Aumenti costi energia, scarsità prodotti di processo: cosa fare per non fermare l'industria del cemento

Il gas costa sempre di più. Il carbone anche. L'idrogeno è anccora un'utopia. C'è scarsità di prodotti fondamentali nei processi di produzione del cemento. Nell'intervista con Antonio Buzzi cerchiamo di comprendere quanto pesano questi aumenti e quali soluzioni si potrebbero adottare.

Quanto pesa l'aumento dell'Energia sull'industria del cemento

Andrea Dari

Caro Antonio, su INGENIO abbiamo da tempo evidenziato un problema relativo all’aumento dei costi di energia. Ne abbiamo più volte ragionato anche insieme (Produrre cemento in Italia: costa di più di Germania, America, Nordafrica). Oggi si parla, ovviamente, di un aumento di costi del gas. Di che intensità stiamo parlando negli ultimi mesi e che accelerazione c’è stata con la guerra? 

Antonio Buzzi

L’intensità dell’aumento del prezzo del gas, inteso come semplice materia prima, è facilmente riscontrabile dall’andamento dei prezzi di mercato puntuali, verificabili online.

L’anno 2021 ha visto incrementarsi il valore del prezzo del gas per tutto il secondo semestre, da meno di 20€/MWh, fino a segnare valori medi intorno ai 60€/MWh nell’ultimo trimestre dell’anno, con punte a 90-95€/MWh nel corso di dicembre. Nei giorni scorsi, a seguito del conflitto ucraino, abbiamo visto prezzi superiori ai 200€/MWh, mentre in questi giorni siamo intorno a 130€/MWh e i prezzi dei contratti forward per l’anno in corso sono tutti intorno a questo valore.

Siamo a tutti gli effetti in una economia di guerra.

 

Aumenti costi energia, scarsità prodotti di processo: cosa fare per non fermare l'industria del cemento

 

Anche il carbone ha i prezzi alle stelle

Andrea Dari

E’ un problema che si è verificato solo per il Gas o anche per le altre fonti energetiche. Per esempio oggi si parla di ritorno al carbone. Che andamento stanno avendo i prezzi della Pet Coke ? e si possono fare switch rapidi nei forni di produzione ?

Antonio Buzzi

Ovviamente tutte le commodities energetiche sono in forte tensione. Il costo del gas si riflette su quello dell’energia elettrica, la quale a sua volta ha raggiunto valori decuplicati rispetto all’inizio del 2021. Stiamo parlando in questi giorni di prezzi superiori ai 300eur/MWh, con punte giornaliere anche di 4-500eur/MWh, con impatti sui costi di produzione letteralmente devastanti.

Il “ritorno al carbone” è oggi inteso solo per le produzioni elettriche, rispetto all’impiego del gas, ma anch’esso ha subìto dei rialzi di alcune volte superiori ai prezzi di 12-18 mesi fa. 

Il pet-coke invece è il combustibile principale impiegato per la produzione del cemento e il suo indicatore di riferimento, cosiddetto “pace”, è triplicato rispetto ai valori medi storici.

Switch rapidi tra gas e carbone, nei forni da cemento, non sono istantanei, a meno di essere tecnicamente predisposti con bruciatori e assetti produttivi adeguati, oltre che di disponibilità - oggi certamente scarsa per quanto riguarda il gas - del combustibile che si andasse a selezionare. In ogni caso, l’uso del gas, oggi non sarebbe percorribile per via dei costi. L’unica vera soluzione, non solo di questo periodo, ma di medio-lungo termine è quella di ricorrere massicciamente ai combustibili solidi secondari. E’ una risorsa disponibile in poco tempo ed un servizio alla collettività.

 

Andrea Dari

Questi aumenti stanno avvenendo in modo uniforme in tutti i Paesi occidentali o variano di Paese in Paese?

Antonio Buzzi

Direi che le economie europee occidentali sono tutte colpite in modo similare da queste dinamiche di crisi energetica e dalla guerra, seppure con certe differenze dovute agli assetti delle produzioni energetiche locali. Ciascun Paese ha poi reagito con azioni differenziate per tentare di calmierare almeno in parte il disagio. In Italia le misure adottate fino ad ora sono purtroppo largamente insufficienti, direi un mero palliativo. Tuttavia di fronte a effetti moltiplicativi dei costi energetici è difficile adottare misure sufficientemente appropriate.

 

CSS: l'unica soluzione applicabile al momento per ridurre i costi del cemento

Andrea Dari

L’uso dei CSS potrebbe ridurre questo impatto ? le cementerie operanti in Italia sarebbero in grado di utilizzare da subito i CSS?

Antonio Buzzi

Come commentavo in precedenza i CSS possono ridurre questo impatto, almeno quello relativo ai costi di energia termica e dei combustibili fossili che si andrebbero a sostituire. Il beneficio economico sarebbe significativo. Le cementerie già predisposte potrebbero impiegarli da subito, altre avrebbero bisogno di adeguamenti impiantistici che richiedono alcuni mesi per essere operativi. Tuttavia lo scoglio principale è ancora quello autorizzativo, con situazioni incagliate e diffusa sindrome nimby, nonostante le recenti disposizioni normative (cfr.DL Semplificazioni) dovrebbero agevolarne l’impiego. Alcune autorità competenti tuttavia stanno ancora approcciando la materia alla vecchia maniera, richiedendo supplementi autorizzativi, anziché delle modifiche non sostanziali.

In generale gli impianti italiani sarebbero in grado di assorbire almeno 1Mton di CSS, a fronte delle attuali ca.300mila ton impiegate.

 

 

Andrea Dari

L’idrogeno quando diventerà una soluzione reale e concreta ?

