GIANASSO, CNI: il Processo Civile Telematico, implicazioni per Ctu e Ctp

Intervista ad Andrea Gianasso, consigliere CNI con delega all’etica e alla giurisdizione

Dal prossimo 30 giugno anche i Consulenti Tecnici di Ufficio (CTU) saranno chiamati ad avvalersi del Processo Civile Telematico (PCT). In che cosa consiste questo strumento e come cambierà l’attività degli ingegneri?

Con il Processo Civile Telematico sarà informatizzato tutto il procedimento giudiziario civile, che riguarda le corti d'appello, i tribunali e i giudici di pace.
Tutte le comunicazioni e il deposito degli atti da parte dei CTU (così come per gli avvocati) avverranno unicamente tramite Posta Elettronica Certificata (PEC).
Per i professionisti sarà quindi possibile per via telematica, senza supporti cartacei e senza spostamenti dal proprio studio, ricevere le comunicazioni della cancelleria, procedere alla consultazione dei fascicoli e dei provvedimenti del Magistrato, estrarre copia dei fascicoli e depositare atti e documenti.

Quali sono le regole tecniche sulle quali si basa e gli strumenti attraverso i quali utilizzarlo?

Per ricevere e inviare comunicazioni e per l’accesso ai registri di cancelleria attraverso il portale dei servizi telematici del Ministero della Giustizia (http://pst.giustizia.it/PST/it/homepage.wp) é necessario essere dotati di una casella di PEC censita al Re.G.Ind.E. (Registro Generale degli Indirizzi Elettronici, gestito dal Ministero della Giustizia) ed essere dotati di firma digitale mediante i programmi forniti dai produttori di smart-card.
La firma digitale, oltre ad essere indispensabile per firmare atti da inviare per via telematica, é il documento che permette ai CTU di essere riconosciuti e poter quindi accedere al portale del Ministero: ovviamente, i CTU possono consultare unicamente registri e atti relativi ai procedimenti nei quali risultano nominati.
Per depositare atti (ad esempio perizie, istanze di proroga, ecc..), con automatica trascrizione nei registri di cancelleria dei dati relativi ad ogni deposito, é necessario, oltre a quanto sopra, essere iscritti ad un punto di accesso, che provvederà a fornire il software per creare la “busta telematica” da inviare a mezzo PEC all'ufficio destinatario, rispettando specifici requisiti di forma atti a garantire la segretezza e impedire l’intercettazione durante l'invio.

L’uso di questo strumento comporterà un aggravio dei costi per il CTU?

Le procedure relative al Processo Civile telematico richiedono ovviamente i costi iniziali per essere dotati di PEC e firma digitale; inoltre, dovrà essere prevista l’installazione di una stampante virtuale PDF e di uno scanner per i documenti che possono essere costituiti da una semplice immagine.
Dotazioni di cui, peraltro, la maggior parte dei professionisti é già in possesso.
A parte detti costi, il costo per la gestione telematica dei fascicoli tramite i punti di accesso é previsto di modesta entità; si verificherà piuttosto un sensibile risparmio per quanto riguarda l’uso del supporto cartaceo e gli spostamenti ora necessari per il deposito di atti e documenti.

In che modo il CNI e gli Ordini si stanno muovendo per fornire un supporto ai CTU?

Per tutti gli adempimenti di cui sopra, relativi alla dotazione di PEC e di firma digitale e alla possibilità di depositare atti e documenti tramite un punto di accesso, il Consiglio Nazionale Ingegneri ha stipulato con ditte leader del settore convenzioni vantaggiose, delle quali gli iscritti possono approfittare; proprio ultimamente é stata inviata a tutti gli Ordini d’Italia una specifica circolare che chiarisce le modalità operative da seguire per tutti gli adempimenti sopra descritti.

Un’ultima domanda sulla carta ecoetica….
Come recita la carta stessa, chi esercita la professione di ingegnere è chiamato ad assicurare la conformità del proprio comportamento alle norme deontologiche che sovraintendono e regolamentano l’esercizio della professione stessa. È anche chiamato a conoscere gli assunti e i principi della Carta Ecoetica e a tenerli presenti nell’orientamento e nell’ispirazione della propria attività.

Qual è la valenza etico-sociale della professione di ingegnere per il superamento dell’attuale “pervasivo stato di crisi” e per uno sviluppo improntato alla salvaguardia della biosfera e dei diritti delle generazioni future?

La domanda é apparentemente semplice ma tocca argomenti che richiederebbero una trattazione molto complessa.
La Carta Ecoetica riporta i principi di base che devono, e dovranno d’ora in avanti, improntare la cultura e il comportamento dell’uomo, perché la salvaguardia dell’ambiente e l’attenzione alle risorse non sono “optionals” che possono essere ignorati.
In questo particolare momento esistono molti segnali che, per quanto concerne le risorse disponibili e gli equilibri degli ecosistemi che formano la biosfera, indicano che la situazione é critica e che, per molti aspetti, siamo vicini alla soglia di non ritorno.
E’ quindi necessario, anzi, indispensabile, rendersi conto che, se si giungesse ad una situazione di crisi irreversibile (risorse non rinnovabili esaurite, superamento dei tassi di rigenerabilità delle risorse rinnovabili, equilibri ambientali deteriorati e non recuperabili) le conseguenze sarebbero inimmaginabili.
Sotto questo punto di vista la responsabilità della nostra generazione, e di tutte le generazioni future, é enorme e non può essere trascurata o dimenticata.
Per fortuna é nata, e sta sempre più consolidandosi, una consapevolezza in questo senso che comporta grandi discussioni, a volte anche scontri ed attriti, ma che conferma, comunque, la grande attenzione al problema.

Gli ingegneri hanno un compito fondamentale perché, date le conoscenze tecnico/scientifiche di cui dispongono e i settori specifici della loro professione, possono e devono essere guardiani e custodi del territorio, operando correttamente nel campo delle costruzioni, delle infrastrutture, dell’industria e dell’informatica.
Come categoria professionale hanno la possibilità e, quindi, la responsabilità morale, di agire concretamente con la loro attività e con l’innovazione per permettere una corretta soluzione dei problemi dell’energia e per giungere ad una reale concretizzazione dello sviluppo sostenibile.
Ecco perché, nel codice deontologico, assume un valore fondamentale l’articolo 19 che dispone che “l’ingegnere nell’esercizio della propria attività cerca soluzioni ai problemi a lui posti, che siano compatibili con il principio dello sviluppo sostenibile, mirando alla massima valorizzazione delle risorse naturali, al minimo consumo del territorio e al minimo spreco delle fonti energetiche” e che “nella propria attività l'ingegnere è tenuto, nei limiti delle sue funzioni, ad evitare che vengano arrecare all'ambiente nel quale opera alterazioni che possano influire negativamente sull'equilibrio ecologico e sulla conservazione dei beni culturali, artistici, storici e del paesaggio”.

 


SUL PROCESSO CIVILE TELEMATICO GUARDA ANCHE LA VIDEO INTERVISTA A MARCO MANFRONI, PRESIDENTE DELL'ORDINE DEGLI INGEGNERI DI RIMINI E MEMBRO DELLA COMMISSIONE FORENSE DEL CNI