Pavimentazioni per le piste ciclabili: breve guida per il professionista tecnico

Il rinnovato interesse per la “mobilità lenta” e, in particolare, per quella ciclistica, rende necessario inquadrare correttamente quali sono le normative vigenti per la realizzazione delle infrastrutture dedicate. La carenza di norme precise per quanto riguarda la realizzazione delle pavimentazioni delle piste ciclabili può essere sopperita dalle buone pratiche applicate in numerosi esempi in Italia e all’Estero. 


La normativa di riferimento

Le norme sulla realizzazione delle piste ciclabili, in Italia, sono poche e contengono scarsi riferimenti sulle caratteristiche del fondo stradale necessario per la realizzazione di tali infrastrutture.

Il Decreto del Ministro per i Problemi delle Aree Urbane, n. 467 del 6 luglio 1992, relativo al “Regolamento concernente l'ammissione al contributo statale e la determinazione della relativa misura degli interventi per la realizzazione di itinerari ciclabili e pedonali nelle aree urbane, in attuazione all'art. 3, comma 2, della legge 28 giugno 1991, n. 208”, divideva gli interventi ammissibili a finanziamento tra piste ciclabili ricavate su carreggiate stradali o marciapiedi o in sede propria, senza far menzione delle caratteristiche del fondo.

Con la successiva Circolare del Presidente del Consiglio dei Ministri 31 marzo 1993, n. 432, sono stati chiariti i principali criteri e gli standard progettuali per le piste ciclabili, ma gli unici riferimenti al fondo stradale si trova al punto 5.3 “Qualora la pavimentazione stradale delle piste ciclabili non sia contraddistinta nel colore da quella delle contigue parti di sede stradale destinate ai veicoli i motore ed ai pedoni, la pista medesima dovrà esser provvista di appositi simboli e scritte orizzontali che ne distinguano l'uso specialistico”, presupponendo, quindi, la possibilità di colorare la sede del percorso ciclabile; al punto 7. 1 “Sulle piste ciclabili deve essere curata al massimo la regolarità delle loro superfici per garantire condizioni di agevole transito ai ciclisti” e al punto 7.2 “Sulle piste ciclabili non è consentita la presenza di griglie di raccolta delle acque con elementi principali paralleli ali asse delle piste stesse, né con elementi trasversali il cui passo determini difficoltà di transito ai ciclisti”.

Quindi il fondo delle piste ciclabili può essere colorato, deve essere regolare e l’eventuale presenza di griglie deve prevedere elementi perpendicolari all’asse di percorrenza della pista stessa e, comunque, non determinare difficoltà di transito ai ciclisti.

 

Pista ciclabile con fondo in asfalto e colore superficiale

Pista ciclabile con fondo in asfalto e colore superficiale (foto dell’autore).

 

Il successivo Decreto del Ministero dei Lavori Pubblici, 30 novembre 1999, n. 557, contenente il “Regolamento recante norme per la definizione delle caratteristiche tecniche delle piste ciclabili”, riprende in gran parte quanto contenuto nella Circolare del 1993, ribadendo, all’art. 4, comma 3, che “Per la progettazione degli itinerari ciclabili devono essere tenuti inoltre presenti, in particolare, i seguenti elementi: a) nelle opere di piattaforma stradale: la regolarità delle superfici ciclabili, gli apprestamenti per le intersezioni a raso e gli eventuali sottopassi o sovrappassi compresi i loro raccordi, le sistemazioni a verde, le opere di raccolta delle acque meteoriche anche con eventuali griglie, purché quest'ultime non determinino difficoltà di transito per i ciclisti, ecc.” e, all’art. 12 “ 1. Sulle piste ciclabili deve essere curata al massimo la regolarità delle superfici per garantire condizioni di agevole transito ai ciclisti, specialmente con riferimento alle pavimentazioni realizzate con elementi autobloccanti. 2. Sulle piste ciclabili non è consentita la presenza di griglie di raccolta delle acque con elementi principali paralleli all'asse delle piste stesse, né con elementi trasversali tali da determinare difficoltà di transito ai ciclisti.

Un riferimento più ampio e preciso alle caratteristiche del fondo dei percorsi ciclabili lo troviamo nel Decreto Interministeriale Decreto Interministeriale 29 novembre 2018, relativo alla Progettazione e realizzazione di un sistema nazionale di ciclovie turistiche, all’allegato 4, contenente i “Requisiti di pianificazione e standard tecnici di progettazione per la realizzazione del Sistema nazionale delle ciclovie turistiche (SNCT)”.

