Valutazione della vulnerabilità sismica della Basilica e del Campanile di Sant’Apollinare in Classe (Ravenna)

09/10/2014 5342

Caterina Cocchi(1), Carla Di Francesco(2), Francesco Guidi(3)

Ferdinando Laudiero(4), Fabio Minghini(5), Giovanni Rebecchi(6), Nerio Tullini(7)

(1) Architetto, specializzanda presso la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio dell’Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
(2) Architetto, Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia-Romagna
(3) Architetto, Dottorando di Ricerca in Tecnologie dell’Architettura presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara
(4) Ingegnere, Docente di Riabilitazione Strutturale presso il Dipartimento di Ingegneria e già Professore Ordinario di Tecnica delle Costruzioni presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara
(5) Ingegnere, Ricercatore di Tecnica delle Costruzioni presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Ferrara
(6) Ingegnere presso Engineering Consulting and Structural Design, Milano, già dottore di ricerca in Scienze
dell'Ingegneria presso l’Università di Ferrara
(7) Ingegnere, Professore Associato di Tecnica delle Costruzioni presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Ferrara

SOMMARIO
La memoria riporta i risultati di una valutazione di vulnerabilità sismica di livello LV1 per la salvaguardia della basilica e del campanile di Sant’Apollinare in Classe ai sensi delle “Linee Guida per la valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale” del 9 Febbraio 2011. Lo studio è stato svolto nell’ambito di una convenzione tra la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia-Romagna ed il Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Ferrara. Nel caso della basilica, tra le verifiche dei meccanismi di 1° modo effettuate, quelle relative al ribaltamento della parete frontale del nartece e della porzione superiore della facciata principale evidenziano la maggiore vulnerabilità, con valori dell’indice di sicurezza sismica inferiori ad 1 anche in campo non lineare. Nei limiti del carattere convenzionale di ogni verifica, tali risultati attestano che i due macroelementi non sono in grado di sopportare l’azione di riferimento. Infatti, verifiche in campo lineare mostrano che le azioni in grado di determinare danni hanno tempo di ritorno anche solo di quaranta anni. Tuttavia, se si effettua una analisi non lineare, si ottengono tempi di ritorno ben più elevati e tempi di intervento intorno ai 40 anni che, almeno rispetto al collasso, non sembrano sollecitare interventi di consolidamento con caratteri di priorità. Nel caso del campanile, sono state effettuate verifiche nei confronti del meccanismo di pressoflessione ai sensi delle Linee Guida. Le proprietà meccaniche della muratura sono state dedotte da una campagna di identificazione dinamica della struttura condotta nel 2006. I risultati delle verifiche indicano il campanile non vulnerabile in relazione al sisma di progetto previsto dalle norme.


1. INTRODUZIONE

La basilica è situata a pochi chilometri da Ravenna lungo la strada statale SS16 Romea Sud al numero civico 224. Il bene è isolato da altre costruzioni ed è accatastato presso l’ufficio provinciale di Ravenna, Comune di Ravenna, foglio n.183, particella A (Figura 1).

Figura 1. Identificazione catastale del bene. In rosso sono evidenziati la basilica ed il campanile.
La basilica presenta un impianto a tre navate con coperture a capriate lignee e catino absidale sul fondo affiancato da due ambienti anch’essi absidati. All’esterno, al corpo centrale della facciata a capanna si addossa il nartece concluso a sinistra da un vano quadrangolare. Il campanile, a base cilindrica, sorge a fianco della parete settentrionale della basilica e risulta suddiviso in sei settori scanditi da impalcati lignei e da una cella campanaria, raggiungendo un’altezza totale di 38,20 metri. Il diametro esterno della torre (circa 9.60 m) risulta pressoché costante per tutta l’altezza mentre la base è rinforzata da quattro speroni in laterizio che raccordano il volume cilindrico alla platea quadrangolare di base. La profondità del piano di fondazione è di circa 3,0 m rispetto al piano di campagna. La torre è scandita dal basso verso l’alto, da due livelli di feritoie alte e strette; poi da due ordini di monofore mentre, più in alto, si trovano un livello di bifore e tre livelli di trifore.
Ai sensi delle “Linee Guida per la valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale con riferimento alle Norme Tecniche per le Costruzioni di cui al Decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 14 Gennaio 2008” del 9 Febbraio 2011 pubblicate sulla G.U. n. 47 del 26 Febbraio 2011, non è stata effettuata un’analisi di tipo globale della basilica ma si sono effettuate verifiche locali nei confronti di meccanismi di collasso che sembrano associati ad una maggiore vulnerabilità. Si è deciso quindi di verificare cinque possibili meccanismi di collasso per ribaltamento che riguardano nell’ordine: la parete del nartece in facciata Ovest; la porzione della parete di facciata, rivolta a Ovest, che si eleva al di sopra del nartece; il timpano, rivolto a Est, che si eleva al di sopra dell’abside; le porzioni delle pareti tra la navata centrale e le navate laterali che si elevano al di sopra della copertura di queste ultime e infine l’abside.
Con riferimento al campanile, di seguito viene riportata la verifica della struttura secondo la modellazione proposta dalle Linee Guida 09/02/2011 per la tipologia Torri, campanili ed altre strutture a prevalente sviluppo verticale (§ 5.4.4). La geometria del campanile è stata dedotta dai rilievi effettuati da alcuni degli autori nel 2006, mentre le stime delle proprietà meccaniche della muratura e dell’interazione terreno-struttura derivano da una campagna di identificazione dinamica pubblicata in [1].

