Sviluppo delle muffe causato dalla povertà energetica

La fuel poverty, o energy poverty, letteralmente “povertà energetica” si verifica quando una famiglia non può permettersi di riscaldare adeguatamente la sua abitazione a un costo ragionevole, in funzione del proprio reddito.

Si tratta di un problema economico dal quale scaturiscono delle importanti conseguenze sociosanitarie che causano un drastico peggioramento della qualità della vita degli individui.

Se gli edifici non sono adeguatamente riscaldati, le muffe si sviluppano molto velocemente causando gravi danni di salute ai suoi occupanti.


La fuel poverty in Europa e in Italia

La povertà energetica è la condizione per cui una famiglia non è in grado di permettersi di riscaldare la propria casa a una temperatura adeguata.

Si stima che attualmente circa 50 milioni di famiglie nell'Unione Europea, pari a circa 125 milioni di persone, si trovino in condizioni di povertà energetica e vivano con livelli inadeguati di riscaldamento domestico.

È probabile che la pandemia da COVID-19 abbia ulteriormente aggravato questa situazione poiché, oltre ai problemi finanziari, i lockdown hanno portato a un aumento del consumo di energia a causa della maggiore quantità di tempo trascorso in casa e dell'aumento dello smart working, nonché delle pratiche di didattica a distanza. 

Anche se la povertà energetica non è un fenomeno nuovo in Europa, nessuna definizione ufficiale è stata finora adottata in tutta l'UE per questo particolare problema. Sia la direttiva sull'elettricità e il gas (2009/73/CE) e sia la direttiva aggiornata sull'elettricità (UE) 2019/944 richiedono agli Stati membri di fornire una definizione e di sviluppare un insieme di criteri per valutare la povertà energetica. Tuttavia, un'analisi dei piani nazionali per l'energia e il clima (PNEC) 2021-2030 ha evidenziato che nel 2020 la maggior parte degli Stati membri non disponeva ancora di una definizione chiara e di un approccio corretto su come valutare la povertà energetica.

 

 Percentuale della popolazione in condizione di povertà energetica nei paesi europei nel 2016

Figura 1. -  Percentuale della popolazione in condizione di povertà energetica nei paesi europei nel 2016 secondo l'indicatore “Incapacità di mantenere adeguatamente calda la casa”. L’Italia ha circa il 15% della sua popolazione che vive in condizioni di povertà energetica (linea orizzontale rossa), mentre il Regno Unito si attesta su valori di circa il 7% (linea orizzontale azzurra). Oggi il quadro è peggiorato sensibilmente rispetto al 2016 a causa della pandemia da covid e del sensibile aumento dei prezzi dei combustibili.

 

Le cause della povertà energetica sono molteplici: il basso reddito familiare, l’aumento sempre crescente dei costi di riscaldamento, la scarsa efficienza energetica degli edifici, i prezzi delle case molto alti e la scarsa qualità degli alloggi privati in affitto.

Nel Regno Unito, l'indicatore "Low Income, Low Energy Efficiency" viene utilizzato per determinare la povertà energetica. In base a ciò, una famiglia è considerata nella condizione di “fuel poverty” se:

  • Vive in una proprietà con un livello di efficienza energetica di Classe D o inferiore in condizioni di povertà energetica;
  • Quando spende la somma necessaria per riscaldare la casa e rimane con un reddito residuo al di sotto della soglia di povertà ufficiale.

Alcuni dati dal Regno Unito

Quelli che seguono sono i dati del Regno Unito, che appaiono piuttosto preoccupanti nonostante si tratti della nazione europea (non UE) che storicamente ha affrontato il problema da più tempo e nella quale vi sono numerose attività, pubbliche, private e degli enti di beneficienza, tese ad alleviare il problema.

  • 3,16 milioni – Il numero ufficiale delle famiglie in povertà energetica nel 2019 secondo l'ultima definizione (circa il 7% degli abitanti)
  • 6,32 milioni - Il numero totale stimato di famiglie in condizioni di povertà energetica a causa dell'ultimo aumento dei combustibili in vigore dal 1° aprile 2022. Questo dato potrebbe salire a 8,5 milioni entro la fine del 2022.
  • 2,5 milioni - Il numero di famiglie con bambini che si stima siano in povertà energetica dal 1° aprile 2022.
  • Circa 11.400 – I morti invernali causati da case fredde (NEA) in aumento del 20% rispetto all’anno precedente.
  • Circa il 50% delle famiglie a basso reddito vive ancora in case a basse prestazioni energetiche, con la previsione che il tasso di miglioramento sia ben al di sotto di quello necessario per far uscire le persone dalla povertà energetica entro la data obiettivo del 2030.
  • 60 anni: il tempo necessario al governo del Regno Unito per raggiungere i propri obiettivi di riduzione della povertà energetica (NEA)