Al punto B3 – Percorribilità, lettera b) ''fondo viabile", si definiscono tre livelli caratterizzanti il fondo di un percorso ciclabile:

  • livello "minimo": fondo in terra naturale o in misto stabilizzato di cava in tratti privi di pendenza, buche, avvallamenti e altre discontinuità, per una lunghezza non superiore al dieci per cento del tronco;
  • livello "buono": fondo in terra naturale o in misto stabilizzato di cava in tratti privi di pendenza, buche, avvallamenti e altre discontinuità, per una lunghezza non superiore al cinque per cento del tronco;
  • livello "ottimo": fondo pavimentato, compatto, scorrevole e con margini esterni in condizione di sicurezza, assenza assoluta di avvallamenti che generano ristagni d'acqua e/o tratti fangosi in presenza di condizioni meteo avverse.

Per consentire una fruizione agevole e sicura, il fondo viabile deve possedere adeguati livelli di compattezza, scorrevolezza e aderenza, ottenuti con diverse tipologie di materiali naturali e artificiali; deve inoltre risultare privo di discontinuità, quali buche, avvallamenti, caditoie, che, nel caso in cui non possano essere eliminate, devono essere comunque adeguatamente segnalate. 

Il regolamento di cui sopra non è norma di legge generale, ma è relativo solo alle opere appartenenti al Sistema nazionale delle ciclovie turistiche, ma offre, ad oggi, l’unico riferimento relativo ai vari livelli di qualità di un percorso ciclabile.

Quindi, per i percorsi ciclabili, diverse sono le possibilità di utilizzo relativamente al materiale del fondo stradale, tenendo, comunque, conto della necessità di adeguati livelli di compattezza, scorrevolezza e aderenza, anche in considerazione alla tipologia prevalente di utilizzatori del percorso, dato che esistono diversi modelli di bicicletta che vanno dalle mountain bike, con ruote larghe e tassellate, adatte a percorsi sterrati e a fondi irregolari, fino alle biciclette da corsa, con ruote sottili e lisce, che necessitano di un fondo compatto e privo di irregolarità.

Per i fondi stradali classici può farsi riferimento al “Catalogo delle pavimentazioni stradali”, del Consiglio Nazionale delle Ricerche, pubblicato nel B.U. del CNR n.178 del 15 settembre 1995. Pur essendo stato concepito per una circolazione prevalentemente motorizzata può essere preso a riferimento, per quanto riguarda le pavimentazioni delle piste ciclabili, assimilandole alle “strade urbane di quartiere e locali”, considerato che, spesso, oltre alle biciclette, tali percorsi vengono utilizzati anche da mezzi di servizio a motore, seppur sporadicamente.

 

Stratigrafia della sezione stradale tipica per una pista ciclabile

La stratigrafia, quindi, di una sezione stradale tipica di una pista ciclabile in sede propria, può essere composta da conglomerato bituminoso per strato di usura, dello spessore di cm 4, posato sopra uno strato di collegamento sempre in conglomerato bituminoso, dello spessore di cm 8, poggiato su uno strato, di spessore variabile, di misto granulare non legato.

In caso di pavimentazioni in calcestruzzo, lo spessore della stessa sarà di cm 16, poggiata su uno strato di misto cementato o misto granulare di cm 15.

Sia il calcestruzzo che lo strato bituminoso di usura possono essere colorati in pasta per dare maggiore risalto al percorso. Sulle superfici possono essere, inoltre, applicate resine e vernici colorate per ottenere effetti cromatici particolari e/o delimitare particolari aree, soluzione meno duratura della colorazione in pasta.

 

Applicazione di resina colorata su pista ciclabile

Applicazione di resina colorata su pista ciclabile.

 

Sia per le pavimentazioni in conglomerato bituminoso che in conglomerato cementizio le superfici possono essere modificate attraverso appositi stampi che danno l’aspetto di una pavimentazione ad elementi lapidei e possono creare giochi di forme visivamente interessanti. In tal caso, però, viene modificata la regolarità del fondo stradale e, pertanto, tale possibilità va riservata solo per particolari tratti del percorso (attraversamenti, indicazione tratti pericolosi, ecc.), o per delinearne i limiti laterali.

I calcestruzzi, inoltre, possono avere una finitura superficiale che mette in risalto gli inerti in esso contenuti, attraverso l’aggiunta di specifici prodotti disaggreganti. L’effetto finale sarà quello di un pavimento in ghiaia, esteticamente gradevole ma poco confortevole per le biciclette con ruote strette. Anche questa tipologia va utilizzata solo in casi particolari e per brevi tratti.

Esistono anche asfalti e conglomerati cementizi permeabili, che attraverso una particolare lavorazione degli inerti permettono una permeabilità all’acqua creando spazi vuoti altamente permeabili all’acqua e una buona capacità drenante, caratteristica non secondaria soprattutto per rispettare i regolamenti locali che, sempre più, richiedono superfici permeabili per spazi pubblici e privati.

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L'articolo prosegue fornendo indicazioni su altre tipologie di pavimentazione come: l'utilizzo di masselli in calcestruzzo, terra stabilizzata e calcestre.


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