Un Approccio Estemporaneo al «BIM» negli Enti Locali?

Una delle caratteristiche peculiari del DM 560/2017, in seguito novellato dal DM 312/2021, consiste nella valorizzazione della dimensione sistemica dell'organizzazione, accanto a quella elementare del singolo procedimento tecnico-amministrativo.

Ciò fa sì che, attraverso la predisposizione di un atto organizzativo, di un programma formativo e di un piano strumentale, l'«obbligo» divenga una opportunità, anziché una costrizione.

Lo scopo del decreto ministeriale appare essere, infatti, quello di permettere una reale interiorizzazione delle logiche della digitalizzazione, in una prospettiva da Social BIM.


Policy digitale e PA: occorre configurare sistemi di gestione integrati


Stato dell'arte

Quel che si constata, al contrario, in diversi casi concernenti le strutture di committenza degli enti locali, anche a seguito della reazione da parte degli stessi a lodevoli premialità previste all'interno di specifici investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza (PNRR) e del Piano Nazionale degli Investimenti Complementari (PNC), è che siano enfatizzati aspetti estemporanei, quali, ad esempio, la centralità intrinseca dei dispositivi tecnologici, a discapito di un approccio metodico ai processi (possibilmente, in futuro, direttamente agibili dai dati strutturati), l'autoreferenzialità dei cosiddetti capitolati informativi, che dovrebbero, invece, discendere da un iter strutturato a livello aziendale e patrimoniale, l'enfatizzazione dei titoli professionali, a prescindere dall'approfondimento delle corrispondenti conoscenze, competenze e abilità richieste.

 

Come superare l'approccio estemporaneo al BIM della PA

 

Cosa propone la normativa di riferimento

Il punto è che la normativa internazionale e sovranazionale della serie UNI EN ISO 19650, che ha, inoltre, innescato la revisione della serie normativa nazionale UNI 11337, propone un contesto affatto diverso, coerente, del resto, con un approccio ormai assodato sui mercati internazionali, che contestualizza l'Information Management (e, all'interno di esso, l'Information Modeling) nei confronti del Project Management e del Risk Management.

In realtà, come dimostrano le normative delle serie UNI ISO 21500 e UNI ISO 31000, occorre adottare logiche maggiormente integrate, che abbiano origine dal Portfolio Management e dal Programme Management, piuttosto che non dal singolo Project Management.

Non a caso, accenni a questa tematica sono contenuti nella recente norma (rapporto tecnico) UNI/TR 11337-2, dedicata alla digitalizzazione delle funzioni di committenza, destinata al versante della domanda pubblica e privata, in virtù del fatto che la normativa internazionale e sovranazionale consideri i programmi di investimento individuali entro una strategia più ampia che sia condizionata dalle esigenze generali della organizzazione che promuova gli interventi immobiliari e infrastrutturali e che eventualmente li gestisca o li proponga al mercato nelle diverse modalità della alienazione o della locazione.

 

Cosa occorre fare

É palese, pertanto, che sia assolutamente necessario indirizzare le policy digitali degli enti locali verso la configurazione di sistemi gestionali integrati, entro lo scenario della qualificazione delle stazioni appaltanti e delle amministrazioni concedenti, a far data dal sistema di gestione per la qualità della serie normativa UNI EN ISO 9000, così come dal sistema di controllo di gestione dell'ente locale.

É noto, comunque, che le maggiori società di architettura e di ingegneria e le principali imprese di costruzione, attive sui mercati globali principali, stiano iniziando a ragionare in termini, appunto, di integrazione dei processi digitalizzati nei propri sistemi gestionali.

Non si può, d'altronde, ignorare che, proprio il PNRR e il PNC, per il tramite del sistema informativo REGiS, mirino, nell'ottica performance based, a riportare l'attenzione delle amministrazioni pubbliche alle dinamiche non solo della programmazione e della attuazione degli investimenti, bensì pure del monitoraggio e della rendicontazione, in conformità a determinate strutture contabili previste a livello comunitario dalla Recovery and Resilience Facility (RRF).

 

Schema sistema integrato per la gestione digitalizzata dei cespiti immobiliari e infrastrutturali

Figura 1 - Il sistema integrato per la gestione digitalizzata dei cespiti immobiliari e infrastrutturali.

 

Come impostare il processo di digitalizzazione dell'investimento

Il che spiega eloquentemente come, da un lato, l'atto organizzativo, richiamato originariamente dal DM 560/2017, costituisca una indispensabile premessa per la qualificazione delle stazioni appaltanti e delle amministrazioni concedenti, mentre, da un altro canto, sia opportuno far risaltare il Financial BIM, vale a dire il ricorso a dati strutturati a partire dalla valutazione della fattibilità dell'investimento, entro il bilancio previsionale annuale e pluriennale e il conseguente programma annuale e pluriennale relativo ai contratti pubblici di servizi e di lavori.

Si tratta, quindi, di un intento che pone al centro la disponibilità di una anagrafe patrimoniale digitalizzata, immobiliare e infrastrutturale, inerenti a beni disponibili e indisponibili, di una apposita piattaforma, interoperabile con AINOP (Archivio Informatico delle Opere Pubbliche) in grado di supportare proattivamente le politiche di investimento dell'ente locale, composta da Asset Information Model (AIM), da cui dipartano, secondo peculiari Organization Information Requirement (OIR) e Asset Information Requirement (AIR), i Project Information Requirement (PIR) e gli Exchange Information Requirement (EIR), cioè il capitolato informativo, da associare ad appositi brief, contenuti nei Documenti di Fattibilità delle Alternative Progettuali (DOCFAP) e nei Documenti di Indirizzo alla Progettazione (DIP), contemplati dalle linee guida ministeriali sul Progetto di Fattibilità Tecnico Economica (PFTE).

 

Impostazione del processo di digitalizzazione delle fasi temporali dell’investimento pubblico

Figura 2  - Il processo di digitalizzazione delle fasi temporali dell’investimento pubblico.

 

ACDat e contatti pubblici

La qual cosa indurrebbe, anzitutto, a ripensare, nell'ottica della normativa internazionale e sovranazionale promossa da ISO e da CEN, la nozione di Ambiente di Condivisione dei Dati (ACDat) ovvero del Common Data Environment, che rappresenta il luogo di esecuzione del contratto, ormai distinto in Workflow Management e in Gestione delle Technical Solution (tra loro rapportabili in termini Machine-To-Machine) legato al singolo procedimento tecnico-amministrativo o al singolo Project, riportandolo a una necessaria continuità con le piattaforme digitali di gestione dei procedimenti amministrativi di affidamento dei contratti e di selezione dei contraenti, ivi inclusi i mercati elettronici.

Il che spiega come i processi poc'anzi ricordati non possano che essere operati entro un quadro giuridico-contrattuale molto accurato, dato dal Legal BIM.

Non vi è chi non veda in una simile modalità la migliore possibilità di abilitare digitalmente gli intenti relativi alla sostenibilità, alla circolarità, alla inclusione sociale, alla neutralità climatica.

Nel momento in cui si intende agevolare la Rigenerazione Urbana tutto ciò non è trascurabile,  non solo a fronte dei Sustainable Development Goal (SDG), ma pure degli Environment Social Governance Criteria (ESG).

L'invito è, perciò, quello di riportare la digitalizzazione dei procedimenti tecnico-amministrativi entro logiche sistemiche più ampie e maggiormente strategiche, finalizzate alla modernizzazione del funzionamento della amministrazione pubblica e non avulse dalla politica generale per la digitalizzazione della stessa.

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