Relazioni con l’epidemia di Covid-19

  • La povertà energetica espone le famiglie a maggiori rischi del Covid-19;
  • Public Health England (PHE) ha dichiarato che ci sono “prove evidenti sui legami tra basse temperature e problemi respiratori. La resistenza alle infezioni respiratorie è ridotta dalle basse temperature e può aumentare il rischio di malattie respiratorie”;
  • L'umidità e la muffa sono associate a un aumento del 30-50% dei problemi respiratori (Ruse & Garlick, 2018);
  • Le case calde consentono al sistema immunitario di combattere meglio i virus, di ridurre la gravità della malattia e di facilitare il recupero post covid;
  • Ridurre i problemi di salute causati dalle case fredde sarà fondamentale per proteggere il SSN e i servizi di assistenza.

Problemi di salute e morte (dati pre-Covid)

  • Malattie respiratorie, cardiovascolari e circolatorie, lesioni accidentali e peggioramento della salute mentale, sono gli effetti che le case fredde possono avere sulla nostra salute (PHE);
  • £ 3,6 milioniQuanto costa ogni giorno la povertà energetica al servizio sanitario (Kingston);
  • Muoiono più persone a causa delle case fredde di quante ne muoiano a causa dell'alcol, del morbo di Parkinson o degli incidenti stradali;
  • 11.400 – sono i morti invernali causati da case fredde (NEA);
  • La povertà energetica comporta anche la perdita di numerose giornate lavorative (IPPR).

Danni di salute ai bambini

  • Un rapporto di Public Health England ha rilevato che le case fredde e le cattive condizioni abitative sono collegate a una serie di problemi di salute nei bambini;
  • Un rapporto del Childhood Trust ha rilevato che la povertà energetica può anche avere una serie di impatti indiretti, come tassi più bassi di rendimento scolastico a scuola e una maggiore pressione sulla salute mentale dei giovani;
  • Il British Medical Journal riporta che “i bambini che crescono in case fredde, umide e ammuffite con una ventilazione inadeguata hanno tassi di infezioni respiratorie e asma, malattie croniche e disabilità superiori alla media. Hanno anche maggiori probabilità di ammalarsi di depressione, ansia e di avere una crescita fisica e uno sviluppo cognitivo più lenti";
  • £ 27.000Costo giornaliero per il SSN per i bambini che soffrono di problemi di salute a causa delle case fredde (NCB)

Correlazioni con l’efficienza energetica degli edifici

  • 96% – La percentuale di case scarsamente isolate;
  • 61 – Il numero di anni in cui il governo non raggiungerà il suo obiettivo di adeguare tutte le case eccessivamente disperdenti in UK a una Classe C EPC;
  • £ 1,2 miliardi - Quanto costerà all'anno raggiungere l'obiettivo del governo di adeguare tutte le case eccessivamente disperdenti in UK a una classificazione EPC di Classe C entro il 2030;
  • £ 640 milioni – L'importo che il governo ha impegnato ogni anno per migliorare le case più fredde rendendole più efficienti dal punto di vista energetico;
  • 2030 – La data che il governo ha fissato per migliorare l'efficienza energetica nelle case e per evitare pericolosi cambiamenti climatici.

Relazioni con le infrastrutture

  • £ 8,7 miliardi - Il ritorno economico derivante dall'isolamento del patrimonio immobiliare del Regno Unito
  • 26% – La riduzione delle importazioni di gas che si potrebbe ottenere se tutte le case fossero rese efficienti dal punto di vista energetico (almeno in Classe C)

 

La situazione italiana

Al momento non ci sono dei dati precisi sulla situazione italiana, ma uno studio condotto in ambito europeo nel 2005 che comparava le situazioni in: Belgio, Francia, UK, Spagna e Italia, aveva evidenziato i dati che seguono:

 

Povertà energetica in 5 paesi europei: i dati riferiti a uno studio del 2015

Figura 2. – I dati comparati del 2005 di cinque nazioni europee rispetto ai parametri indicati.

