CEN looking to develop BIM standards: intervista a Paolo Odorizzi, membro del CEN/BT/WG 215

Intervista a Paolo Odorizzi, Direttore Tecnico di Harpaceas e membro del CEN/BT/WG 215 “Building Information Modelling (BIM)”

È stato istituito dal Comitato Europeo di Normalizzazione (CEN) un gruppo di lavoro, il CEN/BT/WG 215 “Building Information Modelling (BIM)” con lo scopo di elaborare le linee guida sulla base delle quali il CEN potrà istituire un comitato tecnico permanente per un futura normativa BIM. Del gruppo di lavoro che si è già riunito e sta già lavorando alla stesura delle linee guida, fanno parte tre delegati UNI: Alberto Pavan, Responsabile tecnico del progetto INNOVANCE, Paolo Odorizzi, Direttore Tecnico di Harpaceas e Filippo Romano, Direzione Generale Vigilanza Lavori servizi e forniture (AVCP).

Ingegnere, qual è l’obiettivo del CEN?
L’obiettivo del CEN è quello di predisporre una norma di riferimento sul BIM alla quali i vari enti di normazione nazionali si dovranno attenere nell’assoluto interesse dell’unione Europea e dei suoi comitati nell’evitare normative discordanti. Il CEN si muove quindi per evitare che a livello europeo vengano assunte a livello governativo iniziative sullo stesso tema indipendenti e non coordinate tra loro.
Il gruppo di lavoro in questione è già attivo, il tempo di lavoro sarà corrispondente al 2014. Il comitato ha come obiettivo di suggerire al CEN ad istituire un Comitato Tecnico già per il prossimo anno attraverso la stesura di linee guida sulla base delle quali dovrà poi essere basato una norma BIM. Al momento, essendo il gruppo di lavoro ancora all’opera, è prematuro fare ipotesi sui contenuti ma l’orientamento comune è di includere le norme già disponibili a livello internazionale (ISO) ovvero quelle relative allo standard IFC, Industry Foundation Classes. Si prenderà spunto delle norme standard ISO16739, riguardante la sintassi che può essere utilizza dai software tecnici per lo scambio delle informazioni, che è il riferimento di Industry Foundation Classes e le altre norme che riguardano più il processo e l’organizzazione delle informazioni nei lavori di costruzione.

Che cosa si intende con Open BIM?
Per “Open BIM” si intendono tutti quei processi BIM basati su linguaggi di tipo aperto, disponibili per tutti senza costi, quale per l’appunto IFC redatto e gestito da buildingSMART, un’organizzazione indipendente dalle softwarehouse che produce questo standard rendendolo disponibile per i produttori di tecnologie informatiche che possono implementarlo nelle loro applicazioni. Il fatto che questo strumento sia open è di fondamentale importanza dal momento che il BIM, che ha una forte implicazione sulle tecnologie informatiche, deve al tempo stesso garantire la competitività tra gli sviluppatori e libertà e indipendenza nelle scelte da parte dei progettisti. Anche sul piano normativo l’indipendenza degli standard e delle modalità di comunicazione risulta ancora più importante soprattutto considerando che l’adozione del BIM interesserà da vicino e in misura significativa anche tutte le stazioni appaltanti pubbliche interessate nell’adozione di queste nuove tecniche BIM in relazione alle costruzioni e agli appalti di opere strutture e infrastrutture sul territorio.

Qual è la situazione italiana?
Per quanto riguarda il contesto italiano, in molti sostengono che il nostro settore abbia accumulato qualche ritardo nell’implementazione e nelle sperimentazioni BIM, così forse appare anche ai nostri colleghi europei ma in realtà posso assicurare che i progettisti Italiani fanno già largamente uso di applicazioni basate sulla terza dimensione e sull’archiviazione di informazioni non geometriche nelle modellazione corrispondenti. Il BIM può essere definito un "3D Intelligente" perché oltre al dato grafico da modo di mantenere e condividere dati alfanumerici per verificare costantemente l’evoluzione del progetto. Da queste considerazioni si percepisce come il BIM ci proietti verso un nuovo modo di progettare, dove tutto è subito 3D e il 2D è semplicemente una rappresentazione temporanea e circoscritta di qualcosa che nasce virtualmente come idea 3D e si mantiene tale per tutta l’evoluzione del progetto. Con il BIM gli elaborati grafici perdono la loro funzione di mezzo di trasporto dell’informazione e assumeranno in futuro un significato e limitato anche a livello contrattuale.
In Harpaceas, tutti i giorni, facciamo attività di supporto e consulenza basate sull’utilizzo di tecnologie tridimensionali, associando grafica e informazione. Sono tanti i segnali che ci fanno constatare che questa modalità operativa risulta già applicata in Italia come nel resto d’Europa. Forse si può ritenere di esser rimasti un po’ indietro nell’integrazione complessiva progettuale attuabile con il BIM, ma è proprio su questo che una normativa condivisa può costituire elemento di accelerazione del processo anche nel nostro paese.
Una normativa non cogente che stabilisca le regole di base e come muoversi in modalità uniforme è necessaria e utile anche per i progettisti italiani che si muovono all’estero, per disporre di un riferimento comune che possa servire come coagulante di quei piccoli embrioni di capacità e di conoscenza che sono già presenti sul territorio. Il fatto stesso di poter disporre per la prima volta di una norma europea e nazionale sul tema del BIM non potrà che rivelarsi molto utile nello scopo di velocizzare l’applicazione del metodo raggiungendo così quegli obiettivi di miglioramento tanto sottolineati a livello internazionale.
Le linee guida a cui sta lavorando il Working Group costituiscono di fatto delle indicazioni molto semplici che stabiliscono concetti comuni da seguire a livello europeo. Sulla base di questo lavoro il CEN potrà istituire un successivo comitato tecnico che potrà arrivare a rilasciare una o più norme ragionevolmente anche entro il 2015.

