Certificazione delle competenze. Intervista a Stefano Calzolari, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Milano

Da Qing a CertIng attraverso la creazione di un’agenzia nazionale per la certificazione. Un progetto per la professione e un’opportunità per il mercato

Ingegner Calzolari, nel 2011 ha ripreso l’avvio in modo massivo il sistema Qing, la certificazione delle competenze degli Ingegneri in regime volontario. Come si è sviluppato il progetto nel corso di questi anni?

Dal 2011 ad oggi il sistema Qing è stato presentato a più riprese presso tutti gli ordini degli ingegneri italiani, è stato approvato dall’assemblea dei presidenti e ufficialmente riconosciuto dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri, che ha approvato il progetto nella sua interezza, includendo tutti i regolamenti che lo supportano e definiscono e appoggiando le finalità dell’iniziativa. Nel corso di questo periodo l’attività di “proselitismo” è proseguita senza sosta raccogliendo l’adesione di diversi ordini sul territorio comprendenti le principali città italiane ed anche alcune federazioni, fino ad arrivare ad oltre 30 adesioni. Il progetto quindi è diventato talmente diffuso e capillare sul territorio che si è deciso di vararlo a livello nazionale.
Il CNI sta formalizzando la creazione dell’Agenzia Nazionale per la Certificazione volontaria delle Competenze, organismo che dovrebbe assorbire l’attuale Qing e che si occuperà della gestione del progetto a livello nazionale. È in corso la definizione del relativo Regolamento.
Si è conclusa, così, da parte del sottoscritto e di altri collaboratori, l’operazione di informazione e sensibilizzazione del sistema presso i vari ordini. E’ iniziata una fase più istituzionale che prevede l’accesso di tutti gli ordini all’Agenzia Nazionale, ciascuno in base alle proprie forze e capacità organizzative, in tempi più o meno lunghi. Una volta costituita, l’Agenzia, svolgerà attività di tutoring e rimarrà a disposizione di tutti gli ordini che intendano dare avvio ufficiale al progetto di certificazione volontaria. La volontarietà è alla base del progetto ed è in primis quella degli iscritti che possono richiedere all’ordine il riconoscimento della certificazione. Il sistema non si chiamerà più Qing ma CertIng e vedrà nell’agenzia la partecipazione di entità particolarmente significative del mercato del lavoro e della cultura: l’UNI, allo scopo di adeguarne la forma ed il contenuto alla Norma UNI ISO 17024 e Accredia, come organo che vigilerà sulla corretta attuazione dello schema certificativo, insieme ad altri interlocutori del mondo dell’industria e dell’impresa.

Come si pone la certificazione delle competenze in relazione con gli obblighi di formazione obbligatoria?

Il concetto di formazione permanente, in inglese continuing professional development (CPD), è in stretta relazione con l’acquisizione di una competenza che può anche essere certificata dall’ordine. Ricordo che la certificazione delle competenze può interessare e riguardare qualunque tipo di ingegnere, sia esso libero professionista, dipendente o imprenditore e rappresenta un’operazione di trasparenza rispetto a ciò che sa fare meglio.
La volontarietà della certificazione comporta che sia l’ingegnere a recarsi presso il proprio ordine professionale per richiedere che l’ordine avalli la sua competenza, in un particolare settore dell’ingegneria.
Ci sono alcune categorie di ingegneri però, come ad esempio quella degli ingegneri dell’informazione, che necessitano (più di altri) di qualificazione e di un riconoscimento ufficiale da parte dell’ordine perché vivono in un mercato del lavoro che addirittura non fa distinzioni tra tecnici laureati e non laureati, a differenza di quelli che invece lavorano in altri ambiti professionali, disciplinati da riserve di legge con una regolamentazione più seria. Accanto agli ingegneri informatici possiamo citare anche gli ingegneri biomedici o ingegneri clinici i quali svolgono ruoli importantissimi nell’ambito delle varie aziende ospedaliere ma non hanno una loro precisa identificazione. Quindi per queste categorie di ingegneri può essere ancora più interessante la certificazione. La certificazione renderà molto più chiara ed evidente la competenza specifica dei vari professionisti.