 

Un'analisi di tre variabili dell'indagine EU-SILC 2005 mostra che:

  • Le disuguaglianze regionali sono significative tra i singoli paesi con marcate differenze nella qualità del patrimonio abitativo, nella prosperità economica, nei fattori climatici e nella demografia regionale. Questi elementi devono essere tutti considerati in qualsiasi valutazione della povertà energetica a livello nazionale;

  • Le famiglie più svantaggiate finanziariamente sono le famiglie più anziane, famiglie a basso reddito con figli a carico e, in particolare, famiglie monogenitore. Anche il possesso dell'alloggio è importante. Gli inquilini è più probabile che siano nella condizione di povertà energetica;

  • Anche l'età della proprietà è un fattore importante poiché molte famiglie in condizione di povertà energetica vivono in abitazioni datate, costruite prima dell'introduzione dei regolamenti di contenimento dei consumi energetici;

  • I dati EU-SILC hanno un valore limitato ai fini dello sviluppo di un'analisi accurata e dettagliata sulla povertà energetica. I dati nazionali devono essere utilizzati per fornire informazioni sulla povertà energetica all'interno dei singoli paesi. Tuttavia, i dati EU-SILC forniscono utili informazioni comparative, sia oggettive che soggettive, sul profilo della povertà energetica negli Stati membri.

La situazione nei cinque paesi partner: politiche e sostegno sociale al 2005

  • Regno Unito: il Regno Unito ha storicamente la maggiore esperienza nella comprensione dei problemi di povertà energetica. C'è una misura oggettiva di ciò che costituisce la povertà energetica e questo consente di quantificare accuratamente il problema. Attualmente ci sono circa 5,1 milioni di famiglie in condizione di povertà energetica, quasi il 20% del totale.

  • Francia: in Francia esiste un sistema pubblico per affrontare le diverse manifestazioni di povertà energetica ma le politiche non sono ben coordinate. L'incidenza della povertà energetica in Francia è variamente stimata tra 2 e 5 milioni di famiglie. In Francia, la povertà energetica è stata considerata e trattata come un problema di povertà generale. Di conseguenza, sono state sviluppate una serie di infrastrutture per aiutare le famiglie in condizione di povertà energetica.

  • Belgio: c'è un livello considerevole di sostegno sociale e di protezione dei consumatori ma manca la consapevolezza politica necessaria per sviluppare una risposta efficace a lungo termine.

  • Italia: è stata stabilita una tariffa sociale per i consumatori di energia elettrica (5 milioni di famiglie in stato di necessità) e l'Ente di Regolazione dell’Energia sta lavorando ad un meccanismo simile anche per il mercato del gas.

  • Spagna: la povertà energetica non è riconosciuta a nessun livello. Non ci sono strutture dedicate al problema perché non vi è alcuna percezione della povertà energetica intesa come problema sociale.

Effetti e conseguenze di una casa non adeguatamente riscaldata

La povertà energetica ha delle importanti conseguenze negative sul comfort abitativo e sulla abbondante formazione di muffe e condense, che a loro volta impattano pesantemente sulla salute degli occupanti causando dei disturbi di varia natura e gravità, i quali solitamente colpiscono il sistema respiratorio come ad esempio riniti, problemi di asma, malattie da raffreddamento, bronchiti e irritazioni delle mucose. Nei casi più gravi si hanno svariate compromissioni del sistema nervoso e immunitario, irritazioni della pelle, degli occhi e problemi respiratori più seri, talvolta con danni irreversibili.

La prima conseguenza della condizione di povertà energetica è quella che non si effettuano i necessari ricambi d’aria per evitare di disperdere quel poco calore che c’è in casa, aumentando così i livelli di Umidità Relativa fino a raggiungere e a superare il livello di pericolosità.

È da osservare che quando la temperatura dell’aria si abbassa, la sua Umidità Relativa aumenta, innescando così le condizioni perfette per la formazione di muffe e di condense sulle superfici dei locali. La Fig. 3 mostra un diagramma che mette in relazione la differenza di temperatura fra l’aria e le superfici con i valori di Umidità Relativa dell’aria. Se i locali sono freddi, ci si troverà con l’Umidità Relativa alta, cioè sulla parte destra del diagramma dove bastano solo pochi °C di differenza fra la temperatura delle superfici e quella dell’aria per formare la condensa tenendo a mente che le muffe si formano anche prima delle condense e già con l’Umidità Relativa in superficie del 75/80%.

 

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