Quali sono gli obiettivi a cui mirare?
L’obiettivo a cui si tende con l’impiego del BIM è quello di risparmiare soldi e tempo per una valore che si potrebbe attestare nel 20% rispetto ai costi delle costruzioni. Occorre tuttavia adottare le nuove tecnologie e superare i vecchi processi oramai non più adatti ai tempi. Oggi la tecnologia è un passo avanti rispetto alla prassi dei processi che è invece rimasta più indietro ed è di conseguenza opportuno accelerare al più presto il rinnovamento tecnologico e procedurale.
Fino ad una decina di anni fa la spinta sul BIM arrivava, oltre che dagli ambiti universitari più attenti, soprattutto dai produttori di tecnologie informatiche. Oggi anche il mondo delle associazioni di categoria e dei professionisti si sta muovendo in questa direzione attivando ricerche e sperimentazioni orientate all’applicazione del metodo BIM.
La nostra società ha tantissimi clienti in Italia, dalle grandi imprese o filiali di progettazione di società internazionali alle piccole realtà, studi professionali o costruttori di ogni dimensione e capacità. Il 3D in Italia viene applicato in campo architettonico, nel calcolo e nella progettazione delle strutture e, in misura ridotta, nel settore della progettazione infrastrutturale e dell’impiantistica edile. In senso lato tuttavia si può dire che ci sia ancora molto da sviluppare nell’intento di far migliorare i processi di comunicazione basandoli proprio sui benefici che il BIM 3D può per sua natura disporre. Si tende ancora troppo a diporre le informazioni sui disegni 2D o nelle relazioni tecniche associate, utilizzando sempre e solo metodologie consolidate ma sicuramente migliorabili. Soltanto con un ulteriore sforzo ci si potrà avvicinare a quegli obiettivi di recupero economico di cui la filiera ha fortemente bisogno.

Quali sono i vantaggi nell’utilizzo del BIM?
È importante sottolineare che il BIM è un processo di lavoro e che prima ancora di cambiare i propri strumenti di lavoro occorre che chi si avvicina al BIM faccia l’analisi dei processi per rendere il suo investimento produttivo. Uno studio anche di piccole dimensioni otterrà sicuramente vantaggi dall’utilizzo di questo strumento ma deve attivare investimenti minimi a livello informatico e nella formazione del personale.
Deve anche riuscire, magari avvalendosi di consulenti come Harpaceas, a capire che cosa può cambiare e cosa va aggiornato nei propri processi. Oggi investire nel BIM come applicativo software solo e limitatamente per ottenere la stessa documentazione di un tempo e continuare quindi a scambiare le informazioni tra le parti alla vecchia maniera, non è un suggerimento che si possa ritenere interessante, anche se molti pensano di poter seguire proprio questo tipo di implementazione. È più opportuno cercare di capire quali sono gli attori coinvolti nel processo e con i quali interagire, la committenza, i costruttori, gli architetti, gli impiantisti, chi cura gli aspetti economici, le imprese, ecc, analizzare come migliorare i processi corrispondenti e solo da ultimo investire negli applicativi che si ritengono più adeguati allo scopo e parallelamente nella formazione del proprio personale.

Quale tipo di formazione è necessaria?
La formazione sul BIM non è esclusivamente la formazione sull’utilizzo di un programma software ma è principalmente orientata alla figura del BIM Manager cioè di colui che, pur essendo esperto di costruzioni, più che responsabile delle scelte progettuali, decide come la comunicazione all’interno del progetto debba procedere. Decide gli strumenti da usare, le modalità di utilizzo, la sequenza temporale delle emissioni dei vari modelli e il loro livello di sviluppo e di dettaglio cercando di armonizzare questa quantità di dati informatici tra tutte le varie discipline di cui si compone ogni progetto.
Le azioni di formazione di figure professionali come queste possono essere costruite e proposte dalle Università e da alcune altre professionalità già attive in questo senso. Harpaceas ad esempio collabora da tempo con il MIP, la Business School del Politecnico di Milano, nella realizzazione di corsi di approfondimento su questi temi. Ciò nonostante nel nostro Paese non possiamo dire di aver ancora disponibili tali posizioni professionali nella misura in cui il mercato ne avrebbe necessità.