Come dovranno essere le città dopo il COVID: intelligenti, connesse, divertenti, sostenibili

La pandemia COVID ha cambiato le abitudine, le esigenze, le modalità di interazione. Questo comporta un ripensamento dell'abitare e di come progettare edifici e città. Ecco alcune riflessioni.


Le città post-covid devono essere città intelligenti ? cosa significa ciò

21 marzo 2022. Inizia la terza primavera in era COVID. E' finita la pandemia? Se guardo le decisioni del nostro governo "sì". Se invece leggo quelle dell'Austria ritengo che sia appropriato un "forse". Ascoltando le notizia dalla Cina e che parlano di porti di nuovo chiusi e lock down serrato direi proprio di "no".

In ogni caso posso dire che fine o non fine il COVID mi ha profondamente cambiato, così come molti di noi, e di conseguenza ha costretto un po' tutti a ripensare le tematiche inerenti il nostro settore delle costruzioni, in particolare riguardanti l'abitare, quindi la conformazione e organizzazione delle città, la progettazione degli edifici, la scelta delle infrastrutture.

Ne abbiamo parlato più volte anche con INGENIO, anche in uno studio svolto per "Federcostruzioni" (Confortevole, sicuro, sostenibile, economico e connesso: le esigenze del nuovo abitare ai tempi del Covid).

 

Le prime reazioni: case più connesse collocate ovunque ma non in città

Ricordo le prime reazioni dopo alcuni mesi di isolamento e restrizioni. Riscoperta dei borghi a misura d'uomo, valorizzazione dello smart working, consapevolezza che le case devono essere più grandi - per consentire di poter vivere in modo meno soffocante - balconi e terrazze per respirare senza rischi di contagio. Insomma la parola d'ordine era: basta città.

Di certo, nei primi mesi della pandemia di Covid, quando così tanti di noi sono passati al lavoro da casa, il cosiddetto smart working, si è discusso molto su cosa questo potesse significare per le città. Per molti anni, la narrativa prevalente è stata che le città fossero i motori delle nostre economie, con l'effetto di agglomerazione che unisce talento e consumatori per rendere le città ambienti estremamente avvincenti per il lavoro, il riposo e il gioco. Con il Covid abbiamo avuto la sensazione che si fosse innescato un cambiamento irreversibile.

Non è stato così.

L'isolamento forzato ha cominciato a creare i suoi effetti.

I borghi erano (e sono) bellissimi, ma lontani da tutto, la video conferenza evita ogni contagio ma anche ogni passaggio di emozione, ci sono mancati teatri e cinema ... insomma abbiamo incominciato a temere che le piccole città sarebbero state trasformate in "città Zoom", e abbiamo risentito tutti una fortissima attrazione per il contatto reale e fisico. 

Questo ha creato una seconda trasformazione.

Grazie alla modifica temporanea delle norme urbanistiche sono nati ovunque dehor, verande aperte su tre lati, ombrelloni e funghi riscaldanti ... insomma le città hanno ripreso vita, ma non dentro gli edifici, ma riversandosi sulle strade. Difatto abbiamo riscoperto il valore della piazza, del policentrismo ... e ne hanno risentito anche i concorsi progettuali di riqualificazione urbana. 

 

La città è tornata al centro dell'abitare, e del businees

Questa seconda trasformazione ha riportato l'attenzione sulle città, sulle grandi città, che nel frattempo si erano riumanizzate, con più aree pedonali e piste ciclabili, più luoghi di incontro all'aperto, più attenzione al cittadino.

Questa attenzione "sociale" ovviamente ha riattivato anche il concetto che le città siano motori dell'economia.

Prima della pandemia si stimava che la sola Tokyo avesse un PIL di circa 1,6 trilioni di dollari, con Tokyo, Londra, New York, Shanghai e Los Angeles che dovrebbero generare circa 8,5 trilioni di dollari di PIL entro il 2035. Alla base di questo valore stava il fatto che le città fossero dei crogioli vivaci dal punto di vista sociale quanto economico, con lo scambio di culture e idee.

Oggi, dopo l'isolamento sociale causato del COVID ci si è resi conto che questi fattori, che sono una parte fondamentale dell'attrazione delle città, sono diventati ancora più importanti. E il sapere che la tecnologia renda possibile lavorare da qualsiasi luogo non indebolisce questa attrattività, ma la rende più libera, più emotivamente positiva, e questo comporta una nuova vitalità degli spazi urbani.

