10 anni dal sisma Emilia: il resoconto della ricostruzione

A dieci anni dal terremoto dell'Emilia, la Regione Emilia Romagna fa il punto sulla ricostruzione attraverso un report contenente tutti i dati su abitazioni, scuole, attività industriali, agricole, artigiane e sui beni culturali.

Quel 20 e 29 maggio 2012

Il 20 maggio ricorre il decennale del tragico terremoto che colpì, alle 4,03, con una scossa di magnitudo Ml 5.9 una vasta porzione di territorio compreso tra l’Emilia-Romagna, il Veneto e la Lombardia. 

Le Province interessate sono quelle di Modena e Ferrara e, in misura minore, quelle di Bologna, Mantova e Rovigo. La scossa provoca sette vittime, di cui cinque come conseguenza diretta dell’evento sismico e due per cause connesse. Sulla base delle registrazioni dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, l’epicentro viene localizzato tra i Comuni di Finale Emilia e San Felice sul Panaro, in provincia di Modena.

Il 29 maggio, alle 9 del mattino, si verifica un nuovo forte terremoto (Ml 5.8), localizzato circa 12 km a sud-ovest del precedente, in prossimità di Medolla, in provincia di Mantova.

A causa di questo nuovo terremoto le vittime salgono a 28 causate, in gran parte, dal collasso delle coperture dei capannoni industriali.

I danni interessano soprattutto i beni storico-artistici: i castelli, le chiese e i palazzi di costruzione antica, a partire dal castello Estense di Ferrara, al Palazzo Ducale di Mantova e al Duomo di Mirandola. Danni importanti, ma un numero limitato di crolli, si registrano anche nell’edilizia abitativa. Gravi conseguenze per la produzione economica di molte aziende, a causa del crollo di capannoni e impianti produttivi nel comparto biomedicale e agro-alimentare, come quella del Parmigiano-Reggiano che risulta tra le attività economiche più colpite.

Tra gli effetti del sisma, anche la liquefazione del suolo, che si è manifestata in maniera vistosa in varie località, perlopiù situate in corrispondenza di antichi alvei fluviali, in un’area circoscritta tra il settore occidentale della provincia di Ferrara e l’attuale corso del Secchia.

Per la prima volta nella storia del Paese un grande terremoto colpisce una zona densamente popolata. 550 mila gli abitanti coinvolti, senza considerare le città capoluogo - che si distingue per l’alta industrializzazione, per l’agricoltura fiorente e per l’elevato tasso di occupazione.

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© Regione Emilia Romagna

Oggi: una ricostruzione quasi completata

A fare il punto sulla ricostruzione dopo i due tragici eventi che hanno colpito l'Emilia il 20 e 29 maggio 2012, il report pubblicato dalla Regione Emila Romagna e presentato in conferenza stampa. Di seguito una sintesi dei dati.

A dieci anni dal sisma, la ricostruzione in Emilia è ormai in fase di completamento. La ricostruzione privata e produttiva è praticamente chiusa, mentre proseguono i lavori per completare la realizzazione del Piano delle opere pubbliche e dei beni culturali condiviso con Soprintendenze e autorità ecclesiastiche, più complessa anche per i vincoli storici e architettonici esistenti.

Il cratere iniziale, che contava 59 Comuni, oggi è ristretto a 15: in 45 comuni, infatti, la ricostruzione è pressoché terminata, mentre nei rimanenti è a buon punto ma servono ancora procedure e risorse specifiche per le quali è in corso un confronto con palazzo Chigi.

Ad oggi per la ricostruzione sono stati concessi complessivamente contributi per quasi 6,5 miliardi di euro, erogati alle famiglie e alle imprese delle aree colpite. Di questi, già liquidati oltre 5 miliardi di euro.

Tutte le informazioni sul sito del Decennale del sisma 2012

 

I dati della ricostruzione in breve

La quasi totalità di cittadini e famiglie, circa 27 mila persone, è rientrata nelle proprie case. Circa 17.500 sono le abitazioni ripristinate.

Le scuole, 570, sono state tutte ristrutturate o costruite nuove e senza mai perdere un’ora di lezione.

6 mila piccole attività commerciali, artigiane e dei servizi rese di nuovi agibili, 3.500 aziende industriali e agricole ristrutturate e altre 1.550 imprese che hanno potuto mettere in sicurezza i propri stabilimenti o spazi di produzione in nome della prevenzione futura. 

Ancora: 1.000 interventi nei centri storici per la riqualificazione o nuove aperture di botteghe, uffici, attività artigianali e professionali. 330 chiese riaperte al culto.


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© Regione Emilia Romagna

 

Cosa resta da fare: la nuova ordinanza sui cantieri e il confronto con Palazzo Chigi

Come si legge sul sito della regione Emilia Romagna, anche in questi ultimi due anni, segnati drammaticamente dalla pandemia, i cantieri, pur rallentati, non si sono mai fermati. Resta infatti l’obiettivo di chiudere anche quest’ultima parte nel più breve tempo possibile, con il caro energia, gli aumenti generalizzati dei prezzi e la difficoltà nel reperire materiali e strumenti per l’edilizia che rendono la sfida ancor più impegnativa.

In questo quadro si inseriscono alcuni provvedimenti assunti dalla Regione Emilia-Romagna, dal Governo e dal Commissario per la ricostruzione per sbloccare progetti e cantieri.

In particolare, dopo il nuovo prezziario regionale il Commissario si prepara ora a firmare la nuova ordinanza sui cantieri in corso nel ‘cratere’, sia pubblici che privati, in aggiunta a quanto già previsto nel Decreto legge 50/2022 pubblicato martedì scorso. Una vera e propria boccata di ossigeno per imprese e ricostruzione, sollecitata con forza da associazioni economiche, professionisti e sindaci per dare l’ultimo impulso al completamento dei lavori post sisma.