Il Castello di Trezzo sull’Adda: restauro e recupero di Patrimonio Culturale per destinazione d’uso sostenibile

Introduzione
I temi del recupero, restauro conservativo e messa in sicurezza del patrimonio artistico, architettonico, paesaggistico e culturale del nostro paese sono da anni affrontati nelle diverse aree sia di ricerca sia di normativa sia di applicabilità e compatibilità di tecniche realizzative, e dibattuti a livello nazionale e internazionale. Nonostante gli importanti contributi in questi ambiti disponibili e fra loro positivamente integrabili per intervenire al meglio e recuperare il bene storico in oggetto, l’anello debole, o mancante della catena è spesso una visione economico-gestionale della destinazione d’uso e della possibilità di vita futura, in ottica di sostenibilità, anche economica. Tale mancanza è spesso confusa con una generica “colpevole incuria”, mentre l’incuria è spesso solo la causa delle indubbie difficoltà che sorgono quando non vengono discussi e affrontati, con le stesse priorità delle diverse problematiche di restauro, i temi gestionali degli scenari di “capacità economica sostenibile” per la destinazione d’uso del bene, dopo il restauro, consolidamento e adeguamento. I costi di tali operazioni sono talmente impegnativi, che solo una chiara previsione delle “capacità economiche future“ dell’oggetto restaurato ne può incoraggiare l’intervento.
Tali aspetti, indubbiamente difficilmente coniugabili con le tematiche classiche del restauro e consolidamento conservativo, sono, e sempre più lo saranno, assolutamente decisivi per le delibere di interventi di salvaguardia del patrimonio storico. E’ pur vero che l’intervento di ricupero con trasformazione d’uso non attiene, o non è così fondamentale, a una gran parte del nostro Patrimonio Storico, tipo i luoghi di culto o gli edifici e ambienti tuttora vivi nelle loro funzioni originali o ormai consolidate, anche con variazioni, nei decenni, tipo gli esempi paradigmatici riportati in figura 

Fig. 1: esempi paradigmatici per funzioni certe
Esistono molte realtà, di cui tutti siamo testimoni, in cui la programmazione concertata e programmata, anche con simulazioni tipo LCA, LCC e LCM, dove costi e redditività, magari non diretta e non solo economica, ma di ricaduta socio-economica, può dimostrarsi decisiva per le decisioni e scelte degli interventi di indagini sullo stato di fatto e quindi le tecniche di recupero da adottare.
Si presenta qui il caso, emblematico in questo senso, degli studi e dei lavori, di cui alcuni tuttora in corso, per il recupero di tutta l’area di pertinenza del Castello Visconteo di Trezzo sull’Adda. Si sottolinea che le “start-up” del processo sono state in parallelo sia le motivazioni culturali e paesaggistiche, sia studi socio-economici riguardanti l’intero comprensorio. Citiamo qui brevemente, rimandando alla bibliografia a piè pagina, in particolare gli studi descritti e documentati in [1] e [2], commissionati dalla amministrazione comunale di Trezzo sull’Adda, sulla dinamica sociale, insediativa, occupazionale ed economica della zona a est di Milano, di cui il Comune di Trezzo, per ragioni storiche e geografiche ne occupa una posizione preminente. I risultati documentati di tali studi e , indubbiamente, atteggiamenti propositivi degli amministratori comunali hanno spinto tale amministrazione a intraprendere e finalizzare i lavori di restauro del Castello, mantenendo ben chiara la visione e i vincoli di restauro conservativo di tutta l’area, con gli scopi di favorirne l’uso ricreativo-culturale per il tempo libero delle popolazioni di tutto il comprensorio, che può incentivare, come viene anche sottolineato brevemente nelle conclusioni della presente comunicazione, anche lo sviluppo insediativo sostenibile.
All'interno dell'articolo: l'ubicazione storica e geografica del castello, le indagini diagnostiche e le conclusioni.