Congresso ingegneri, Zambrano: “Abbiamo urgente bisogno di riforme…non possiamo più tollerare ritardi”

"Con questo Congresso, il Consiglio ha intenzione di avviare un percorso di riforma, che lo porterà ad essere il Congresso di tutta l’ingegneria italiana, con il coinvolgimento diretto di tutte le sue componenti, chiamate a dare il proprio contributo anche alla fase organizzativa".

 

 

Auspicavamo un Paese che finalmente incentivasse il lavoro, favorisse l’innovazione, creasse più opportunità. Ad oggi non possiamo che riconoscere come molte delle nostre aspettative siano state deluse. Ma noi abbiamo ancora fiducia e speranza; non demordiamo. Proprio per questo, il tema scelto per questo Congresso è: “Il Futuro Oggi – Crescita, Sostenibilità, Legalità”; vogliamo infatti che i cambiamenti che tutti auspichiamo vengano fatti con più impegno, con più efficienza, con più efficacia ma soprattutto con tempi rapidissimi. Noi, ma tutti i cittadini, non possiamo più tollerare ulteriori ritardi nelle riforme necessarie anche e soprattutto in un’ottica di efficienza e concorrenza con il resto dell’Europa e del mondo”.

Con queste parole il presidente Armando Zambrano ha aperto il 59° Congresso Nazionale degli ingegneri, tenutosi a Caserta dal 10 all’11 settembre. Ribadendo la centralità della figura dell’ingegnere nella risoluzione dei tanti e gravi problemi del Paese, ha quindi aggiunto:

Noi ingegneri crediamo ancora fortemente nel nostro Paese conoscendone bene le potenzialità, la qualità dei suoi abitanti, l’attrattività del suo territorio e delle sue risorse culturali uniche al mondo, ma, permettetemi, anche la qualità e competenza dei suoi professionisti, ancora di più oggi dopo la riforma. noi ingegneri, ma anche in generale noi professionisti, possiamo risolvere i nostri tanti e gravi problemi di lavoro ed occupazione soltanto se risolveremo, insieme agli altri, i problemi del Paese”.

Ricordando l’impegno del Consiglio Nazionale in stretta collaborazione con gli altri consigli nazionali nell’attività di supporto alla politica e alla pubblica amministrazione, Zambrano ha ricordato come con la riforma del sistema ordinistico, si sia puntato alla definizione di un sistema che garantisca professionisti di altissima qualità, capaci di confrontarsi su ogni tema e in ogni situazione ma soprattutto in qualunque Paese dovessero essere chiamati a lavorare.

Ribadendo ancora una volta come la riforma sia stata intesa come meccanismo di crescita della categoria e non come un’imposizione da contrastare o da attuare con superficialità. Tanti sono gli obblighi dei professionisti in Italia, ad esempio, la formazione continua, l’assicurazione obbligatoria a tutela dei committenti sia pubblici che privati, che si aggiunge a quella già prevista nel caso di committenza pubblica e che garantisce dai rischi professionali, l’obbligo di formalizzare, prima dell’incarico, il preventivo delle attività da svolgere.

In relazione a quest’ultimo punto, il presidente Zambrano ha affrontato il tema dell’abrogazione delle tariffe prevista dalle riforme.

Un punto delicato, perché se da una parte l’abrogazione sembra apparire come una tutela del principio della concorrenza, per altri aspetti ha finito per distorcere il mercato professionale, con prestazioni fornite con compensi bassissimi, e conseguente scarsa qualità della prestazione. In sostanza, un finto e pericoloso “risparmio” perché l’attività professionale, a differenza di altre prestazioni, può comportare danni gravissimi a carico dei committenti.

Per questo – ha continuato Zambrano - continuiamo a ritenere, e continuiamo a impegnarci per questo, necessaria l’individuazione di standard professionali minimi per le varie prestazioni collegata a una corrispondente determinazione minima di compensi, anche se volete, basata sulla tempistica minima occorrente; essa è assolutamente necessaria per garantire un’accettabile livello di qualità delle prestazioni. E questo proprio a tutela dei nostri clienti, ai quali è necessario assicurare la conoscenza dei costi minimi da sostenere a parità di prestazione”.

Però in Italia un furore ideologico, contro le professioni, ingiustamente accusate di essere un freno alla libera concorrenza e spesso usate come capro espiatorio di ben altre inefficienze e incapacità della politica di colpire i veri centri di potere, ha spesso visto la criminalizzazione dell’idea della tariffa anche di solo riferimento. Lo ribadisco: nessuno di noi vuole tornare alle tariffe obbligatorie”.

