Fondazioni speciali mediante l’uso di chiodature in roccia utilizzate per ricostruire strutture balneari

Questo lavoro si prefigge come obiettivo principale la ricostruzione e messa in sicurezza delle strutture balneari dell’Hotel Excelsior Palace di Rapallo, manufatti danneggiati dagli eventi atmosferici di rara intensità verificatisi nei giorni 29 e 30 ottobre 2018.


Intensità e localizzazione dell'intervento

Nella giornata e notte dei giorni 29 e 30 ottobre 2018 si è abbattuta sulla Liguria una potente mareggiata alimentata da vento di scirocco, in particolar modo nel golfo del Tigullio è stata colpita la costa che da Rapallo fino a Portofino, esposta proprio in quella direzione e con una batimetria del fondale che ha aiutato uno sviluppo di onde molto potenti. L’evento atmosferico è cresciuto di intensità nel corso della giornata: il vento ha raggiunto i 170 km/h e l’altezza delle onde incidenti perpendicolarmente alle strutture dell’Hotel è stata pari a 10,30 m, ossia circa il livello della strada superiore verso Portofino. L’evento si è dimostrato catastrofico su tutto il litorale e, in modo particolare su questo promontorio, tanto da abbattere, per un tratto di 300 m, la diga del porto di Rapallo, che in seguito a una mareggiata del 2000 era già stata ricostruita più alta di 1,30 m, portandola quindi ad un’altezza di 6,5 m.

Gli edifici balneari del G.H. Excelsior Palace colpiti dalla mareggiata sono stati costruiti negli anni 90 dello scorso secolo ed erano composti da fondazioni di tipo diretto, posate sulla roccia, pilastri in c.a., travi assorbite e solai latero-cementizi.

L’impatto delle onde è risultato devastante, demolendo molte parti delle strutture esistenti.

Per consentire la piena attività dell’importante complesso turistico nella stagione balneare 2019, era necessario procedere subito alla progettazione per la loro ricostruzione.

La committenza richiedeva quindi di porre in opera strutture che mostrassero una resistenza ben superiore alle onde pur mantenendo invariate le caratteristiche delle strutture turistiche e migliorando la stabilità complessiva della scogliera.

 

Ricostruzione delle strutture balnearie di Rapallo "radicando" i nuovi edifici

IMMAGINE 1: Le prime onde della mareggiata tra il 28 e il 29 ottobre 2018 sulla costiera tra Rapallo e Portofino che hanno provocato grandissimi danni abbattendo anche il muro del porto di Rapallo e affondando tutti gli yacht presenti

 

La forza del mare

Le azioni a cui possono essere sottoposte le strutture in quel punto erano state calcolate con la teoria di “Goda” ottenendo risultati simili a quelli poi rilevati durante la mareggiata, ciò comporta spinte sulle pareti verticali di circa 9.000 kg/mq.

 

Andamento delle correnti e velocità del vento nel Golfo di Tigullio con particolare riferimento al promontorio del monte di Portofino, il calcolo statistico della potenza delle onde deriva dalla profondità del fondale e dalla velocità del vento

IMMAGINE 2: Andamento delle correnti e velocità del vento nel Golfo di Tigullio con particolare riferimento al promontorio del monte di Portofino, il calcolo statistico della potenza delle onde deriva dalla profondità del fondale e dalla velocità del vento.

 

Sviluppando i calcoli con i dati messi a disposizione dalla cartografia della Regione Liguria ed utilizzando la teoria di Goda si sono ottenuti i seguenti diagrammi di spinta sulle pareti verticali della struttura a varie altezze dal mare riferite allo zero della capitaneria di porto di Rapallo.

 

Spinta in caso di moto ondoso valutata con la teoria di Goda su muro di altezza 4,5 m a mezza costa sullo scoglio

IMMAGINE 3: Spinta in caso di moto ondoso valutata con la teoria di Goda su muro di altezza 4,5 m a mezza costa sullo scoglio

 

Spinta in caso di moto ondoso valutata con la teoria di Goda su muro di altezza 6 m a mezza costa sullo scoglio

IMMAGINE 4: Spinta in caso di moto ondoso valutata con la teoria di Goda su muro di altezza 6 m a mezza costa sullo scoglio

 

Spinta in caso di moto ondoso valutata con la teoria di Goda su muro di altezza 6 m a mezza costa sullo scoglio

IMMAGINE 5: Spinta in caso di moto ondoso valutata con la teoria di Goda su muro di altezza 6 m a mezza costa sullo scoglio

 

La scogliera su cui ricostruire

La scogliera è costituita da un banco disposto a franapoggio di “Calcare dell’Antola” alternato a strati di argilla; tale terreno di fondazione risulta discontinuo sia per la sua stratificazione sub-orizzontale, sia per la presenza di fratture verticali tra i vari scogli.

Da qui la necessità di portare in profondità delle strutture di fondazione quali i chiodi che consentono di distribuire all’interno dell’ammasso le azioni provenienti dalla struttura edilizia, portandole lontano dalla superficie di tale materiale che negli anni si può essere degradata.

Estratto relazione geologica:

La classificazione dei suoli, in ragione di quanto indicato dall’Eurocodice 8 è ottenuta con l’indicazione di indagine penetrometrica effettuata nella vicinanze dallo scrivente, dalla quale emerge che la fondazione superficiale interessa una coltre mediamente addensata con predominanza di componente argillosa coesiva con valori medi Nspt = N10/.70 Nspt = 8 rispetto ai quali è indicata tabellarmente (Eurocodice 8) una Vs30 di riferimento ≤ 180 sovrapposta (limite stratigrafico rilevato) a depositi molto densi con Nspt ≥ a 50 (cappellaccio alterazione del sub strato lapideo) ai quali corrispondono valori di Vs30 compresi in un intervallo 360 – 800. La categoria del terreno viene di norma riferita alla velocità delle onde S e questa è calcolata come velocità nei primi 30 metri dal terreno secondo la formula   Vs = 30/ ∑i=1, N Hi/Vi

 

Vista della scogliera dopo la mareggiata che evidenzia l’andamento straficato a franapoggio con immersione verso il mare, nella fotografia si possono notare alcuni frammenti di roccia scivolati a causa dello scioglimento degli strati argillosi interposti

IMMAGINE 6: Vista della scogliera dopo la mareggiata che evidenzia l’andamento straficato a franapoggio con immersione verso il mare, nella fotografia si possono notare alcuni frammenti di roccia scivolati a causa dello scioglimento degli strati argillosi interposti

 

Strutture fuori terra

Per le strutture da ricostruire si è quindi pensato ad una tipologia strutturale composta da:

  • fondazioni di tipo indiretto per vincolare le strutture alla scogliera;
  • setti in calcestruzzo armato e pilastri di dimensioni almeno 50x50 cm;
  • solette piene armate a piastra.

 

Tutto utilizzando materiali ad alta resistenza ai cloruri, ad esempio calcestruzzo R45 con additivi per i cloruri, restava da decidere come vincolare in modo diffuso e definitivo le strutture alla scogliera sottostante

 

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