Crescono i Prezzi, i Bonus non arrivano, che succederà a settembre?

Costruzioni, il più forte aumento dei prezzi dal 1949

Nel corso del 2021 è stato registrato il più forte aumento dei prezzi per i singoli materiali da costruzione dall’inizio dei rilevamenti, nel 1949. Il settore edilizio ha subito l’aumento dei prezzi dell’energia, mentre il numero di licenze edilizie rilasciate ha raggiunto il livello più alto dal 2006. L’impatto più forte sull’intero comparto l’hanno avuto l’aumento della domanda interna ed estera, la strozzatura nell’approvvigionamento, la carenza di materie prime e costruire nel 2021 è diventato significativamente più costoso. Responsabile di questo aumento è la crescita dei prezzi alla produzione dei singoli materiali da costruzione, come il legno e l’acciaio. Ad esempio, il legno massiccio da costruzione è aumentato del 77,3% rispetto alla media dell’anno precedente, i listelli per il tetto del 65,1% e il legname da costruzione del 61,4%. Anche i prezzi dei pannelli truciolari, per i quali si usa di solito la segatura (prodotto di scarto), sono aumentati del 23,0 %. A titolo di confronto, l’indice dei prezzi alla produzione per i prodotti commerciali nel loro insieme è aumentato in media del 10,5% rispetto al 2020. Aumento importante anche sul fronte dei prezzi per l’acciaio: in media il +53,2% per l’acciaio in barre per armature di conglomerato cementizio ed il 52,8% per le reti in acciaio utilizzate nelle costruzioni per rinforzare solette, soffitti o pareti. Nel 2021 i metalli in genere sono stati complessivamente più cari del 25,4% rispetto al 2020, un dato che avrà probabilmente un effetto frenante sui nuovi progetti di costruzione. L’aumento prezzi per i prodotti semilavorati in rame e leghe di rame, che sono usati per esempio per il riscaldamento o nelle installazioni elettriche, è stato del 26,9% rispetto alla media dell’anno precedente.

Attenzione, questo è il quadro delineato dall’Ufficio di statistica federale tedesco, Destatis, che ha pubblicato i dati sul settore edilizio relativi al 2021.

Costruzioni, il più forte aumento dei prezzi dal 1949

L'aumento dei prezzi che stiamo riscontrando in Italia nel settore delle costruzioni non è dovuto, quinti, solo al drogaggio causato dai Bonus per l'Edilizia, e visto quello che accade anche in Germania sono gli approvvigionamenti ad avere mandato in crisi il sistema delle costruzioni europeo.

Anche perchè, in parallelo, le politiche della bance centrale europea degli ultimi 10 anni così come i fondi messi a disposizione per il PNRR, e forse anche la riduzione dei consumi durante il lockdown pandemico, ha aumentato le disponibilità liquide dei cittadini e il mercato del mattone ha ripreso vigore. In Germania da gennaio a novembre 2021, è stata approvata la costruzione di circa 293.000 nuovi appartamenti per uso residenziale, l’1,7% in più rispetto allo stesso periodo del 2020. Nel caso delle case bifamiliari l’aumento è stato del 24,6% (Fonte ICE Germania). Anche in Italia la tendenza nei primi 9 mesi del 2021 è stata assolutamente positiva: il numero delle compravendite residenziali ha confermato la rapida ripresa post pandemia, con oltre 536 mila transazioni, 161 mila in più a confronto con lo stesso periodo del 2020 e una crescita del 43,1%. Rispetto al corrispondente periodo del 2019, il numero degli immobili scambiati è stato più elevato del 23%, con 100 mila compravendite di differenza.  Su base trimestrale, il 2° trimestre ha registrato la crescita più elevata nel corso del 2021, con un aumento del 26% rispetto al corrispondente periodo del 2019 (Fonte OMI ed elaborazioni Studi e Ricerche Intesa San Paolo).

Il mercato tira sul nuovo, tira sulle riqualificazioni, le nostre città sono piene di cantieri, ma le tensioni sui prezzi e sui bonus rischiano di creare una tempesta perfetta.

 

Non arrivano i soldi dei crediti ceduti

La CNA ha lanciato l'allarme. Ci sono 33mila imprese artigiane a rischio fallimento con la perdita di 150mila posti di lavoro nella filiera delle costruzioni a causa del blocco della cessione dei crediti legati ai bonus edilizi. La CNA stima che i crediti fiscali delle imprese che hanno riconosciuto lo sconto in fattura e non monetizzati attraverso una cessione ammontano a quasi 2,6 miliardi di euro.

