ITALIA 2014: cosa serve per passare dagli anni del dissesto idrogeologico all’era del risanamento

Memoria tratta dagli Atti delle GIORNATE AICAP 2014, Bergamo 22-24 maggio 2014

Guardare al passato o, come dicevano i nostri professori, “studiare la storia” serve per non ricommettere gli errori del passato. Il dissesto idrogeologico odierno è frutto di anni di attività edilizia dissennata, senza capacità o volontà di previsione delle conseguenze e caratterizzata spesso da scarsa conoscenza e consapevolezza nell’utilizzo dei materiali a disposizione e delle tecniche di costruzione. Analizzare criticamente gli anni in cui l’Italia ha rovinato il proprio territorio è il doveroso punto di partenza per non ricommettere questi errori. Perché è successo e cosa lo ha reso possibile? Cosa dobbiamo cambiare? Abbiamo, oggi, motivo per sperare di aver finalmente raggiunto quella maturità che non permette di seguire la strada più semplice, più rapida o più redditizia ma di scegliere invece la strada “giusta” per uno sviluppo realmente sostenibile rispettando il territorio che ci ospita? A queste domande abbiamo cercato di rispondere ampliando un ragionamento che troppe volte viene sbrigativamente risolto nel denunciare la colpa dei singoli (politici, assessori, progettisti, direttori dei lavori, costruttori o fornitori) che hanno operato nel luogo dell’ennesima tragedia.

1. IL DISSESTO IDROGEOLOGICO

1.1 Cosa è
Rientrano nel concetto di dissesto idrogeologico tutti quei processi che vanno a impattare in modo spesso distruttivo in termini di degradazione del suolo e quindi, conseguentemente, anche nei confronti delle cose e persone presenti in loco.
L’entità dei danni causati da questi processi (frane, alluvioni, erosione superficiale, …) può essere più o meno ingente ma spesso si rivela catastrofica.

 

 1.2 Concetti correlati
Il dissesto idrogeologico, specialmente negli ultimi anni, è stato un argomento frequentemente trattato dagli organi di stampa e dai mezzi di comunicazione in generale.
I danni e i rischi collegati col diffuso dissesto idrogeologico italiano sono in continua crescita fino a indurre a temere di aver ormai innescato un processo senza ritorno.
Cementificazione selvaggia, abusivismo edilizio, sfruttamento eccessivo dell’ambiente per l’estrazione di aggregati, disboscamento progressivo e irrazionale del territorio, abbandono e incuria delle aree montane, sono aspetti spesso citati quando si parla di dissesto idrogeologico.
Un rapporto stretto fra questi aspetti e la fragilità del nostro territorio è innegabile. D’altra parte colpisce il grado di unificazione e sovrapposizione che spesso ritroviamo nel pensiero della gente comune su questi termini e concetti. Trattazioni e dissertazioni superficiali e sbrigative lasciano prevalentemente un sensazione di insicurezza diffusa verso queste attività che vengono considerate come “colpevoli” anche senza una loro reale responsabilità specifica se non quella di essere state condotte in modo dissennato per decenni.
Non si può dire che il disboscamento sia un’attività di per sé sbagliata, negativa o inutile.
Alla stessa stregua è sbagliato ritenere la cementificazione, intesa in senso lato come il costruire utilizzando calcestruzzo armato, come responsabile sempre e comunque di inenarrabili disastri ambientali.
Il livellamento e l’appiattimento veicolato dai mass-media su simili complessi temi tecnici nell’ottica di rendere il tutto fruibile al grande pubblico, porta, non solo a semplificarli eccessivamente, ma anche a trasformare, nell’opinione diffusa, strumenti e mezzi in vere e proprie cause del problema.
La conseguenza è l’odierna convinzione che tutto sia sbagliato, che la soluzione o la strada giusta per migliorare l’attuale fragilità ambientale sia remota o difficilmente percorribile da quegli attori che già hanno sbagliato in passato.

2. RUOLI E RESPONSABILITÀ

2.1 I protagonisti del processo costruttivo
Chi realmente partecipa ad un qualsiasi processo costruttivo e a che titolo? Chiarire il ruolo di ciascun attore è fondamentale per capire le responsabilità di ciascuno:
- il politico-legislatore ha il compito di definire quel complesso mondo legislativo che impone i paletti minimi da rispettare delineando il confine fra legalità e illegalità come livello minimo accettabile;
- il politico-amministratore ha la responsabilità di amministrare la spesa pubblica in modo conforme alle leggi introdotte e di applicare gli strumenti previsti dal legislatore;
- la committenza pubblica o privata, volta al raggiungimento di obiettivi di interesse generale o personale, individua gli interventi e le opere da realizzare;
- il progettista, con la propria professionalità, definisce le caratteristiche progettuali delle opere richieste in modo da permettere il raggiungimento del livello prestazionale e funzionale atteso dal committente per quell’opera;
- il costruttore realizza le opere seguendo i relativi progetti;
- il direttore dei lavori supervisiona il conforme svolgimento delle fasi realizzative;
- i fornitori sono responsabili di consegnare materiali in linea e conformi alle richieste effettuate.

