Federcostruzioni: senza interventi sui costi energia rischiamo di perdere leadership sui mercati internazionali

Federcostruzioni continua a denunciare il rischio che l'industria delle costruzioni italiane possa affossare se non ci saranno interventi sui costi dell'energia, che continuano a lievitare.
Sul tema interviene anche il Presidente del Raggruppamento Laterizi e Vice Presidente di Confindustria ceramica Luigi Di Carlantonio che lamenta il pericolo di perdere quote di mercato extra continentali se i costi di produzione non subiranno un consistente calo.


Di Carlantonio: "Rincari insostenibili, imprese ceramiche in difficoltà"

Federcostruzioni torna a fare sentire la sua parola sui problemi che rischiano, se non affrontati nel modo corretto, di distruggere l’industria delle costruzioni italiane. “Paradossalmente proprio nel momento in cui alle costruzioni veniva chiesto uno sforzo importante per contribuire alla modernizzazione e alla messa in sicurezza del Paese, per porre le basi per un futuro più sostenibile, sono nati dei problemi che potrebbero avere conseguenza gravissime sull’intero settore e sui cittadini stessi.” evidenzia Paola Marone, Presidente di Federcostruzioni. E aggiunge “L’aumento dei costi dell’energia e dei materiali da costruzione, la loro indisponibilità, insieme al cambiare repentino e continuo delle regole sta assumendo un peso talmente grande che potremmo trovarci a breve con fabbriche chiuse e cantieri aperti senza possibilità di essere completati”.

E sul tema interviene anche Luigi Di Carlantonio, Presidente del Raggruppamento laterizi e Vice Presidente di Confindustria Ceramica, sottolineando come l’aumento dei costi dell’energia stia creando una situazione difficilissima per il settore “per produrre abbiamo bisogno di molta energia. Per noi, l’energia è una materia prima e per questo i rincari che stiamo subendo sono insostenibili.”. Il pericolo, evidenzia Di Carlantonio, “di perdere quote sui mercati extra continentali è concreto; le misure di contenimento dei costi energetici che il Governo sta mettendo in campo, sia pur limitate, sono però necessarie. Mi riferisco ai crediti di imposta a valere sui costi energetici, ma soprattutto alla misura di gas release a prezzi equi con contratti long term del gas nazionale – si pensa a 5 anni o 10 – addizionale a quanto già estratto. Solo con questa misura strutturale, se ben indirizzata verso i clienti gasivori a prevalente consumo termico, si potrà realmente contenere il costo del gas per le imprese ceramiche.”

Federcostruzioni: senza interventi sui costi energia rischiamo di perdere leadership sui mercati internazionali

Di seguito l'intervista completa a Di Carlantonio.

Il proseguo della pandemia e la drammatica guerra in Ucraina, oltre ai grandi problemi in ambito umano e sociale, hanno creato forti tensioni commerciali in molti settori industriali, anche nel mondo delle costruzioni, in cui si registra un aumento molto elevato dei costi delle materie prime e una difficoltà di reperimento. Nell’ambito dei settori rappresentati da Confindustria Ceramica vi sono delle conseguenze? quali le principali?

 

Luigi Di Carlantonio:

Certo non è semplice fare impresa. Dopo l’anno del covid e delle fermate imposte, stiamo subendo gli effetti del conflitto Russia-Ucraina, che ha inasprito i costi energetici, già fortemente aumentati dal secondo semestre 2021.

Molte imprese hanno spostato a gennaio la tradizionale manutenzione degli impianti, mentre in alcuni casi si è fatto ricorso alla cassa integrazione proprio per ragioni di costo. I prezzi dell’energia, in particolare del gas, sono saliti ulteriormente, con una dinamica speculativa, anche a seguito dello scoppio della guerra.

La risposta delle imprese ceramiche italiane agli sbalorditivi aumenti nei costi del gas naturale e degli altri fattori di produzione, in un contesto di forte domanda domestica ed internazionale, è stata la salvaguardia del rapporto con il mercato e delle relazioni commerciali. Questo ha comportato la scelta, presa dalle singole aziende alla luce di proprie strategie aziendali, di continuare a produrre pur scontando pesantissimi effetti sulla redditualità.

 

Purtroppo questi problemi accadono proprio nel momento in cui, grazie alle iniziative dei BONUS e ai fondi speciali del PNRR, l’edilizia italiana aveva cominciato a dare segni di ripresa. Così ci si trova in un contesto in cui spesso a fronte di un aumento della domanda corrisponde una carenza di offerta. Cosa si potrebbe fare per ridurre questo gap? una proroga con tempi lunghi dei bonus potrebbe portare a un mercato meno schizofrenico?

 

Luigi Di Carlantonio:

Con la legge di Bilancio 2022 sono stati prorogati i bonus edilizi, sia per i bonus standard sia per Superbonus al 110%, segno che il Governo italiano riconosce negli incentivi per la riqualificazione immobiliare uno strumento importante per il rilancio del settore delle costruzioni dopo la crisi pandemica. Anche i finanziamenti previsti dal PNRR dovrebbero andare nella stessa direzione.

