L'uso della termografia per l'indagine dei difetti degli edifici

In questo articolo si affronta l’applicazione dell’indagine termografica alla lettura del fabbricato in termini di perdite, difetti esecutivi, ad esempio la posa del cappotto, umidità di risalita. Tutti fenomeni ricorrenti negli edifici esistenti che rendono poco salubri alcuni ambienti dell’abitazione e che possono comportare, nel tempo, danni più consistenti se non affrontati in modo adeguato al loro manifestarsi. 


Un intervento di risanamento una muratura soggetta a degrado per effetto, ad esempio di sali creatisi a seguito della presenza di umidità, dovrebbe essere preceduto dal sopralluogo diagnostico di un tecnico specializzato per accertare:

  • le cause e lo stato evolutivo del degrado; 
  • la percentuale d’acqua presente nel muro; 
  • la quantità e la qualità dei sali;
  • l’eventuale presenza di risalita capillare quale causa dell’umidità in atto;
  • nonché altre eventuali concause agenti in modo concomitante o indipendente dalla risalita (ad esempio perdite da condotte idrauliche, infiltrazioni di acque superficiali e/o sotterranee).

Effetto visivo dell’umidità di risalita: rigonfiamento e sbriciolamento dell’intonaco interno all’abitazione.

Figura 1 – Effetto visivo dell’umidità di risalita: rigonfiamento e sbriciolamento dell’intonaco interno all’abitazione.

La diagnosi in situ può essere eseguita con l’uso combinato di termoigrometro, tester e termocamera. A questa possono seguire, se necessario, specifiche analisi di laboratorio per la precisa determinazione della percentuale in peso d’acqua nel muro e per la classificazione e quantificazione dei sali dannosi.  La concentrazione di sali dannosi nella struttura ha una notevole importanza: non si può pensare ad un risanamento completo ed efficace senza aver preventivamente valutato la presenza e soprattutto la concentrazione di sali nella struttura.

 

Fenomeno dell’umidità di risalita

Figura 2 – Fenomeno dell’umidità di risalita (fonte Risanamento di murature umide e degradate – Edgardo Pinto Guerra)

 

Le muffe sono funghi che troviamo spesso sulle pareti delle abitazioni umide: derivano dalle spore vegetali presenti a milioni nell’aria. L’acqua è il soggetto principale, in quanto rappresenta l’ambiente ideale per far germogliare le muffe che poi fioriscono sulle pareti, comportando rigonfiamenti e distacco degli intonaci interni e/o esterni della costruzione. 

I muri si bagnano per l’aumento dell’umidità relativa e la diminuzione della temperatura. Per eliminare questo pericoloso fastidio si può aumentare la temperatura, oppure diminuire l’umidità relativa.  L’umidità dell’aria viene aumentata ad esempio dalla presenza di persone, dalla cottura dei cibi, dalle attività di pulizia. 

Valori ottimali dell’umidità relativa corrispondono al 45-55%, se superiore può essere pericolosa. La muffa si forma prima della condensa. La norma UNI EN 13788 prescrive che l’umidità relativa in corrispondenza della superficie sia al massimo dell’80%. Questo fenomeno è particolarmente esaltato dalla presenza di ponti termici che determinano locali abbassamenti della temperatura superficiale fino al raggiungimento di quella di condensa.

Per riscontrare l’effettiva umidità presente nei muri è possibile condurre un’indagine termoigronometrica che è volta a:

  • Verificare la presenza di umidità negli strati superficiali e profondi delle strutture murarie;
  • Verificare l’altezza di risalita dell’umidità nelle murature;
  • Verificare le condizioni ambientali interne ed esterne;
  • Verificare la presenza di acqua.

 

Relazione tra temperatura, umidità assoluta e relativa per la norma UNI EN 13788:2003

Figura 3 – Relazione tra temperatura, umidità assoluta e relativa per la norma UNI EN 13788:2003 (Fonte Anit)

 

La presenza di cristalli salini nelle murature: contaminazione e danni correlati

La presenza di cristalli salini all’interno delle murature e degli intonaci è una delle principali cause del deterioramento dei materiali che le compongono. L’analisi della percentuale in peso dei sali disciolti può essere eseguita mediante la cromatografia ionica secondo la norma UNI 11087: 2003 “Beni culturali: materiali lapidei naturali ed artificiali: determinazione del contenuto di sali solubili”.

In Italia, non esistono normative specifiche che indichino le corrette percentuali di riferimento ma dall’esperienza francese, tedesca e austriaca possono essere estrapolati i valori qui di seguito riportati.

 

Percentuale di Sali nei muri correlato al grado di rischio di contaminazione

Figura 4 – Percentuale di Sali nei muri correlato al grado di rischio di contaminazione (fonte Risanamento di murature umide e degradate – Edgardo Pinto Guerra)

 

L’analisi preliminare serve per valutare i sali totali presenti; la ricerca è concentrata sugli anioni: cloruri, solfati, nitrati ma anche i cationi metallici: Na, K, Mg, Ca.

Non esiste l’acqua distillata nel terreno, quindi quella che entra in un muro contiene sempre dei sali disciolti. L’acqua evapora dalle pareti in contatto con l’aria, ma i sali no, generano cristalli.

Naturalmente, lo stesso discorso vale per la spuma marina scagliata contro gli edifici dalle burrasche. Le macchie esterne bianche dette efflorescenze (il “salnitro”) sono innocue, mentre i cristalli interni invisibili, detti sub-efflorescenze, che si formano nei primi 1,5-2 cm di spessore del muro, causano i danni perché riempiono il materiale esercitando intense pressioni.

I danni da cristalli compaiono anni dopo che l’acqua ha iniziato a penetrare ed a evaporare. La distruzione è maggiore laddove si sono formati più cristalli, cioè laddove l’acqua ha evaporato in maggiore quantità perché il materiale è più poroso e più permeabile. I cristalli sono igroscopici, quindi mantenere un locale umido anche da soli e in presenza di una barriera alla risalita.

 

Indagine termografica

L’indagine termografica corrisponde ad un metodo d’indagine non distruttivo che, sfruttando la radianza termica che gli oggetti emettono nell’infrarosso, permette di eseguire accurate diagnosi non distruttive con l’utilizzo di una telecamera a raggi infrarossi. La normativa tecnica di riferimento è la seguente:

  • UNI EN ISO 9712 - Prove non distruttive - Qualificazione e certificazione del personale addetto alle prove non distruttive;
  • UNI EN 13187- Rilevazione qualitativa delle irregolarità termiche degli involucri edilizi.

 

Visualizzazione dei ponti termici in facciata.

Figura 5 – Visualizzazione dei ponti termici in facciata.


Attraverso l’utilizzo combinato di una termocamera ad infrarosso, con operatore termografico e di un geofono si possono eseguire indagini non distruttive e non invasive finalizzate all’individuazione di perdite, infiltrazioni, umidità di risalita e altre anomalie che possono danneggiare le strutture o impedire l’utilizzo dell’immobile. L’evidente vantaggio delle tecniche non invasive è quello di non sprecare tempo e risorse in estese demolizioni alla ricerca dell’unica zona alla quale è imputabile la perdita, ma di arrivare direttamente alla stessa. 

 

Difetti esecutivi nella realizzazione di un cappotto termico

Figura 6 – Difetti esecutivi nella realizzazione di un cappotto termico

 

Fenomeno di condensa all’interfaccia tra il soffitto e la parete

Figura 7 – Fenomeno di condensa all’interfaccia tra il soffitto e la parete

 

Distacco intonaco in un fabbricato.

Figura 8 – Distacco intonaco in un fabbricato.

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