"La consistenza dei crediti bloccati (circa il 15% del totale) sta mettendo in crisi migliaia di imprese" prosegue la CNA "infatti, oltre 60mila le imprese artigiane si trovano con cassetto fiscale pieno di crediti ma senza liquidità e con impatti gravissimi. Il 48,6% del campione parla di rischio fallimento mentre il 68,4% prospetta il blocco dei cantieri attivati".

L'effetto in questi casi è a catena: quasi un`impresa su due sta pagando in ritardo i fornitori, il 30,6% rinvia tasse e imposte e una su cinque non riesce a pagare i collaboratori.

Dall’analisi dei fatturati e della consistenza media dei crediti emerge che le imprese con giro d’affari di 150mila euro detengono 57mila euro di crediti nel proprio cassetto fiscale (38,2%). Alla crescita del fatturato l’incidenza tende a scendere pur restando rilevante: un’impresa con 750mila euro di ricavi sconta 200mila euro di crediti bloccati. Il 47,2% delle imprese dichiara di non trovare soggetti disposti ad acquisire i crediti mentre il 34,4% lamenta tempi di accettazione dei documenti contrattuali eccessivamente lunghi. Per la cessione dei crediti, le imprese della filiera si sono rivolte principalmente alle banche (63,7%), a seguire Poste (22,6%), poi società di intermediazione finanziaria (5,1%).

 

Lo scenario per settembre

Lo scenario è quanto mai confuso. In questi primi mesi dell'anno abbiamo assistito a un "balletto" sul tema dei bonus da cui è praticamente impossibile capire quali saranno gli scenari futuri sul tema della cessione del credito. Abbiamo sentito Draghi, in un evento internazionale, sparare contro il 110%, abbiamo visto prorogare le scadenze a macchia di leopardo, abbiamo visto una grande indecisione sul numero di cessioni del credito, su chi poteva acquisirle, sui crediti frammentati.

Cinque gli interventi normativi contradittori in questo inizio del 2022 in regolazione della cessione del credito. A cui si aggiungono i pareri dell'Agenzia delle Entrate, l'ultimo dovrebbe essere la Circolare 27 maggio 2022, n. 19/E.

Nel frattempo sono sempre di più i soggetti che non accettano più crediti avendo riempito il loro plafond.

In questo contesto la probabilità che possiamo ritrovarci con cantieri sospesi, o addirittura abbandonati, e quindi in innumerevoli situazioni di opere che non sono concluse nei termini previsti è sempre più alta. Se i crediti edilizi non hanno sbocchi nel senso che nessuno li prende in carico, anche i lavori ad essi collegati subiscono un blocco o comunque un rallentamento. Se un contribuente vuole effettuare i lavori con lo sconto in fattura ma l’impresa non sa poi a chi cedere il relativo credito, è chiaro che i lavori non partiranno o comunque subiranno un forte ritardo, o addirittura potrebbero essere abbandonati.

Lo ha detto anche il presidente ANCE Gabriele Buia, in una recente intervista sul Corriere della Sera: “Il Superbonus genera crescita e le imprese chiedono solo certezze e di poter lavorare” e ha poi aggiunto "nonostante il Governo stia facendo grandi passi a favore del settore delle costruzioni manca però una modifica importante richiesta dall’Associazione, sbloccare la stretta dei crediti e la possibilità del frazionamento".

 

Non freniamo il processo di rinnovamento

E' fondamentale che le tante modifiche a norme e regolamenti non finiscano per bloccare il processo di rigenerazione urbano che i provvedimenti hanno ovviamente rallentato. 

Occorre trovare soluzioni che come quell'attestazione SOA delle imprese permettano una valorizzazione del tradizionale tessuto imprenditoriale del settore delle costruzioni e, al tempo stesso, poter distribuire in modo più razionale, nel tempo, il periodo di applicazione dei bonus, togliendo quel regime d'urgenza che oggi danneggia la qualità degli interventi sia sugli edifici esistenti che sui nuovi.

Il Bonus, come dimostrano i dati tedeschi, non è stato l'artefice protagonista dei problemi di rincaro delle materie prime. Semmai, vista la carenza, il vero problema di oggi è la perdita continua delle qualifiche di specializzazione che avevano fatto grande la manod'opera italiana e oggi, il rischio è quello di pagare molto, con i soldi dello Stato, un'opera mal costruita o, addirittura, neppure finita.

Serve un patto tra governo, mondo finanziario, e industria, per affrontare questo problema cosciente,