2. CENNI STORICI

Del complesso di edifici sacri che sorgevano nel territorio di Classe permane in tutta la sua imponenza solo la basilica dedicata al santo Apollinare, ritenuto il fondatore della Chiesa di Ravenna. L’edificazione, promossa dal vescovo Ursicino e finanziata dal banchiere Giuliano Argentario (come San Vitale e San Michele in Africisco presenta una muratura con i caratteristici mattoni giulianei, stretti e lunghi), fu consacrata dall’arcivescovo Massimiano il 9 maggio 549. Lo splendore dell’edificio - testimoniato dal protostorico Agnello nel IX secolo - ed il tema iconografico svolto nella decorazione musiva dell’abside è da mettere in relazione, dopo la conquista bizantina nel 540, con il potere della Chiesa ravennate, che con il primo arcivescovo Massimiano assume un ruolo di primo piano in stretto rapporto con l’Imperatore d’Oriente Giustiniano. Infatti dopo il regno dei Goti e l’espansione del culto ariano, si riconferma a Ravenna l’ortodossia e l’arcivescovo, nominato dall’imperatore e investito di poteri senza precedenti, trae dalla storia della Chiesa locale l’esaltazione del primo vescovo Apollinare, motivo di celebrazione nella basilica di Classe. Nel XVI secolo, quando i monaci camaldolesi abbandonarono il luogo per insediarsi nel Monastero Classense in città, la Basilica subì la spoliazione dei marmi interni, posti in opera per la costruzione del Tempio Malatestiano di Rimini. La facciata a capanna della basilica (Figura 2) era preceduta da un quadriportico di cui oggi resta solo il nartece (o ardica), ampiamente ricostruito, che si concludeva con due torrette alle estremità (resta solo quella settentrionale ricostruita) (Figura 3, Figura 4). All’inizio del X secolo risale il campanile alto 37,50 metri, scandito da feritoie, monofore, bifore e trifore sovrapposte che ne alleggeriscono la possente struttura muraria, esempio tra i più interessanti dei caratteristici campanili ravennati a sviluppo cilindrico. Più tarda (XI secolo) appare la parte superiore.

Figura 2. “1890 - Basilica di S. Apollinare in Classe prima dei lavori di ripristino iniziati nel 1897 quando Corrado Ricci assunse la direzione della Sovrintendenza ai Monumenti di Ravenna. La serie di grandi lavori di ripristino e di restauro si concluse nel 1910. Fra la basilica ed il campanile la sagrestia abbattuta nel 1910. Il fabbricato (del XVI secolo) antistante la basilica fu adattato nel 1898/1901 come risulta dalla foto seguente.” (Documento reperito presso l’archivio fotografico della Soprintendenza per i Beni Architettonici e del Paesaggio di Ravenna).

