Architetture in calcestruzzo: sarà demolita la torre simbolo del movimento metabolista giapponese

Mancano poco meno di 24 ore e la Nakagin Capsule Tower di Tokyo, architettura simbolo del movimento metabolista giapponese, sarà demolita.

Icona di una visione futuristica dell'abitare nelle grandi metropoli degli anni '70, sia attivisti che importanti istituzioni culturali si sono mosse con l'obiettivo di cercar di riuscire a conservare alcune parti di questa architettura, il cui destino è inesorabilmente segnato nonostante il valore testimoniale dell'opera.


Nakagin Capsule Tower: tramonta un'icona dell'architettura metabolista giapponese

Questa preziosa architettura, raro esempio architettonico del movimento metabolista giapponese del secondo Dopoguerra e primo esempio al mondo di applicazione seriale di una capsula abitativa costruita per un reale utilizzo, è stata completata nel 1972 su progetto dell'architetto Kishō Kurokawa, in appena solo due anni di costruzione.

La conferma della sua demolizione arriva dopo anni di incertezze. Logorata già da tempo, questa architettura ha subito un progressivo e inesorabile abbandono a partire dal 2010.

L'edificio, concepito per uso misto residenziale e commerciale, è ubicato tra gli esclusivi quartieri Shinbashi e Ginza di Tokyo.

Ad ispirare il concept design di questa architettura le tematiche attorno alle quali fu sviluppata l'Expo di Osaka nel 1970. Al centro dell'Esposizione internazionale vi fu il "Progresso e Armonia per l'Umanità". Un tema questo indagato attraverso quattro sottotemi di riferimento: Donare valore alla vita, Utilizzo migliore della Natura, Migliore organizzazione della Vita, Migliore comprensione reciproca.

La Nakagin Capsule Tower fu concepita come un moderno residence. Un alveare di unità abitative - cd. capsule - progettate per rispondere ad esigenze abitative di breve periodo. Celle abitative prefabbricate che potevano essere abitate sia da lavoratori pendolari che da studenti o da chi altro si voglia. Unità abitative comunque pensate per rispondere alle esigenze di un inquilino neo-nomade che lo stesso architetto definì con il termine 'homo movens'.

 

Nakagin Capsule Tower design  Kishō Kurokawa

 

Purtroppo, una non adeguata manutenzione della struttura, la presenza di amianto tra i materiali impiegati nella costruzione, gli impianti obsoleti che non rispondevano più ai requisiti igienico-sanitari ed infine la preocuppazione sulla stabilità sismica dell'edificio hanno convinto nel 2007 l'associazione dei proprietari a votare per vendere la torre a un promotore immobiliare che intendeva demolirla e sostituirla con un nuovo immobile. Nel 2008, a causa della recessione, l'impresa immobiliare dichiarò bancarotta e il destino dell'archittura rimase incerto per lungo tempo. 

Oltre all'architetto Kurokawa, scomparso nel 2007, ad opporsi alla demolizione dell'architettura c'è stato anche Nicolai Ouroussoff, noto critico del New York Times, che ha descritto la Nakagin Capsule Tower come "una splendida architettura, come tutti i grandi edifici, è la cristallizzazione di un ideale culturale di grande portata. La sua esistenza è anche un potente promemoria dei percorsi non presi, della possibilità di mondi a forma di diversi valori".

Nulla da fare per conservare l'edificio! In un articolo pubblicato dalla CNN il 05.04.2022 a firma di Oscar Holland e Junko Ogura si legge che nel 2021 l'associazione dei proprietari aveva nuovamente accettato di vendere l'immobile. L'edificio è stato così acquisito da un gruppo di società immobiliari che operano sotto il nome di Capusule Tower Building (CTB). Un portavoce della joint venture, Takashi Shindo, ha dichiarato telefonicamente alla CNN che gli ultimi residenti si sono trasferiti il ​​mese scorso e che la data di demolizione è fissata al 12 aprile 2022.