Tanti dunque i cambiamenti attuati in poco più di un anno nell’organizzazione interna della categoria: non c’è più la tariffa, c’è la giurisdizione autonoma dei Consigli eletti, ci sono obblighi come il preventivo, l’assicurazione, la formazione, la pubblicità e lo svolgimento in forma societaria della professione…

Nonostante tutto, l’ingegneria italiana è viva. Nonostante il calo del reddito pro-capite, dovuto, oltre alla crisi del mercato, alla continua crescita del numero degli iscritti e dell’ingresso nel mercato professionale di tanti ingegneri espulsi dalla pubblica amministrazione o dalle imprese.
Sono stati individuati nuovi campi professionali. Gran parte della categoria, una volta impegnata soprattutto nel campo civile, ormai, si occupa di gestione di imprese, di informatica, di terziario avanzato, di biomedicina, di riciclo dei rifiuti, di green economy, di ambiente e paesaggio.

Ci chiediamo – ha ribadito Zambrano - spesso perché lo Stato, quando ha bisogno di manager competitivi non si rivolge ai tanti ingegneri gestionali preparati e competenti, che costerebbero molto meno e sarebbero più utili dei tanti riciclati dalla politica precipitati ad amministrare importanti società pubbliche. Non abbiamo avuto e non abbiamo timore di metterci in gioco, di ricercare nuovi campi di attività, di crescere”.

Per questo, nel suo discorso Zambrano ha ricordato la necessità di alcune modifiche alla riforma, già richieste al Ministero della Giustizia:
- la riorganizzazione su base territoriale degli Ordini e Collegi professionali, così da incrementarne il livello di efficienza nell’esercizio dei compiti istituzionali loro affidati;
- la modifica al DPR 328/2011 per rispondere a nuove esigenze dell’esame di Stato e delle competenze delle categorie professionali;
- alcune modifiche al DPR 169/2005 per semplificare le procedure elettorali ed evitare contenziosi;
- l’attribuzione ai Consigli nazionali degli ordini e collegi professionali della potestà esclusiva di revisione e aggiornamento dei codici deontologici afferenti alle rispettive categorie professionali, con efficacia vincolante nei con-fronti degli ordini territoriali.

Ma è necessario anche l’aggiornamento dei criteri per la determinazione degli onorari spettanti ai periti e consulenti tecnici per le operazioni eseguite su disposizione dell’autorità giudiziaria in materia civile e penale, per dare un contributo alla pressante richiesta di efficienza della Giustizia Civile.

Infine abbiamo chiesto alcune modifiche alla disciplina delle società tra professionisti, con particolare riferimento alle modalità di iscrizione agli Albi professionali e al registro delle imprese; alla partecipazione alle società e ai casi di incompatibilità; al conferimento ed esecuzione degli incarichi professionali e agli obblighi di informa-zione nei confronti della clientela; al regime disciplinare delle società e dei singoli soci professionisti e alla relativa responsabilità sul piano deontologico; all’assolvimento degli obblighi assicurativi; al regime fiscale e previdenziale proprio delle società tra professionisti, sempre nella logica dell’efficienza e concorrenza del sistema.

Secondo Zambrano, “Allo stato attuale le Società tra Professionisti sono un autentico fallimento, anche a causa dell’indeterminatezza, dovuta al legislatore, in merito al loro inquadramento fiscale”.
La nostra idea considera naturale per le STP l’inquadramento del loro reddito come reddito da capitale, facendo salva l’invarianza contributiva in termini previdenziali per le casse professionali; su questa base proponiamo però di lasciare ai professionisti che costituiscono una STP libertà di scelta in merito al regime fiscale in cui inquadrare le loro società”.

Purtroppo, però, spesso agli sforzi della categoria non corrisponde un’adeguata risposta delle istituzioni. Il nostro sistema politico rimane complesso, difficile, contraddittorio, ancora di più oggi che si sente la necessità di procedere il più rapidamente possibile, di accelerare i tempi.
Il Paese non può aspettare, perdendo ogni giorno posti di lavoro. Abbiamo quindi bisogno di riforme importanti. Ma soprattutto di un progetto per il Paese, che lo rilanci. E questo pare che ancora manchi. Ancora si procede alla giornata con provvedimenti “annuncio” spesso privi di efficacia.

Di rivoluzione c’è bisogno, ma nel mentre la aspettiamo non possiamo non provare a cambiare le regole. Abbiamo sentito della proposta di estendere il bonus di 80 Euro anche ai lavoratori autonomi. In realtà non vogliamo contributi o sostegni ma provvedimenti che semplificano le attività imprenditoriali e un fisco “amico”. È sotto gli occhi di tutti il crollo vertiginoso dei redditi derivanti da attività libero professionali”.
Non vengono richiesti contributi e incentivi ma un fisco che non penalizzi ulteriormente un’attività che si svolge senza alcuna protezione in un mercato sempre più competitivo.

