Il restauro è la metafora di una profonda, ricca e vivace conversazione

L'architetto Massimo Bottini, presidente della sezione Italia Nostra Valmarecchia, risponde ad alcune nostre domande relative ad alcune tematiche che interessano l'ambito del recupero, conservazione e valorizzazione del costruito storico.


Restauro inteso come azione dinamica di dialogo

Dalila Cuoghi

Il restauro è solo recupero e conservazione o anche trasformazione?

Massimo Bottini

Il restauro è sempre un’azione dinamica anche se normalmente si pensa a qualcosa di statico. 

Quando recupero il primo interlocutore da interrogare è ciò che devo recuperare, si instaura una sorta di dialogo che fin da subito è azione di movimento. Il codice condiviso che si utilizza per questo tipo di conservazione è quello che include la misurazione, l’osservazione della materia, la sua composizione, la ricerca storiografica.

Il recupero di forme originarie attraverso il restauro è sempre trasformazione, il manufatto con cui interagisco man mano si trasforma attraverso le azioni che intraprendo come conseguenza di quel dialogo.

É un rapporto di scambio continuo tra l’architetto restauratore e il restaurato e questo spazio di dialogo è il luogo in cui avviene appunto la trasformazione.

Tuttavia, esiste anche un altro livello di interazione che si allinea ai primi due, restauratore e restaurato, quello che comprende il “fruitore” inteso come la comunità locale che ha nel proprio orizzonte di senso il manufatto su cui si interviene. L’azione del restauro modifica la percezione di quel manufatto e trasforma il paesaggio mentale di riferimento di quella comunità, un palazzo quattrocentesco che passa da una condizione di abbandono ad una di recupero e conservazione è un potente elemento di trasformazione del paesaggio, il suo “ripresentarsi” contribuisce ad arricchire il senso di appartenenza e di riconoscimento nel luogo.

A ben vedere il restauro è la metafora di una profonda, ricca, vivace conversazione.

 

Il restauro è la metafora di una profonda, ricca e vivace conversazione

 

Chi guida il processo di restauro

Dalila Cuoghi

Da cosa nasce un progetto di restauro? É un’attività individuale o necessita di una «partecipazione»?

Massimo Bottini

Un progetto di restauro nasce da una concertazione, è un’orchestra che suona armoniosamente. C’è il direttore d’orchestra, c’è il manufatto in attesa di intervento, c’è la comunità locale, ci sono le maestranze, c’è la proprietà. Ogni elemento ha una propria voce, da un contributo specifico che chi coordina è chiamato a recepire, a mescolare e a restituire in forma di progetto.

 

Sulla vulnerabilità sismica del patrimonio costruito storico

Dalila Cuoghi

A volte un’opera presenta problemi più «interni» che di facciata: sto pensando alla vulnerabilità sismica. Negli ultimi eventi sismici del centro Italia sono crollate più chiese che case. Perché accade questo? Perché non si interviene sulla sicurezza degli edifici vincolati?

Massimo Bottini

Lo scrittore santarcangiolese Antonio Baldini nel 1940 in “Italia di Bonincontro”  scriveva : “…le case le tien su il respiro degli uomini…”. Ecco questo è il motivo per cui le chiese sono crollate in numero maggiore rispetto alle case, le chiese sono disabitate, non più vissute anche a causa della crisi delle vocazioni, sono luoghi non monitorati che lentamente muoiono. Le lesioni nelle murature, le lesioni invisibili quelle sotto la parte visibile sono lì e nessuno si preoccupa di prevedere alcun tipo di manutenzione, nel tempo si aggravano e arrivano ad uno stato di irreversibilità dalle conseguenze imprevedibili. Quando i luoghi di culto erano presidiati e respirati tutto ciò non accadeva, la manutenzione era costante, d’altra parte chi non cercherebbe di conservare al meglio la propria abitazione? 

 

Dobbiamo essere in grado di leggere la complessità per restituirla negli interventi di restauro e tutela

Dalila Cuoghi

Ci sono ambiti del nostro patrimonio che sono trascurati e su cui occorrerà accendere una luce?

Massimo Bottini

Credo che prima di tutto sia utile partire dal patrimonio inteso nella sua interezza, la divisione in ambiti serve ed è ed è stata efficace ma oggi è necessario ricomporre l’insieme, rintracciare le connessioni, essere in grado di leggere la complessità e di restituirla nelle azioni di restauro e tutela. La visione segmentata a volte rischia di vanificare quelle azioni proprio perché non vengono progettate sulla base di quella complessità. A riguardo posso riportavi un esempio. Si tratta del recupero della Foresteria del Convento di S.S. Caterina e Barbara in Santarcangelo di Romagna.
L’intervento di recupero di una porzione del complesso conventuale nella città romagnola è la viva testimonianza di quella che è stata, e continua ad essere, una vera e propria testimonianza di ars aedificandi condotta alla luce del tentativo di recuperare e al tempo stesso valorizzare quella dimensione fondamentale dell'ospitalità che è sempre stata il fondamento delle strutture monastiche radicate nella tradizione benedettina: un'ospitalità unita ad un intima vocazione alla preghiera comunitaria.

La natura "duplice" del restauro intrapreso: un «restauro immateriale» che recupera i valori più profondi che appartengono alla tradizione benedettina, ed un «restauro materiale» che coinvolge, conseguentemente, la dimensione fisica dell'intervento di conservazione e valorizzazione. Una dualità, dunque, di sostanza, perché, il restauro non ha agito solo sul piano materiale ma anche e soprattutto su quello per così dire immateriale determinando la rinascita del manufatto attraverso il riappropriarsi del suo ruolo originario: quello di educazione e di accoglienza.

 

Il ruolo delle Associazioni per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale

Dalila Cuoghi

Qual è il ruolo di soggetti come Italia Nostra per poter tenere accesa questa luce?

Massimo Bottini

Le Associazioni sono fondamentali e sono convinto che il cambiamento sta passando e passerà sempre di più attraverso le loro azioni. Innanzitutto, hanno un rapporto strettissimo e quotidiano con il territorio e la comunità locale e in secondo luogo sono fatte di persone che provengono da ambiti diversi e utilizzano quindi sguardi diversi. Questa varietà di punti di vista, di approcci e di idee è lo strumento più potente per cogliere quella complessità di cui parlavo. Non solo, i cittadini che ne fanno parte progettano, agiscono e si muovono all’interno di un quadro di intenti nazionale che in ogni iniziativa viene tradotto localmente dando forma ad azioni sartoriali e per questo efficacissime. Questa interconnessione consente al livello nazionale di diventare azione locale e a quello locale di diventare nazionale.

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