Inoltre, la notizia della CNN riporta quanto segue:

L'organizzazione dietro alla campagna di conservazione, il Nakagin Capsule Tower Building Preservation and Regeneration Project, ha chiesto alle autorità cittadine di intervenire e ha persino preso in considerazione la possibilità di richiedere lo status di protezione presso l'UNESCO. Ma nessuno dei due approcci purtroppo ha avuto successo, secondo il membro del progetto Tatsuyuki Maeda, che ha acquisito 15 capsule tra il 2010 e la vendita dell'edificio l'anno scorso. "Il Giappone non ha la legislazione per preservare questo tipo di cultura architettonica", ha detto al telefono. “È un peccato che uno degli esempi più rappresentativi del patrimonio architettonico moderno del Paese vada perso”.

Maeda ha affermato che nonostante gli sforzi economici messi in campo per rinnovare la torre e rimuovere l'amianto putroppo sono stati ostacolati dalla pandemia. Da allora il progetto ha spostato la sua attenzione sulla raccolta di fondi per ristrutturare e riutilizzare le singole unità, nella speranza che le istituzioni possano cercare di acquisire le capsule "scollegate".

Maeda ha affermato che il progetto ha ricevuto circa 80 richieste, anche il Centre Pompidou di Parigi è tra i musei che ha espresso interesse ad ottenerne una, ha poi aggiunto. Il Museum of Modern Art di Saitama, in Giappone, ha già un'unità nella sua collezione.

Lo studio di architettura di Kurokawa, che ha continuato a operare dopo la sua morte, ha annunciato che intende preservare l'edificio in uno "spazio digitale".

"Siamo determinati a preservare le capsule, anche se l'edificio viene demolito", ha affermato Maeda. “Decine di capsule con un invecchiamento relativamente ridotto verranno recuperate e riabilitate. Non c'è dubbio che l'edificio fosse famoso, la Capsule Tower aveva un certo fascino e attirava le persone. Tutti quelli che sono rimasti lì sono stati creativi a modo loro e la comunità che si è formata è stata davvero affascinante. Sono triste di vederlo andare, ma spero che vivrà in una nuova forma".

 

Un'architettura 'icona' che potremmo ammirare (forse) solo per parti

La Nakagin Capsule Tower presenta un nucleo portante di cemento armato e acciaio che sostiene 2 torri di differenti altezze - una di 13 piani e una di 11 - a cui sono state ancorate per sovrapposizione le unità abitative prefabbricate.

Sono oltre 140 le capsule abitative che danno forma a questo alveare architettonico: 78 capsule costituiscono la torre A mentre le restanti la torre B.

Ciascuna unità prefabbricata misura poco meno di 10 mq, circa le dimensioni di una stanza singola secondo i requisiti italiani, con dimensioni di 2,5 metri di larghezza per 3,8 di lunghezza e 2,3 metri di altezza.

Il volume di ogni singola unità corrisponderebbe a quello della stanza dedicata al cha no yu presente in ogni casa giapponese tradizionale, ovvero lo spazio entro il quale si svolge il cerimoniale del té.

Caratteristiche comuni a tutte le unità l'oblò, l'unica apertura verso il mondo esterno, e le pareti attrezzate con specifici arredi su misura all'interno delle quali sono state integrate le attrezzature e gli impianti tecnologici dell'epoca, ovvero: un televisore, un telefono, un registratore audio, una radio, un piccolo frigobar, le prese elettriche, delle lampade da lettura orientabili e una scrivania ribaltabile.

Al di sotto dell'oblò è collocato il letto, in tipico stile giapponese, ed accanto ad esso il blocco dei servizi igienici. Quest'ultimo del tutto analogo a quello che possiamo oggi trovare a bordo di un aeromobile, ovvero con le pareti in resina termoformata che integrano lavandino, water e addirittura una piccola vasca da bagno.

L'accesso all'immobile è (meglio dire era) consentito unicamente attraverso il modulo posto alla base dell'edificio e che occupa anche il primo piano ospitando un'ampia hall al piano stradale in cui trova spazio la reception, un piccolo negozio di alimentari, alcuni bagni con docce a uso comune e gli accessi alle rampe di scale che, per ciascuna torre, circondano la tromba dell'ascensore.

Zhongjie Lin nella volume "Kenzo Tange and the Metabolist Movement: Urban Utopias of Modern Japan" edito da Routledge nel 2010 riporta che "la struttura portante e le aree comuni erano state progettate per una durata di sessant'anni mentre le capsule abitative si sarebbero dovute sostituire seguendo cicli di vent'anni, poiché appositamente studiate per essere rimovibili singolarmente indipendentemente dalla loro ubicazione nella struttura."

 

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