La R della discordia: R.E.I. oppure E.I.?

Una singola lettera può creare misunderstanding? A quanto pare sì…


Classe di resistenza al fuoco: ecco cosa significa l'acronimo R.E.I.

Nel 2007 un decreto ministeriale ha sostanzialmente, e diremo finalmente, chiarito l’acronimo R.E.I., indicatore dei 3 principali parametri valutativi della classe di resistenza al fuoco dell’elemento costruttivo.

Già citata nel DM 30 novembre 1983, la sigla indicava la tenuta nel tempo (in minuti - numero al seguito) del carico incendio di un manufatto divisorio.

La quaestio è che ogni elemento, sia esso fisso o mobile, nella sua funzione di compartimentazione veniva sempre (e purtroppo in parte ancora oggi) classificato R.E.I., senza alcuna distinzione sulla natura e funzione strutturale.

R.E.I., diventato ormai un marchio di fabbrica, era imprescindibile nelle pratiche antincendio dove il copia incolla portava a scrivere: “strutture e porte devono essere almeno R.E.I…” con i minuti che cambiavano in relazione alla tipologia dell’ambiente da proteggere.

Solo dopo il DM del 16/02/2007 si è avuta la corretta interpretazione della discussa R, passando “dall’attitudine di un elemento da costruzione a conservare la resistenza meccanica sotto l’azione del fuoco” alla più concisa e chiara definizione dell’allegato A simboli e classi “capacità portante”. Nella tabella D.4 erano riportati i valori EI delle murature non portanti integrati poi dalla circolare ministeriale n.1968 del 15/02/2008 con i valori REI delle pareti di muratura portante, a riprova del “nuovo” significato della lettera R.

Elemento strutturaleR.E.I.

Elemento non strutturale → E.I. (che non sostiene ulteriori carichi oltre al peso proprio) 

È importante riconoscere come vere queste affermazioni:

  • Non possiamo certificare R.E.I. una parete di tamponamento;
  • Non possiamo certificare R.E.I. una porta tagliafuoco;
  • Non possiamo certificare R.E.I. una serranda tagliafuoco.

Eppure, ancora oggi si fatica ad accettare la “menomazione” continuando a pretendere la R. Perché? Un cambio normativo avvenuto senza particolari clamori, che ancora oggi risulta non del tutto digerito ed acquisito, la presenza per anni di moduli dei VVF colmi di refusi non aggiornati, l’abitudine… forse tutto questo.

Ribadendo quindi il concetto, a favore di chiarezza - l’assenza della R non inficia la validità della certificazione della resistenza al fuoco ma classifica “semplicemente” l’elemento come non portante.

Ad esempio:

  1. Una parete in laterizio può presentare allo stesso tempo resistenze al fuoco differenti in relazione all’utilizzo e/o alla modalità di confezionamento.
  2. Una parete realizzata con il blocco Alveolater 25 incastro presenta un R.E.I. 120 in versione portante e un E.I. 240 in versione tamponamento
    [rif. portale tecnico www.walleng.it - FUOCO – calcolo resistenza].

Significato acronimo R.E.I.

Resistenza [R]

  • Attitudine di un elemento strutturale a conservare la sua resistenza meccanica quando viene sottoposto all’azione del fuoco. Indica la stabilità meccanica, la capacità portante di un edificio.

Ermeticità o tenuta dei gas [E]

  • Capacità di un elemento (superficie, rivestimento, tamponamento, elemento strutturale) di non lasciar passare e di non produrre gas e vapori a contatto col fuoco. Ne valuta, in altre parole, la tenuta ai fumi.

Isolamento termico [I]

  • Capacità di isolamento indica, infine, l’attitudine di garantire isolamento termico, ossia il contenimento, per un determinato periodo di tempo, della trasmissione del calore ad altre parti. In altre parole, dice per quanto tempo si può limitare il riscaldamento della faccia non esposta alle fiamme.

 


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