L’abside è stata sopraelevata nel IX secolo per l’introduzione della cripta semianulare con corridoio centrale. Nell’altare sono conservate le ossa del santo titolare, la cui originale sepoltura era nei pressi della Basilica e poi, come ricorda l’epigrafe "hoc loco stetit arca …" collocata sul lato meridionale, fu introdotta nella chiesa ad opera di Massimiano nel VI secolo. Fatti salvi i due pannelli laterali (VII secolo), la decorazione musiva del catino absidale (Figura 5) risale al VI secolo mentre d’epoche successive risultano le decorazioni dell’arco trionfale (VI - XII secolo). Nel catino la rappresentazione si svolge tra il cielo e l’incanto di un verde paesaggio paradisiaco ricco di rocce, alberi, fiori ed uccelli variopinti. Un grande clipeo racchiude il cielo trapunto da novantanove stelle che circondano una grande croce gemmata includente il busto di Cristo barbato. Le scritte presenti sottolineano il significato della croce, simbolo di salvezza, dall’acrostico ictùs (pesce) alla frase salus mundi, fino alle lettere alfa e omega (il principio e la fine) poste ai lati della croce. Più in alto la mano di Dio esce da una nube, mentre ai lati i busti emergenti di Mosè ed Elia e tre pecorelle (gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni) si riferiscono simbolicamente alla Trasfigurazione sul Monte Tabor.?Al centro della rappresentazione, in atteggiamento orante, si staglia la grande figura del Santo Apollinare con la tunica bianca e la casula punteggiata da api d’oro, simbolo d’eloquenza, a testimoniare la glorificazione della Chiesa di Ravenna. Attraverso la sua parola la schiera dei fedeli (le dodici pecorelle nel registro inferiore della volta) possono accedere alla beatitudine del Paradiso. Vi è una corrispondenza simbolica tra la croce, la figura del santo ed i quattro presuli (Ecclesius, Severus, Ursus, Ursicinus) rappresentati nella parte inferiore dell’abside entro nicchie sormontate da conchiglie. Il tema figurativo unisce nella gloria di Dio tutta la Chiesa di Ravenna, celebrata dall’arcivescovo Massimiano per potenziarne l’autorità, segno di un attento programma politico-religioso. La sinopia, ora al Museo Nazionale, ritrovata sotto la serie delle pecorelle, si riferisce ad un precedente programma iconografico poi cambiato in corso d’opera. Dei due pannelli laterali dell’abside (VII secolo) quello a sud illustra una sintesi dei sacrifici di Abele, Melchisedec e Abramo che precorrono il sacrificio dell’eucarestia. La scena a nord è interpretata come il riconoscimento della autocefalia della Chiesa di Ravenna fatta dall’imperatore Costante II (666) all’arcivescovo Mauro oppure come la consegna delle immunità tributarie fatta da Costantino IV a Reparato nel 675. La scena è ampiamente integrata con tecnica a colori imitanti il mosaico.?La decorazione dell’arco trionfale è suddivisa in cinque zone orizzontali, datate a diversi periodi fra il VI e il XII secolo. Sulla sommità è il medaglione con il busto di Cristo (IX secolo) ai cui lati, su uno sfondo blu ornato di nubi, sono raffigurati i simboli degli Evangelisti. Nella seconda zona due teorie di agnelli che simboleggiano gli Apostoli (VII secolo) escono dalle porte delle città gemmate, muovendo presso il ritratto di Cristo. Sotto le due palme (VII secolo) rappresentate a destra e a sinistra nella fascia centrale, sui pilastri dell’arco sono le figure degli Arcangeli Michele e Gabriele (VI secolo) sontuosamente vestiti da cerimonia e recanti labari con un’iscrizione greca inneggiante al Signore e ripetuta tre volte. Infine nel registro inferiore i busti degli apostoli Matteo e Luca (XII secolo) sono inseriti in piccoli pannelli.
Lungo le pareti della navata centrale sono visibili i ritratti dei vescovi e arcivescovi di Ravenna, dipinti entro cammei circolari nel XVIII secolo, residui dei più vasti apparati decorativi effettuati in tale epoca, e poi eliminati nel corso dei restauri diretti da Corrado Ricci all’inizio del XX secolo.
Nell’interno della basilica sono ancora in sito due vasti stralci dell’originale pavimentazione musiva; il tratto nella navata settentrionale è sormontato dal ciborio (IX secolo) proveniente dalla scomparsa chiesa di Sant’Eleucadio. Sono presenti inoltre numerose iscrizioni e sarcofagi testimonianti l’evoluzione della scultura ravennate tra V e VIII secolo, dalle rappresentazioni a figure in rilievo (di cui è un esempio il sarcofago dei dodici apostoli) fino ai motivi simbolici resi con modellato piatto. Dal 1996 la Basilica di Sant’Apollinare in Classe fa parte dei monumenti tutelati dall’Unesco.
Per l’inquadramento storico riportato in questo paragrafo si è fatto riferimento a [2], testo a cui si rimanda per una lettura più approfondita sulle vicende della basilica.

All'interno dell'articolo completo, viene trattato il rilievo dello stato di fatto del monumento, le stime delle proprietà meccaniche e parametri di verifica, la valutazione della vulnerabilità sismica della basilica e del campanile.