Il riconoscimento di una certificazione può essere garanzia di aggiornamento professionale?

Se un ordine territoriale arriva a certificare la competenza di un suo iscritto si può desumere che quell’ordine abbia verificato anche l’aggiornamento. Avere la certificazione delle competenze significa anche garanzia di aggiornamento. In teoria si potrebbe addirittura pensare di ottenere 30 crediti formativi per effetto di una certificazione delle competenze, tanti ne occorrono ad un ingegnere nell’arco di un anno secondo il regolamento. In realtà, per ragioni di prudenza, è stato definito nel regolamento che la certificazione concedesse l'ottenimento di soli 15 crediti all’anno (per il secondo livello, 12 per il primo) lasciando che gli altri 15 crediti potessero essere raccolti attraverso una formazione formale o informale, ovvero attraverso la frequentazione di corsi o dimostrando quell’apprendimento naturale conseguente allo svolgimento della professione.

Quanto è importante la certificazione per le aziende e per gli ingegneri dipendenti, nell’ottica di una formazione continua obbligatoria?

Le aziende organizzano, di propria iniziativa, molti corsi per i propri dipendenti. L’idea che ha avuto l’ordine di Milano, che vive in una realtà industriale di altissimo livello e dove la maggioranza degli iscritti è dipendente dell’industria, è quella di interagire con gli organizzatori di questi corsi aziendali, affinché anche questi corsi, possano dare la possibilità di attribuire crediti formativi agli ingegneri che li frequentano.
L’obiettivo dell’ordine di Milano è quello di costruire una piattaforma informativa costituita dai propri corsi, cioè quelli organizzati dalle proprie commissioni e dai propri referenti tecnici, e da corsi co-gestiti con altri soggetti, in modo tale da raggiungere tutte le materie dell’ingegneria e tutte le situazioni di reale interesse per gli iscritti all’ordine.
La formazione dunque può essere realizzata in tanti ambiti diversi: una formazione direttamente organizzata dall’ordine, che coprirà un certo numero di argomenti e interesserà un certo numero di iscritti, una formazione che si realizza attraverso una serie di eventi e di attività con contenuti informativi che vengono erogati da entità convenzionate con l’ordine e con le quali l’ordine co-organizza i corsi e, infine, una formazione alla base della quale ci sono i corsi organizzati dalle aziende, ai quali l’ordine, sempre in qualità di co-organizzatore, attraverso un percorso critico di valutazione dei contenuti professionali, può riconoscere dei crediti formativi professionali.
Una piattaforma così organizzata permetterebbe di raggiungere anche quegli ingegneri dipendenti soggetti comunque ad obbligo di formazione.
L’obbligo di formazione infatti sussiste per tutti gli ingegneri. Qualunque ingegnere iscritto all’ordine ha come imperativo cogente il proprio aggiornamento continuo. Per coloro che dovessero svolgere atti professionali autonomi senza avere adeguata formazione sono previste sanzioni disciplinari.
Il regolamento che disciplina l’obbligo di formazione continua permanente prevede che per svolgere atti professionali autonomi bisogna avere conseguito almeno 30 crediti formativi, in mancanza dei quali, è vietato svolgere l’atto professionale. Coloro che risultino inadempienti sono sanzionabili disciplinarmente. Come già ribadito, anche gli ingegneri dipendenti sono soggetti all’obbligo anche se non sanzionabili fino a quando non svolgano in prima persona atti di professione autonoma.
Da questo deriva la necessità di trovare delle soluzioni che consentano, agli ingegneri dipendenti, il massimo aggiornamento possibile, riconoscendo la loro attività professionale quotidiana e convogliandola verso queste logiche di certificazione delle competenze che possono essere utili in tutte quelle occasioni in cui ci sia necessità di migliorare il proprio profilo occupazionale, per passare da un’azienda all’altra o per far carriera all’interno della stessa.
È importante sottolineare che la certificazione delle competenze, oltre che fornire i 15 crediti formativi, è anche il mezzo per valorizzare al meglio la professione di Ingegnere nel mercato del lavoro mettendo in risalto le competenze professionali, acquisite non solo con lo studio universitario ma soprattutto con l’esperienza maturata sul campo. Certificare la propria capacità professionale significa compiere un’operazione di verità e trasparenza verso il mercato del lavoro.
L’integrazione con gli aspetti di formazione rappresenta un aspetto senza dubbio rilevante e offre la possibilità di fare qualcosa che sia riconosciuto a livello nazionale e non viva solo in un contesto provinciale. Una volta istituita l’agenzia nazionale, la certificazione ottenuta a Catania sarà valida anche a Milano e viceversa.