Antonio Buzzi

Ci vorranno ancora molti anni, probabilmente più di un decennio. Non è pensabile e non sarebbe onesto, in questo momento storico, illudere i cittadini e le industrie di una soluzione disponibile “dietro l’angolo”.

 

Energia: un problema complesso con molte ricadute negative

Andrea Dari

Questi aumenti riguardano ovviamente tutte le industrie energivore, alcune forniscono prodotti anche alle cementerie. Penso a Yara che ha interrotto di recente la produzione italiana e produce Urea e ammoniaca. Che effetti potrebbero avere sui costi di produzione del cemento ?

Antonio Buzzi

Alcune materie prime, come quelle che citi, servono ad abbattere alcune emissioni (es.NOx), mentre altre a rendere conforme il prodotto cemento alla normativa di prodotto. Bene, questi prodotti, qualora cessassero di essere disponibili ci obbligheranno a fermare le produzioni e invocare la “forza maggiore”. Solo delle deroghe concesse dai Ministeri potrebbero scongiurare questa eventualità.

 

Il prezzo della CO2 ha fermato la sua corsa al rialzo, per il momento

Andrea Dari

Nel frattempo continua ad esserci anche il costo della CO2. Puoi spiegare ai nostri lettori perchè la CO2 è un costo, ovvero come funziona e quanto incide sui costi di produzione ?

Antonio Buzzi

Ne avevamo già parlato e credo si possa trovare riferimento in precedenti interviste, ma la cosa è molto semplice: ricordando che mediamente in Italia ogni tonnellata di cemento prodotta porta in dote 0,6-0,7ton di CO2 emessa, i meccanismi dell’ETS previsti dall’Europa prevedono che ogni produttore abbia a disposizione un certo numero di “diritti ad emettere” CO2, commisurati alla propria efficienza termica (e quindi emissiva) misurata rispetto a benchmark molto sfidanti, oltre che in ragione di livelli produttivi storici.

Superato il limite delle allocazioni gratuite, che subiscono riduzioni progressive di anno in anno, il produttore di cemento deve acquistare sul mercato tali diritti, quotati al pari di una azione.

Oggi i produttori sono mediamente “corti” del 15-30% di diritti rispetto ai propri fabbisogni. Tali diritti, dopo essere saliti fino a quasi 100eur/ton nelle settimane scorse, oggi quotano intorno a 80eur/ton. Ricordo che non più tardi di 2 anni fa il loro valore era intorno ai 20eur/ton e lo scorso anno quotavano a meno della metà del valore attuale. Un altro costo che dunque è più che raddoppiato negli ultimi 12 mesi.

E’ dunque facile comprendere quale sia l’impatto di tale voce per unità di cemento prodotto.

 

Quali soluzioni per non chiudere l'industria del cemento in Italia

Andrea Dari

Le soluzioni che il governo sta mettendo in atto sono in grado di compensare queste problematiche ?

Antonio Buzzi

Attualmente non sono sufficienti, non per responsabilità del Governo, ma per via dello scenario internazionale e degli effetti imprevedibili sulle dinamiche degli input energetici

 

Andrea Dari

Facciamo finta che Draghi stia leggendo questo articolo, cosa chiederesti per affrontare questa situazione ?

Antonio Buzzi

Detto che non sarei all’altezza di sostenere un confronto con il nostro Premier, gli suggerirei le seguenti cose:

  • Negoziare a livello EU un prezzo calmierato dell’energia elettrica e del gas ad un valore non superiore alla media dei prezzi del 2021, da revisionare trimestralmente e almeno fino a quando proseguisse l’attuale “economia di guerra” innescato dal conflitto ucraino.
  • Un’ordinanza d’emergenza per impegnare i produttori di cemento all’utilizzo dei CSS, in particolare dei CSS-C, così da rendere disponibili le fonti fossili per altri scopi.
  • Delle deroghe ai limiti NOx e di contenuto di CrVI nei cementi, in caso di mancanza dei prodotti idonei per contenerne i limiti

 

Conclusioni, di Andrea Dari

Sempre molto interessanti queste interviste con Antonio Buzzi, che in modo molto chiaro ci aiuta a capire le dinamiche che il settore del cemento è oggi costretto ad affrontare.

Il pericolo che abbiamo con Ingenio denunciato da molto tempo - come nell'articolo "Cemento, oltre 4 miliardi di investimenti per la sostenibilità, possiamo permetterceli ?" - è quello che presto si arrivi alla chiusura degli stabilimenti produttivi di questo materia prima fondamentale non solo per le costruzioni ma anche per il sistema economico italiano a causa da un lato dei costi insostenibili per la produzione e dall'altro della cecità delle amministrazioni pubbliche locali che continuano a bloccare l'uso degli CSS.

Di recente abbiamo intervistato Alfonso Pecoraro Scanio - ecco il video - trovando ancora quella posizione incomprensibile di chiusura all'uso dei termovalorizzatori e dei CSS nell'Industria. Ripeto, incomprensibile. 

Per capire in modo concreto il problema energia che stiamo affrontando è forse utile leggere l'intervista che abbiamo fatto a Chicco Testa "Le soluzioni alla crisi energetica: che possibilità ha l'Italia? L'intervista a Chicco Testa" che ci fa comprendere, anche lui, quanto sia utopico oggi pensare all'idrogeno.

Se non avremo il coraggio di voltare pagina con le politiche industriali del nostro Paese scopriremo, purtroppo, come già acccaduto con le mascherine, che saremo dipendenti dalla disponibilità degli altri paesi anche per prodotti più strategici. Non possiamo affrontare le battaglie per la sostenibilità con le scarpe di cartone.

Un tempo la potenza di un Paese si misurava in capacità di produrre acciaio e cemento. Un domani potremmo accorgerci che era vero.