2.2 Cause
In termini di responsabilità, tutte le volte che un’opera, pensata per limitare o risolvere il dissesto idrogeologico di una zona, non riesce a raggiungere il suo obiettivo, almeno uno dei protagonisti precedenti non ha svolto a pieno il proprio ruolo.
Nella storia italiana esistono esempi di errori o mancanze da parte di tutti, chi più chi meno, gli attori menzionati.
Affinché ciascuno contribuisca al risultato finale sono necessarie sostanzialmente due condizioni di base:
- la volontà di raggiungere l’obiettivo finale sospinti dalla voglia di curare e preservare l’interesse del committente;
- la capacità professionale a esercitare il proprio ruolo.
Il verificarsi di queste due condizioni è una congiuntura che non è realistico pensare di poter trovare comunemente. Lamentarsi di evidenti lacune di professionalità o della precedenza data da alcuni agli interessi personali non risolve il problema. Se queste situazioni non si verificassero, non servirebbero leggi e norme che indirizzino i singoli verso quella legalità intesa come livello minimo ammissibile.
Purtroppo è l’esperienza che ci dice che non possiamo sperare in risultati migliori semplicemente confidando in attori dotati di elevate doti di eticità e professionalità.
È per questo che individuiamo le principali cause della situazione attuale, nell’attività politica che non è riuscita a creare o a far applicare un sistema normativo tale da garantire la sicurezza e la preservazione del territorio.

3. UN FUTURO DIVERSO

3.1 Presupposti
La condizione necessaria (non sufficiente) per ambire a un futuro diverso nel quale effettivamente venga avviato il complesso processo di risanamento del territorio consiste in un’evoluzione di natura politica.
Tale evoluzione passa sicuramente dalla risoluzione di alcune evidenti criticità attuali:
- volontà: al di là dei proclami, è necessario che il risanamento idrogeologico diventi una reale priorità;
- stanziamenti economici: la pianificazione del risanamento del territorio nazionale deve basarsi su fondi certi e adeguati, consapevoli che la prevenzione ha sempre costi inferiori rispetto agli interventi di urgenza;
- iter e competenza decisionale: il passaggio della competenza decisionale a governatori speciali non risolve il problema e spesso porta a controindicazioni di altra natura. L’iter decisionale deve essere fluido, basato su competenze tecniche specifiche e capace di garantire una pianificazione strutturata in base a priorità chiare;
- appalti pubblici: l’economicità di un’offerta come parametro fondamentale per l’aggiudicazione di un appalto è un’impostazione che deve essere rivista, specialmente per opere che riguardano la messa in sicurezza del territorio. Temi come la durata nel tempo dell’opera, i costi di manutenzione ordinaria e straordinaria, l’efficacia dell’intervento proposto sono aspetti che devono avere maggiore importanza nell’aggiudicazione di un appalto per questo tipo di opere.

3.2 Rapporti e condivisione
I rapporti classici che legano i protagonisti di un processo costruttivo sono tradizionalmente di carattere prescrittivo e impositivo. La normalità è che ognuno abbia la propria area di competenza e decisione all’interno della quale si può muovere rispettando i paletti imposti da altri.
È così che il progettista prescrive, il costruttore esegue richiedendo forniture di materiali conformi alle caratteristiche prescritte e il fornitore consegna materiali conformi.
Le deviazioni rispetto a tale impostazione non sono obbligatorie né previste ma possono, anche oggi, concretizzarsi in tavoli di discussione dove ogni ruolo fornisce il proprio contributo a individuare la soluzione migliore.
L’insieme di possibilità tecniche fra cui scegliere per realizzare un’opera ha avuto una crescita e un avanzamento prestazionale enorme negli ultimi anni. Oggi il mercato offre un’ampia gamma di strade percorribili che influiscono sul risultato finale in modo importante. Può, oggi, un progettista riuscire a effettuare tutte queste scelte in modo indipendente e continuare a identificarsi nel suo tradizionale ruolo decisionale delle caratteristiche tecniche dell’intervento? È giusto aspettarsi che un progettista sia un esperto di tutti i materiali, di tutte le tecniche costruttive, di progettazione strutturale quanto energetica e così via?
Questa difficoltà a interpretare ancora oggi un ruolo pensato per un mondo tecnicamente più semplice e quindi più governabile, riguarda anche gli altri attori del processo.
Tutto ciò può portare a due possibili conseguenze.
Alcuni si rifugiano, coscientemente o no, nella perpetuazione di schemi e scelte già applicati o percorsi, non sfruttando, di fatto, il progresso del settore.
Altri si mettono in gioco avviando un processo di confronto con gli altri partner del processo costruttivo, ognuno chiamato a non essere più semplice “costruttore” o “fornitore” ma vero e proprio esperto consulente nella propria materia.
Le richieste e le prescrizioni a cui portano i due diversi modi di agire e di interpretare il proprio ruolo, sono, in generale, diverse e portano a risultati differenti.

All'interno dell'articolo si prende successivamente in esame il calcestruzzo come materiale da costruzione in grado soddisfare le esigenze degli interventi volti al risanamento idrogeologico.