Sono nati così i tanti concorsi di rigenerazione di interi quartieri o zone ex industriali.

 

Il Governo delle città è cambiato

Come già riportato, la pandemia ha influito anche sul governo delle città e ha dato una notevole spinta nella direzione delle cosiddette smart city. Ad esempio, Singapore è regolarmente in cima allo Smart City Index e una caratteristica comune di coloro che sono in cima a queste classifiche è che sono stati anche in grado di gestire efficacemente la pandemia tramite tecnologie intelligenti.

Klaus Kunzmann dell'Università di Dortmund sostiene che la pandemia è stata una manna per il movimento delle città intelligenti: "Le parti interessate che promuovono lo sviluppo delle città intelligenti trarranno vantaggio dalla crisi e utilizzeranno la loro esperienza dalla chiusura temporanea per accelerare la trasformazione digitale nelle loro città", scrive. "La pandemia di coronavirus non fermerà la trasformazione intelligente delle città. Al contrario, sosterrà gli sforzi dell'economia digitale per accelerare i processi di trasformazione digitalizzata nelle città".

 

Ridurre le disuguaglianze

Al centro di questa trasformazione vi sarà sicuramente la risoluzione del problema delle disuguaglianze che la pandemia ha esacerbato.

L'obiettivo finale è l'equità: portare questa opportunità alle masse in modo che nessun individuo o comunità sia sottoservito.

Ad esempio, i dati degli Stati Uniti rivelano che gli adulti neri avevano circa tre volte più probabilità di soffrire di insicurezza alimentare o ridondanza durante la pandemia. Allo stesso modo, quelli senza istruzione universitaria avevano il doppio delle probabilità di soffrire di queste cose rispetto a quelli con una laurea, con quelli senza nemmeno l'istruzione superiore quattro volte più probabilità di soffrire.

Il COVID ha evidenziato come le diseguaglianze rappresentino un problema enorme per l'economia di un civiltà moderna, la cui soluzione è ineludibile. È chiaro a tutti, infatti, che la pandemia ha avuto un impatto straordinario sulla sicurezza economica di individui già vulnerabili e tra gruppi svantaggiati, mettendo a rischio di conseguenza gli equilibri e i meccanismi, anche più elementari, dell'economia generale.

E questo ha reso chiaro che è necessario procedere a riforme politiche a lungo termine per sfidare l'impatto perenne e ineguale dei disastri.

Una ricerca della London School of Economics ha mostrato che la densità di popolazione tende ad esacerbare queste disuguaglianze. Lo studio suggerisce che le città densamente popolate presentano una serie di vantaggi, in termini di maggiore innovazione, livelli di produttività più elevati, migliore accesso ai servizi privati ​​e pubblici e persino una maggiore conservazione degli spazi verdi.

 

Density City: questi vantaggi hanno un prezzo.

Queste scelte hanno però un prezzo. La valorizzazione della posizione finisce per rendere le abitazioni più "sociali" anche più costose, il che tende a comportare livelli più elevati di disuguaglianza.

Storicamente, quando le normative abitative erano permissive, il prezzo delle case era abbastanza vicino al loro costo di produzione. Ma in un contesto in cui è la posizione che valorizza l'immobile questi equilibri saltano.

I dati hanno rilevato che i lavoratori altamente qualificati beneficiano di un'alta densità con salari più elevati, ma i lavoratori meno qualificati lottano con l'alto costo della vita in città. Una città densamente popolata può anche avere problemi evidenti di congestione e inquinamento atmosferico, che possono avere un impatto negativo sulla salute dei cittadini.

Molte di queste disuguaglianze sono emerse a causa della disparità di accesso ai servizi chiave.

È un processo che ha dato origine al concetto di "città dei 15 minuti", che mira a mettere tutto ciò di cui le persone hanno bisogno a 15 minuti a piedi o in bicicletta. Quindi lavoro, scuole, ambulatori, palestre ... ma anche parchi, pronti soccorso, stazioni della polizia ... tutto a portata di mano. Di fatto un ritorno al concetto urbanistico delle città policentriche e alle cosiddette mix city.

Anche perchè le persone sono sempre meno disponibili a spostarsi. Carl Benedikt Frey dell'Università di Oxford sul problema delle persone ad adattarsi ai cambiamenti: "Storicamente, la migrazione era il meccanismo attraverso il quale le città si adattavano agli shock commerciali e tecnologici", afferma. "I lavoratori si sono trasferiti in aree in cui le nuove industrie hanno creato un'abbondanza di posti di lavoro manifatturieri ben pagati e semiqualificati". Questo flusso migratorio, tuttavia, si è fermato (a livello nazionale) con le persone non qualificate che ora sono sempre meno propense a spostarsi. 

