostanzialmente ciascuno è libero di scegliere il proprio rischio; con il Sismabonus al 110, invece, non hai nessun incentivo per migliorare la tua situazione, perché ci si può fermare a un livello estremamente basso, il minimo sindacale, e prendi comunque il 110%. 

Si perde, quindi, lo stimolo a puntare a soluzioni migliori. 

A questo punto, però, la domanda è lecita: ma il professionista che cura il progetto di un edificio non punta sempre all’intervento più efficace? 

Io auspico che sia così ed essendo un inguaribile sentimentale immagino sia la prassi. In realtà, uno dei principali scogli del Super è che molte volte gli interventi strutturali sono invasivi. L’inquilino tipo potrebbe dire: “Caro Stato, puoi mettere a disposizione tutte le agevolazioni importanti che vuoi, ma se poi devo stare fuori di casa un mese e quando torno mi hai devastato la cucina nuova…”.

E’ questo uno degli scogli principali: i lavori che dovranno essere fatti imporranno, di norma, anche dei sacrifici logistici non da poco, come, appunto, dover uscire di casa per qualche tempo. Nell’immediatezza di un dopo sisma devastante sicuramente tutti sarebbero disposti a questi sacrifici, ma quanti lo faranno, per esempio adesso, che nel paese la percezione del rischio sismico è ridiscesa al livello di pensione minima?

Ricordo di aver letto qualche anno fa, proprio su Ingenio, il racconto di un collega  che era stato interpellato, dopo il sisma del 24 agosto 2016, da una signora interessata ad un intervento di prevenzione nella sua casa. Passato qualche mese da quell’evento è mutata la percezione del rischio e quella signora ha abbandonato l’idea di fare prevenzione, “… preoccupata per la polvere che avrebbero fatto i lavori…”.

È chiaro che, polvere a parte, riuscire a intervenire in maniera più limitata, senza andare all’interno è auspicabile, ma purtroppo nella maggior parte dei casi, per quanto riguarda le strutture, è molto difficile. E’ vero che in questo senso si sono attivate iniziative intese a proporre interventi solo esterni all’edificio o comunque tali da richiedere un allontanamento dalle abitazioni per periodi di tempo molto contenuti. Per alcuni casi forse potranno funzionare, ma è difficile pensare che tali soluzioni possano avere validità generale.

Questo è il motivo per cui tutti parlano di Ecobonus e di efficientamento energetico e poco di miglioramento sismico anche se, al contrario degli Eco non sono reperibili dati ufficiali sulla spesa per Sismabonus.

Tuttavia il Consiglio Nazionale Ingegneri recentemente ha elaborato delle stime approssimative sulla base di dati pubblicati dalla Agenzia delle Entrate a settembre 2021 sulle sole spese per sismabonus con cessione del credito.

Si stima che, nel 2021, la spesa per Sismabonus 110% possa aver raggiunto i 2 miliardi di euro a fronte dei 16 miliardi utilizzati per l’Ecobonus.

Le statistiche la dicono tutta: un conto è sostituire degli infissi, inserire un termocappotto o tinteggiare una facciata, un discorso diverso è intervenire strutturalmente. 

Alla gente, io per primo, non piace avere disagi.

 

Fenomenologia delle tentazioni

Il lettore attento avrà rilevato (e, forse, storto il naso) che nel paragrafo precedente ho toccato, mio malgrado, un delicato tasto deontologico.

Il sottoscritto, gastronomicamente parlando, si sente molto vicino al britannico che sosteneva di saper resistere a tutto ma non alle tentazioni; in campo professionale, però, sono bastevolmente più ligio.

Nell’esperienza lavorativa diretta vissuta in questo complicato periodo (al quale mancava solo il Risiko di Vladimiro) mi sembra di aver percepito che, nel comune pensiero di molti committenti, il Superbonus non è un incentivo fiscale volto a migliorare il patrimonio immobiliare attraverso la riqualificazione energetica, strutturale ed architettonica bensì il mezzo per non spendere nulla e far un qualcosa sulla casa in un modo o in un altro.

E, per il povero supersismabonus, è ancora peggio!

Sarà senz’altro a causa della mia limitatezza professionale ma, almeno nel mio Veneto, quello che finora ho visto a livello di riqualificazione sismica si può sintetizzare in un’unica casistica: il committente (privato o impresa di costruzioni) proprietario di un edificio “inriqualificabile” (leggi rudere, meglio se composto di più unità catastalmente censite così da moltiplicare gli euri del bonus), lo demolisce e ricostruisce un’altra cosa nel rispetto, però, delle norme sismiche vigenti. 

Forse non è il massimo dell’azione del riqualificare in senso stretto ma, alla fine, abbiamo ottenuto un manufatto dotato di tutti i crismi antisismici e quindi va bene così.

I problemi nascono quando la mela, invece di cadere in testa a Newton, si materializza nelle mani dell’incauto professionista che non riesce a resistere alla tentazione.

Allora si materializzano una serie di soluzioni progettuali, al dir poco naif, (ri)chieste dal committente che non vuole “cacciare” soldi, il cui unico scopo è quello di far rientrare nel sismabonus 110% delle lavorazioni che, in tempi normali, potrebbero al massimo ricadere nel 50% del “bonus ristrutturazioni”.  

In questo caso, il professionista che si presta rischia molto sia di fronte alla magistratura civile che penale tuttavia, la domanda che mi pongo e che non riguarda solo chi, consapevolmente o meno, è caduto in tentazione, è: tra qualche anno, quando lo Stato si troverà indebitato fino al collo a causa (anche) dei Super benefici fiscali concessi, non farà di tutto per rientrare in possesso di quanto riterrà, a torto o a ragione, maltolto?

Non sarà che, per fare un esempio, il cavillo di aver presentato tardivamente il Modello B, diventi occasione per l’Agenzia delle Entrate di chiedere la restituzione dei soldi del beneficio eventualmente ottenuto?

Lo Stato si comporterà da galantuomo quando si accorgerà che il Super costerà molto più del previsto visto che – osserva l’Ufficio parlamentare di bilancio – il conto per lo Stato è oggi superiore di più di 400 milioni a ciò che avrebbe dovuto essere a fine 2021?

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