Un primo aspetto riguarda quindi la definizione di autonoma organizzazione ai fini dell’assoggettabilità dei professionisti all’Irap. Il secondo punto riguarda l’estensione al 100% della deducibilità per le spese di formazione sostenute dai professionisti. Deve essere garantito un trattamento fiscale equo e non penalizzante. Questo vale soprattutto per i giovani che si approcciano alla professione.

Con le altre professioni tecniche sono state fatte proposte comuni che riguardano aspetti fondamentali, riforme a costo zero: quelle che ancora si possono fare in questo Paese. Riforme che riguardano la prevenzione dei rischi sismici ed idrogeologici. La riduzione del consumo del suolo, una grande riforma dell’urbanistica finalizzata soprattutto ad un utilizzo delle città in un modo intelligente, le famose smart cities; la sicurezza di reti e servizi informatici, altro aspetto importante che viene spesso trascurato dalla nostra politica. L’aggiornamento delle norme tecniche delle costruzioni: aggiornamento atteso da un paio di anni e purtroppo anche qui con dei ritardi. Soprattutto perché si è tornati indietro, nella proposta presentata, sulla necessità di una sicurezza antisismica la più diffusa possibile e sostenibile.

Ma soprattutto è necessario eliminare questa eccessiva ingerenza della burocrazia che è il vero dramma di questo Paese.
Zambrano ha più volte detto della disponibilità della categoria a sostituire la pubblica amministrazione, pur caricandosi dei rischi che questo comporta, nell’emettere i pareri ad essa spettanti, per ridurre i tempi, i costi e dare efficienza al sistema.
Vogliamo norme più chiare, vogliamo anche prenderci e farci carico di tutto quello che è la responsabilità della pubblica amministrazione. Cicerone diceva “siamo liberi perché sottoposti alle leggi”. È vero, ma quali leggi? Noi vogliamo leggi chiare, leggi applicabili. Leggi che in qualche modo noi possiamo e dobbiamo contribuire a fare, perché siamo stufi di leggi che spesso sono inapplicabili, fatte male, che non rispondono alle esigenze dei cittadini.

Zambrano ha inoltre sottolineato l’impegno a perseguire l’obbiettivo della sicurezza e salute dei cittadini attraverso la prevenzione in tutte le forme e gli ambiti di vita e di lavoro per evitare di continuare a rincorrere le emergenze e le calamità naturali, attraverso l’introduzione di specifiche regole, supportate da forme sostenibili di incentivazione economica.
Infine un tema fondamentale quello del lavoro. Per questo occorrono due cose: risorse e riforma della macchina dello Stato. Oggi, un giovane ingegnere, cosi come un architetto ed altri tecnici, dopo la laurea ha davanti solo un lunghissimo periodo di sottooccupazione, sfruttamento, precariato assoluto: tutto svolto da titolare di partita IVA imprenditore di se stesso.
Le proposte possono riassumersi nel riportare la terzietà e la creatività delle idee al centro dei processi tecnici oggi dominati dal cortocircuito tra sistema imprenditoriale-finanziario e sistema burocratico-amministrativo; decretare la centralità del progetto e della progettualità.

Noi sappiamo – ha concluso Zambrano - che lo Stato è e resta cruciale per lo sviluppo ma deve essere uno Stato efficiente, moderno, snello. Una rivoluzione per l’Italia. Le professioni, naturalmente aperte all’innovazione, possono e devono essere protagoniste di questa rivoluzione, lo diciamo ancora una volta: vogliamo mettere al servizio dello stato e dei suoi organismi rappresentativi e decisionali le nostre competenze e le nostre strutture; ci siamo organizzati insieme per questo, abbiamo fatto e faremo proposte importanti, sostenibili o a costo zero”.

Il futuro sarà, di nuovo, degli ingegneri e del sapere ingegneristico. Per questo possiamo dire che noi ingegneri ci siamo. Noi ingegneri siamo cresciuti.
Abbiamo in pochi mesi riformato la nostra professione. Stiamo lavorando per essere più efficienti, più competitivi, più competenti. Abbiamo acquisito comportamenti fortemente etici di rispetto dell’ambiente e delle regole.
Siamo e saremo indispensabili nelle trasformazioni in positivo della società. E tutto questo per migliorare il Paese, per ridargli efficienza, per procedere sulla strada dell’innovazione e della produttività.