Quarta cessione del credito, Paola Marone (Federcostruzioni): "Non basta, serve soluzione ai crediti frammentati"

La presidente di Federcostruzioni analizza la situazione all'alba della quarta cessione del credito (DL Bollette ed Energia atteso in Gazzetta Ufficiale) e delle problematiche connesse col divieto di frammentazione dei crediti.


La quarta cessione del credito scatterà ufficialmente alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DL 17/2022 (Bollette ed Energia), consentendo alle banche di poter cedere ai propri correntisti, e, di fatto, dando nuova linfa ad un mercato che iniziava a non respirare più. “Si tratta di una misura fondamentale anche per quanto accaduto con Intesa SanPaolo e Unicredit, che non accettavano più le cessioni per gli anni 2021 e 2022, con conseguente blocco della circolazione di liquidità. Ogni apertura che consenta ai crediti di circolare è positiva, ma purtroppo non è sufficiente in quanto rimane la questione della frammentazione dei crediti, che si dipana in due ordini di problemi diversi”.

E' questo il commento di Paola Marone, presidente di Federcostruzioni, che ci spiega bene i due problemi connessi col discorso ‘frammentazione dei crediti’.

Quarta cessione del credito, Paola Marone (Federcostruzioni): “Non basta, serve soluzione ai crediti frammentati"

I vecchi crediti e il problema dei residui frammentati non cedibili

Il primo riguarda, spiega la Marone, “i residui dei ‘vecchi’ crediti pregressi, che oggi non hanno mercato per via delle nuove regole anti-frammentazione. E’ un problema enorme perché i crediti non hanno più sbocco. Si tratta infatti di crediti bloccati nel cassetto fiscale di svariati imprenditori e professionisti che, come la sottoscritta, avevano ceduto una parte a Poste Italiane tenendosi l’altra per beneficiarne in compensazione. Poste Italiane non accetta oggi i crediti residui, per cui sotto questo aspetto non c’è soluzione, è un problema molto serio, ci sono cassetti fiscali pieni di somme senza alcuna possibilità di circolazione”.

Chiarendo ulteriormente: le imprese che, secondo la normativa all’epoca vigente, avevano ceduto il primo SAL a Poste Italiane che accettava lo sconto in fattura, con le nuove regole operative del Decreto Sostegni-ter si trovano ora in difficoltà a reperire banche disposte ad acquistare i crediti residuati per l’eccedenza ed oramai frammentati.

Questo - continua la Marone - è accaduto solo per l’anomala applicazione retroattiva delle modifiche delle regole, mentre Poste avrebbe dovuto e dovrebbe completare le cessioni antecedenti ed applicare solo alle nuove cessioni le recenti norme. Diversamente le imprese stanno pagando un caro prezzo, spesso il fallimento delle aziende, senza avere alcuna colpa per aver legittimamente ceduto i primi SAL a Poste non potendo prevedere i cambiamenti che sarebbero intervenuti successivamente. D’altronde se gli imprenditori avessero avuto contezza della differente normativa avrebbero potuto evitare di stipulare contratti che in alcuni casi restano vigenti (alcune imprese hanno dovuto rinunciare) impegnando le proprie imprese nei confronti dei clienti senza poter prevedere un disimpegno di Poste a concludere pratiche già avviate. Le nuove regole operative di Poste hanno comunque creato enormi problemi per il futuro che vede le banche agire molto lentamente nelle fasi di acquisto mentre le piattaforme che svolgono la ‘due diligence’ sono bloccate per l’imminente scadenza del 29 aprile. Inoltre non esistendo un termine per rispondere alle richieste di vendita dei crediti da parte di Poste le imprese restano in una situazione di stallo con crediti ceduti per i quali si ignora persino se saranno accettati o meno”.

 

La possibile soluzione

Date le recenti modifiche, Poste ora può acquistare crediti derivanti da sconti in fattura in quanto il flusso informativo relativo ai crediti fiscali comprende anche un campo, prima assente, inerente il credito derivante da sconto in fattura e non da cessioni plurime. Poste può quindi ricomprare crediti derivanti da sconto in fattura anche se resta il nodo del massimale di 150mila euro che dirige gli interventi solo su unifamiliari di famiglie abbienti che possono anticipare i costi escludendo praticamente i condomini e i fabbricati plurifamiliari ed escludendo di fatto anche le imprese, le quali peraltro sono in forte sofferenza perché Poste non ha accettato moltissime richieste pervenute nei mesi di gennaio e febbraio. Le imprese hanno ricevuto queste comunicazioni subito dopo Pasqua”.

 

Il divieto di frammentazione dal 1° maggio 2022

Il secondo problema è invece riferito al ‘post 1° maggio 2022’, quando cioè entrerà in vigore la misura del DL Sostegni-Ter che vieta la frammentazione dei crediti a partire dalla seconda cessione. “Anche questo crea disagio, in quanto si tratta comunque di un blocco, di una possibilità in meno. Noi siamo d’accordo a combattere le frodi, ci mancherebbe, ma si potrebbero potenziare i controlli, ad esempio, come proposto da Federcostruzioni, tramite un sistema di qualificazione delle imprese. Poiché questi cantieri utilizzano soldi pubblici si deve procedere di conseguenza: le imprese devono dimostrare che sono strutturate attraverso le attestazioni SOA”.

In un ulteriore e nuovo provvedimento al vaglio del Governo, infine, si dovrebbe consentire alle banche di cedere il credito ai propri correntisti non solo all’ultimo step (cioè alla quarta cessione) ma sin da subito. “E’ positivo, tutto quello che liberalizza e aumenta la possibilità di smaltire i crediti è assolutamente apprezzabile”, chiude la presidente di Federcostruzioni.