Le asserzioni ambientali auto dichiarate: cosa sono e a cosa servono

La Commissione ambiente dell’UNI ha recepito in lingua italiana la EN ISO 14021 che ha aggiornato i requisiti per le asserzioni ambientali auto dichiarate.

In questa intervista, il professor Alessandro Manzardo, componente di cinque organi tecnici UNI della commissione "Ambiente", spiega che cosa sono e a cosa servono le asserzioni ambientali, che possono essere effettuate da fabbricanti, importatori, distributori e rivenditori.

 

La EN ISO 14021: le asserzioni ambientali auto dichiarate nel settore dell'edilizia

Prof. Manzardo, la Commissione ambiente dell’UNI ha recepito in lingua italiana la EN ISO 14021 che ha aggiornato i requisiti per le asserzioni ambientali auto dichiarate. Che cosa tratta questa norma internazionale e perché serve?

«Oggi saper comunicare in modo corretto le performance ambientali dei prodotti è diventato un aspetto strategico per le imprese e, nel corso degli ultimi anni, l’International Organization for Standardization (ISO) ha pubblicato una serie di norme che aiutano le aziende nell’attività di comunicazione di determinati aspetti ambientali. Tali documenti fanno riferimento alla grande famiglia della ISO 14020, tra cui anche le asserzioni ambientali auto-dichiarate che, appunto, sono regolamentate dalla ISO 14021. In ambito edile, a esempio, possono essere utilizzate per dimostrare la conformità di alcune caratteristiche legate ai prodotti secondo quanto richiesto dai Criteri ambientali minimi (CAM)».

Com'è strutturata la norma?

«La norma è divisa in diverse sezioni, di queste, due sono quelle più significative. La prima fornisce regole generali e requisiti base per redigere correttamente un’asserzione ambientale. A esempio, indica i metodi operativi da seguire per dimostrare la validità di ciò che viene dichiarato, come avviene per i claim di tipo comparativo per i quali occorre indicare le percentuali. La seconda sezione elenca invece i claim specifici, tra cui anche quelli che interessano il mondo delle costruzioni e dell’edilizia. All’interno di queste norme, a esempio, si fa riferimento alla riciclabilità di un bene o al contenuto di riciclato, all’impiego di energie rinnovabili nel processo produttivo o anche alla dichiarazione degli impatti sui cambiamenti climatici».

Nella UNI EN ISO 14021 sono riportati alcuni riferimenti normativi, cosa riguardano?

«Oltre alla ISO 14020, la 14021 cita la ISO 7000 che riguarda l’utilizzo di simboli e grafici che possono essere usati nell’affiancare determinate dichiarazioni ambientali. Tra questi vi è il ciclo di Mobius, che è un marchio ecologico di tipo 2, ossia un’autocertificazione e indica sia la riciclabilità sia il contenuto riciclato. Gli altri riferimenti sono più specifici, la ISO 14026 del 2018 infatti, è la norma che definisce i principi, i requisiti e le linee guida per comunicare le informazioni sull’impronta ambientale (footprint) dei prodotti, mentre la ISO 14067 specifica i requisiti e le linee guida per la quantificazione e la rendicontazione dell’impronta climatica dei prodotti (Carbon Footprint) conformemente alle norme internazionali sulla valutazione del ciclo di vita (LCA)».

Si tratta di un documento vincolante?

«Gli standard sono documenti volontari e diventano obbligatori nel momento in cui vengono recepiti dalla normativa dei vari Paesi. Se guardiamo al contesto nazionale, la 14021 non è obbligatoria, ma viene citata dalla norma sui CAM come uno degli strumenti di cui le aziende possono avvalersi per dimostrare la conformità dei propri prodotti a determinati requisiti previsti dai Criteri Ambientali Minimi. Non dimentichiamo che l’auto dichiarazione deve essere sempre verificata da un ente terzo indipendente e accreditato».


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