BIM - BUILDING INFORMATION MODELLING: esperienze per un’implementazione efficace

La prima idea per la stesura di questo articolo è stata quella di descrivervi la mia interessante esperienza nel campo del Building Information Modelling, ma per quanto questa esperienza sia interessante penso sia più utile, a chi legge questo articolo, capire quali sono gli elementi per fa sì che l’implementazione del BIM all’interno della propria realtà professionale, diventi un reale valore aggiunto piuttosto che un peso da dover sopportare. Cercherò quindi non tanto di spiegare quali sono i vantaggi BIM (di cui troverete valide descrizioni in altri articoli), ma i motivi per cui l’inserimento di questo nuovo sistema fallisce nelle nostre società e studi professionali italiani.


Nel 2007 ho deciso di traferirmi a Londra e, dopo aver fatto diversi colloqui, sono stato attratto da uno studio di progettazione londinese che basava il proprio approccio alla progettazione sul BUILDING INFORMATION MODELLING.

A suo tempo non ne sapevo molto sul teme, anche perché sia sul lavoro sia in università non ne avevo mai sentito parlare, ma da quello che mi fu mostrato capii subito che accettando la loro proposta, avrei appreso il modo di progettare del futuro.

Fu così che entrai a far parte dello studio Marklandklaschka (ora Studio Klaschka) dove il direttore Robert Klaschka è un grande fautore del BIM fin dai suoi albori e collabora attivamente con la società Bentley per lo sviluppo del software Microstation.

Pur non conoscendo il software Microstation è stato facile utilizzare questo strumento perché nello studio c’era la figura del BIM Manager che aveva il compito di settare e il programma in maniera che il progettista potesse concentrarsi solo sulla parte di design senza dover comprendere a pieno la complessità del software. Questo primo punto è di fondamentale importanza e mi sono reso conto che in Italia non viene considerato a dovere (se viene considerato) ma bisogna pensare che in ogni settore professionale arriva un momento in cui la complessità del sistema giunge ad un livello tale che ci vogliono dei manager per gestirla in maniera da consentire al tecnico di fare il proprio mestiere.

So che questo spesso viene visto come un costo aggiuntivo, ma l’aggiunta di un BIM manager consente ai progettisti di essere tre/quattro volte più produttivi. È fondamentale tener presente che passare da una progettazione 2D al BIM necessita di un vero e proprio Business Process Reingenireeng.

Questo aspetto ci porta ad un secondo elemento, quello di cambiare completamente approccio alla progettazione; bisogna disegnare in 3D, progettare in 3D, pensare in 3D! Nello Studio Klaschka il 2D era stato completamente abbandonato se non come risultato del “sezionamento” del modello. Anche in fase di bozza e concept preliminare si partiva sempre da un modello in 3 dimensioni. Negli studi italiani vedo una difficoltà a innovare il processo di progettazioni in questa direzione.

Spesso infatti il modello 3D viene costruito sulla base di un progetto 2D sviluppato in precedenza. Il passaggio da 2D a BIM è molto più arduo di quello, vissuto in passato, da tecnigrafo a progettazione 2D su computer e questo è un aspetto che viene completamente sottovalutato. Questa era stata un’innovazione dello strumento e non del processo.

 

BUILDING INFORMATION MODELLING: un nuovo approccio

I software BIM, invece, non devono essere visti come degli strumenti da dare ai disegnatori per ottimizzare il lavoro ma è un nuovo concetto di progettazione nel quale deve essere coinvolto tutto lo staff e le cui dinamiche devono essere chiare soprattutto al responsabile del team.

Lo Studio Klaschka è specializzato in progettazione architettonica ma offre un prodotto completo ai suoi clienti perché si avvale di una rete di professionisti che condivide lo stesso approccio al BIM.

Difatti la progettazione architettonica procede in parallelo a quella strutturale e impiantistica osservando, in tempo reale, gli impatti che un cambiamento di questi elementi ha sugli altri (Si vede per esempio se una trave passa in mezzo ad una stanza o delle tubazioni si scontra con la trave). Questo consente di individuare fin da subito problemi che con un approccio 2D si rischierebbe di constatare solo in cantiere.

A Londra questo approccio integrato tra società e studi diversi si può fare perché è facile trovare altri soggetti che usano un approccio BIM. In Italia questo concetto di rete stenta a decollare e si ha l’impressione di essere gli unici a utilizzare il BIM oltre al fatto che se non si ha tutta la filiera della progettazione integrata alla fine si va alla velocità dell’ingranaggio più lento rendendo vano lo sforzo d’innovazione che si è fatto.

Spero in queste mie poche righe di non aver intimorito nessuno verso un approccio BIM, ma se si decide di procedere su questa strada è giusto avere chiaro che per ottenere risultati bisogna affrontare la questione in profondità e non con un atteggiamento superficiale. Ci tengo a ribadire che il software è solo un mezzo e che il vero salto di qualità è rappresentato dal rinnovamento dei processi aziendali che lo strumento deve portare con se. So che sembra un discorso adatto a società medio grandi e la nostra realtà italiana è fatta di studi piccoli e singoli professionisti, ma non per questo si deve abbandonare questa strada. Si potrebbe per esempio condividere tra studi diverse risorse quali i BIM manager e farsi supportare da un consulente per innovare i processi.

La direzione ormai è tracciata e per chi vuole vedere la propria attività svilupparsi oltre i confini del nostro paese, un approccio BIM è ormai una scelta obbligata perché ciò che noi vediamo come il futuro negli altri paesi è già il presente.


TAG: BIM, BUILDING INFORMATION MODELLING, applicazione


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