Paradossalmente, al contrario di quelle che accadeva 40/50 anni fa sono i super specializzati che si spostano, verso altri Paesi, mentre noi riceviamo un'immigrazione di figure poco qualificate, o con qualifiche non riconosciute.

 

Un progetto che deve essere supportato dalla normativa

Se si vuole quindi puntare a un modello nuovo di città è essenziale avviare un cambiamento della logica normativa, al fine di evitare che zone periferiche - o spesso oggi centrali - altamente dequalificate non possano essere oggetto di processi di rinnovamento e riqualificazione a causa dei vincoli che le norme nazionali e locali pongono sull'edilizia, la pianificazione e le rigenerazione. Oggi, purtroppo, la realtà è che le società hanno una moltitudine di regolamenti che strangolano l'offerta, danneggiando tutta la società.

Quando questo è accoppiato con reti di trasporto inadeguate è chiaro che si punti alla direzione di una stagnazione con grandi problemi sociali, economici e ambientali.

Le reti di trasporto sono fondamentali, ma una loro modernizzazione richiede spazi oggi quasi mai disponibili. La normativa dovrebbe consentire, non solo finanziandoli, ma anche da un punto di vista realizzativo progetti di riqualificazione di ampio spettro.

Inoltre, per spostare la mobilità verso scelte più sostenibili - ambientalmente, socialmente, economicamente - è necessario avviare percorsi normativi che favoriscano certe scelte a dispetto di altre. Per esempio, il riservare parcheggi ad auto e mezzi a mobilità elettrica o per gli anziani (non solo le mamme), aumentare lo spazio per le ciclabili, coperte, a dispetto dei percorsi automobilistici, con parcheggi auto-bici gratuiti nei punti di confine, imporre l'applicazione dei protocolli di certificazione nella costruzione di nuovi edifici e infrastrutture, per rendere misurabile la sostenibilità minima necessaria.

Per generare città più sostenibili dobbiamo favorire lo sviluppo di una "nuova normalità".

 

Rendere misurabile la sostenibilità

Questa "nuova normalità" richiede alle città di essere luoghi più verdi e sostenibili, poiché la pandemia ha aumentato il nostro desiderio di spazi verdi e aria respirabile.

Ma, come si suol dire, non puoi gestire ciò che non puoi misurare.

Trovare modi per raccogliere informazioni in modo coerente, accurato e affidabile senza un consumo eccessivo di energia è la chiave di questa equazione. I sensori e le tecnologie IoT contengono le risposte.

Una ricerca dell'Università dei Paesi Baschi sostiene che c'è un crescente desiderio che le metriche relative alla sostenibilità urbana siano più trasparenti.  E pone l'accento sulla misurabilità delle prestazioni sostenibili. "Gli ultimi due decenni hanno visto una crescita significativa nella diffusione di strumenti per classificare e misurare le prestazioni urbane (classifiche, indici, ecc.) tra le istituzioni pubbliche e private che li utilizzano, in risposta a diversi tipi di pressioni che incoraggiano l'uniformità", dicono i ricercatori. “Naturalmente, tutti questi strumenti sono utili per orientare e valutare le politiche messe in atto dagli enti locali nei diversi campi di azione e sono particolarmente prolifici nell'area della sostenibilità. Eppure c'è una mancanza di conoscenza dell'effettiva base metodologica che li sostiene e che dovrebbe legittimarne l'uso".

 


Filadelfia ha recentemente lanciato un progetto pilota di lampioni intelligenti della durata di un anno per raccogliere informazioni in tempo reale sul traffico, l'attività stradale e l'ambiente. Nel frattempo, Chicago ha completato il suo programma di lampioni intelligenti all'inizio di febbraio, convertendo circa l'85% dei suoi lampioni in LED. Si prevede che la conversione farà risparmiare alla città 100 milioni di dollari in costi dell'elettricità nel prossimo decennio, creando anche "uno dei più grandi e affidabili sistemi di infrastrutture tecnologiche intelligenti del paese", secondo la città.


 

Il Safe Cities Index 2021 dell'Economist Intelligence Unit rivela che le politiche di sostenibilità sono oggi comuni nella maggior parte delle autorità cittadine.