Con la creazione dell’agenzia si costituirà dunque una banca dati nazionale?

Con l’istituzione dell’agenzia nazionale verrà creata una banca dati nazionale di ingegneri certificati che riunirà tutti quei nominativi che al momento sono visibili unicamente sui siti dei singoli ordini professionali. Al momento tali elenchi sono organizzati in modo tale da contenere il livello della certificazione, il settore, il comparto e l’area di specializzazione.

In tal senso come dovrebbero essere realizzati secondo lei questi elenchi?

Sono due le esigenze che stanno alla base della creazione di un database nazionale. Da un lato lasciare che il professionista si riconosca perfettamente nella definizione della sua certificazione e dall’altro rendere tali liste facilmente consultabili dagli utenti. Consentire la personalizzazione delle certificazioni comporterebbe la definizione di un elenco lunghissimo di tipologie, una diversa dall’altra, che di certo non faciliterebbero la consultazione delle liste. Quindi occorre definire un percorso di ricerca fatto di sigle e codici di facile lettura. Immagino questo database così fatto…una colonna di destra con il nome dell’ingegnere accompagnato dalla certificazione e dal curriculum vitae, una di sinistra, con il settore dell’ingegneria in cui la certificazione è stata concessa, ad esempio, civile, ambientale, industriale, ecc. e una serie di sotto settori che rendano facile la consultazione da parte dell’utente e l’affinamento della ricerca. Ad esempio, se un utente vuole cercare un esperto di macchine ospedaliere, dovrà accedere al settore industriale e di seguito alla sottosezione impianti, tra cui troverà anche gli impianti ospedalieri con tutte le particolarità di quel settore. Il database nazionale dovrà quindi consentire facilità di consultazione a chi non conosce l’articolato mondo dell’ingegneria e la possibilità per l’ingegnere di esprimere le sue peculiarità.

In conclusione, certificazione come l’opportunità per aziende, committenti e professionisti?

La certificazione deve essere vista come un plus, un’opportunità che accresce la visibilità sul mercato degli ingegneri qualificati attraverso l’evidenza di una propria specificità e competenza.
In conclusione possiamo certamente dire che la certificazione delle competenze degli ingegneri è utile alle aziende, perché facilita la ricerca e l'inquadramento del proprio personale e definisce uno schema di riferimento chiaro e valido a livello nazionale; ai committenti, perché possono scegliere un professionista adeguato alle proprie esigenze, scegliendolo tra elenchi predisposti dagli Ordini; al professionista, sia autonomo sia dipendente, in quanto fornisce la consapevolezza della propria posizione nel mercato, quindi una maggiore possibilità di trovare lavoro o commesse corrispondenti alle proprie competenze.
Quando diversi anni fa, come ordine di Milano, abbiamo dato vita al sistema Qing siamo partiti da zero circondati anche da un certo scetticismo, ma oggi possiamo dire che la certificazione sia diventata una realtà di cui gli ingegneri hanno preso consapevolezza. Ogni giorno giungono all’ordine richieste di certificazione.