Severino: "Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose"

Discorso di apertura di Vittorio Severino, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Caserta - 59 Congresso Nazionale degli Ingegneri

Una frase di Albert Eistein al centro del discorso di apertura del presidente dell’ordine degli ingegneri di Caserta, Vittorio Severino.

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi, supera sé stesso senza essere ‘superato’.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’ inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla
”.

Esse sono la palese testimonianza di quanto le persone geniali possano contribuire alla felicità dei popoli.
Il futuro oggi, crescita, sostenibilità, legalità. Come si declinano questi tre sostantivi per il presidente degli ingegneri di Caserta?

In una terra massacrata dalle organizzazioni criminali, che ha ancora voglia di reagire e riaffermare la propria dignità ed i valori di legalità, questo Congresso è stato l’occasione per gli Ingegneri Italiani di recuperare tali valori e prefigurare uno scenario di sviluppo, che possa non solo consentire il raggiungimento di traguardi economici, ma soprattutto il raggiungimento di obiettivi di legalità diffusa, che rappresenta un imperativo categorico non solo per il nostro territorio, ma soprattutto per le future generazioni.

Nel parlare di crescita - per Severino - non si può tralasciare soprattutto il problema etico. Non vi potrà essere crescita se non ci sarà innanzitutto il recupero di una visione etica nella nostra società ed in particolare nelle attività professionali.
Crescita e sostenibilità, soprattutto per gli ingegneri, non sono sostantivi in contrasto.
Essi rappresentano invece obiettivi fondamentali dell’attività quotidiana che si svolge negli studi, sia nei classici settori dell’ingegneria civile-ambientale, sia nei settori a tecnologia più avanzata.
Non vi potrà essere nessuna crescita se la legalità non si impadronirà del modus vivendi di tutti i Cittadini.

Noi stessi, come Cittadini e come Professionisti, non potremo offrire alcun contributo alla crescita e allo sviluppo sostenibile se non recupereremo i valori di legalità ed i valori etici che sono alla base della convivenza civile”.

In chiusura del discorso un pensiero rivolto alla professione dell’ingegnere, alla fierezza dell’operato e all’umiltà nelle proprie azioni, all’attenzione nell’uso degli strumenti della scienza e della tecnica che possediamo e soprattutto alla dedizione a “l’utilizzo dell’ingegno per il bene comune”.