E la sostenibilità è stato un tema chiave del Mobile World Congress del 2022, dove è emerso che le nuove tecnologie potrebbero ridurre le emissioni fino a dieci volte. Tali sviluppi sono alla base del nuovo indice di intensità di carbonio della rete dell'azienda, che sperano consentirà un confronto più semplice delle prestazioni tra le strutture di rete.

Nei prossimi anni vedremo l'implementazione di molti sensori più piccoli alimentati a batteria che possono funzionare in modo affidabile per un decennio o più a bassa potenza e fornire un impulso costante di dati a un hub di comando centrale. Questi sensori possono aiutare le città a far evolvere molti servizi e risorse per essere più intelligenti, poiché sono economici da mantenere e non invasivi per il compito da svolgere. La gestione dell'energia, la gestione della raccolta dei rifiuti e la protezione sono tutti casi d'uso applicabili.

Non solo. Si pensi all'incrudimento dei fenomeni meteorici causati dal cambiamento climatico. Grazie ai sensori e all'IoT, le soluzioni per le città intelligenti possono consentire ai comuni di operare e rispondere a potenziali disastri in modo preventivo. Il monitoraggio delle inondazioni, la gestione dell'acqua e dei rifiuti e i livelli di inquinamento possono essere valutati quasi in tempo reale e i parametri possono essere impostati in preparazione per le sfide che stanno arrivando dietro l'angolo. Questa stessa metodologia può essere applicata anche alla manutenzione continua che potrebbe prevenire possibili disastri. Ad esempio, lo stato di salute delle infrastrutture, il consumo di energia ed elettricità, i livelli di calore o umidità e altro ancora.

Tali tecnologie sono alla base degli sforzi di cittò come Singapore per diventare una "Nazione intelligente". Il Paese è diventato un banco di prova per le tecnologie delle città intelligenti, con centinaia di partner locali e internazionali che lavorano insieme per migliorare la vita dei cittadini.

 


È difficile immaginare che il termine "città intelligenti" sia in circolazione da quasi 20 anni. Durante quel periodo, gran parte del mondo si è trasformata digitalmente. La tecnologia continua ad evolversi in modo esponenziale. Le capacità delle soluzioni tecnologiche si sono espanse oltre ogni immaginazione.

Le città intelligenti dovrebbero essere definite dalla capacità di utilizzare i dati - e i processi basati sui dati - per migliorare la qualità della vita dei cittadini e, in definitiva, garantire la sostenibilità di una città (all'interno di se stessa e nel contesto del mondo in cui risiede).

Alistair Fulton, VICE PRESIDENT AND GENERAL MANAGER, WIRELESS AND SENSING PRODUCTS GROUP, SEMTECH 


 

Le città intelligenti sono un obiettivo realizzabile ?

C'è una forte sensazione che la "città intelligente" come concetto sia sempre stata alquanto nebulosa, anche a causa della grande varietà di definizioni diverse per il termine.

Ciò che è sempre più chiaro, tuttavia, è che le città per mantenere la loro efficacia e il loro fascino nel mondo post-Covid, dovranno utilizzare la tecnologia in modo più efficace per diventare più intelligenti, introducendo anche innovazioni politiche che consentano alle città di raggiungere il loro vero potenziale. Questa trasformazione sembra inevitabile, anche se è una trasformazione che può avvenire in gran parte dietro le quinte.

Una città è smart se fornisce vantaggi reali e tangibili ai cittadini. Questo richiede tre passaggi ineludibili. Maggiore ascolto dei cittadini, coinvolgimento degli stake holders, trasparenza assoluta dei dati e delle informazioni.

Come dovranno essere le città dopo il COVIDSu questi punti in Italia dobbiamo lavorare ancora molto, a cominciare dalla trasparenza. La inclusione e la collaborazione necessitano chiaramente  di essere trasparenti sul modo in cui i dati vengono raccolti e a cosa servono.

Nonostante alcune delle iperboli scritte nei primi mesi della pandemia, le città non sarebbero mai diventate obsolete, ma hanno bisogno di cambiare per affrontare alcune delle sfide reali presentate dalla pandemia. C'è certamente un ampio desiderio che tali cambiamenti avvengano.

La sfida ora è realizzarli.

 


Editoriale realizzato sulla base dei tanti articoli pubblicati da Ingenio sul tema, delle riflessioni raccolte in diversi rapporti - come gli citati Safe Cities Index - e articoli pubblicati sulle riviste MIT TECHNOLOGY REVIEW, NATURE, NEWSWEEK e FORBES. Tra questi l'articolo di Adi Gaskell proprio su questo argomento.