La riqualificazione edilizia sia dal punto di vista della riduzione del rischio sismico che finalizzata all’efficientamento energetico dell’ambiente costruito è più che mai una priorità per il nostro Paese. Grazie al potenziamento degli incentivi fiscali, nell’ultimo anno il mercato delle costruzioni ha potuto finalmente registrare un rinnovato dinamismo che ha interessato un po’ tutti gli attori della filiera. I laterizi, ad esempio, offrono una gamma completa di soluzioni efficienti, sicure e durature per le ristrutturazioni edilizie, da realizzare oggi accedendo alle detrazioni fiscali previste dai diversi “Bonus casa”, fino al più vantaggioso incentivo del Superbonus 110%.

Sicuramente il valore aggiunto dei prodotti ceramici è la sostenibilità ambientale. La principale materia prima usata per la fabbricazione dei laterizi è l’argilla, materiale naturale, ampiamente disponibile. Sempre nell’ambito della sostenibilità, altro requisito basilare è la durabilità, maggiore rispetto ad ogni altro materiale da costruzione: un edificio in laterizio ha richieste bassissime di manutenzione nel suo ciclo di vita. Ed è proprio la sostenibilità che andrebbe premiata nella progettazione e nella realizzazione delle opere del PNRR.

 

L’aumento dei costi dell’energia sta creando un ulteriore problema per molte delle industrie che operano nel settore delle costruzioni. La sensazione è che se non si corre ai ripari le nostre eccellenze possano vedere compromessa la loro posizione anche a livello internazionale. Che cosa si dovrebbe fare perché il problema del costo dell’energia non pesi a questi livelli sull’industria italiana, e non solo in tempi di guerra?

 

Luigi Di Carlantonio:

Infatti, se dal lato del mercato, il settore ceramico vive un momento positivo, fortissime sono le preoccupazioni legate al vertiginoso aumento dei costi energetici e delle materie prime in generale.

La ceramica è un prodotto senza scadenza, ad altissima durabilità, sicuramente maggiore rispetto ad ogni altro materiale da costruzione, ma per produrla abbiamo bisogno di molta energia. Per noi, l’energia è una materia prima e per questo i rincari che stiamo subendo sono insostenibili.

Il rischio di perdere quote sui mercati extra continentali è concreto; le misure di contenimento dei costi energetici che il Governo sta mettendo in campo, sia pur limitate, sono però necessarie. Mi riferisco ai crediti di imposta a valere sui costi energetici, ma soprattutto alla misura di gas release a prezzi equi con contratti long term del gas nazionale – si pensa a 5 anni o 10 – addizionale a quanto già estratto. Solo con questa misura strutturale, se ben indirizzata verso i clienti gasivori a prevalente consumo termico, si potrà realmente contenere il costo del gas per le imprese ceramiche.

Volgendo lo sguardo verso un orizzonte più lontano, l’industria ceramica sta valutando le possibili alternative al gas naturale, quali il biogas e l’idrogeno, e continua ad investire nelle rinnovabili elettriche, con il duplice obiettivo di rendere economicamente sostenibile la produzione e traguardare gli obiettivi della decarbonizzazione. Per evitare di essere schiacciati dal peso della transizione ecologica, è fondamentale però che siano stanziate opportune risorse, adeguate allo sforzo che viene chiesto al settore.

 

Rimaniamo nell’ambito dei temi dell’energia, in un ambito sempre più importante per il nostro pianeta che è quello della lotta al cambiamento climatico. Oggi le quote di CO2» conferite alle nostre aziende energivore sono spesso insufficienti e questo comporta una spesa in acquisto di quote e a ulteriori costi. In ambito europeo si sta pensando di tassare i prodotti che arrivano da Paesi che non riconoscono gli accordi di Parigi. È una soluzione sufficiente? o si dovrebbe invece dare più sostegni all’industria europea?

 

Luigi Di Carlantonio:

In effetti i titoli di CO2 ed i costi energetici sono strettamente legati, ma c’è la preoccupazione che contenere le emissioni climalteranti generi un costo energetico ancora maggiore. In ogni caso, oggi le imprese non hanno grosse alternative al gas come combustibile più pulito, sia pur di origine fossile; per cui la carenza di quote di CO2 appare come un puro costo, l’ennesima tassa.

C’è il rischio che la soluzione sia peggiore del male, in quanto la misura che si sta studiando tende sì ad equilibrare le posizioni nel mercato europeo tra prodotti realizzati in Europa e quelli importati, ma paradossalmente non agisce in modo simmetrico. Ancora una volta, invece di salvaguardare le nostre imprese, paradossalmente le penalizziamo.

Questa condizione rende infatti il cosiddetto Carbon Border Adjustment Mechanism particolarmente insidioso per i prodotti ceramici, soprattutto, per le piastrelle, in quanto competono sui mercati mondiali. Per ora il settore ceramico non è interessato da tale meccanismo ed, a queste condizioni, è sicuramente un bene.


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