Il nuovo Rinascimento del Cemento Armato

Memoria tratta dagli atti del III Congresso Internazionale CONCRETE2014,  Termoli 25 e 26 settembre 2014

La Storia ci ha da sempre abituati, educati e preparati ai cicli di nascita, sviluppo, maturità, fine e morte di vite umane, società, culture, mode, ma anche di sistemi costruttivi, tecniche, tecnologie e linguaggi dell’architettura. Sono passati solo pochi decenni dalle ultime opere di Pier Luigi Nervi e Riccardo Morandi e sembra invece essere passato un tempo infinito. Ma una nuova Rivoluzione Industriale ha introdotto metodi, processi, elementi, prodotti e materiali che in pochi decenni hanno sostanzialmente modificato ed innovato la progettazione e la costruzione dell’architettura. Strutture in acciaio, in leghe di alluminio, in legno lamellare, in fibre di carbonio, in FRP, in vetro strutturale, ecc. sono stati i veri protagonisti della produzione architettonica ed edilizia degli ultimi decenni. Le pubblicazioni del settore e le maggiori riviste hanno riportato e riportano per la gran parte architetture in acciaio e vetro, strutture leggere. Anche dal punto di vista formativo ed educativo nelle Scuole di Architettura ed Ingegneria questi sistemi costruttivi hanno trovato un maggiore favore sia dal punto di vista compositivo che tecnologico. I corsi universitari di Tecnica delle Costruzioni hanno visto poi affiancare agli studi canonici sul conglomerato cementizio armato quelli sulle strutture in acciaio ed in alluminio ed un rinnovato interesse per le strutture murarie quali muri, volte, cupole, campanili e torri appartamenti alla tradizione ed alla storia della città. Da sistema costruttivo privilegiato negli anni del Secondo Dopo Guerra e fino agli anni Ottanta, per circa 30 - 35 anni in Italia ed in Europa, il conglomerato cementizio armato ha visto negli anni successivi progressivamente scendere il suo impiego. Ciò è avvenuto in Italia essenzialmente a causa della grave crisi economica del settore delle costruzioni ed edile in genere. In Europa in quanto le strutture in acciaio e vetro si sono rivelate meno costose ed hanno esercitato maggiore fascino, rappresentando la “modernità assoluta”. Va tuttavia riconosciuto che l’impiego del conglomerato cementizio armato non è mai scomparso. A parte la “cifra” vera e propria, segno inequivocabile e distintivo di autorevoli progettisti che hanno quasi sempre progettato, ricercato e realizzato opere in conglomerato cementizio armato quali Santiago Calatrava e Zaha Hadid, bisogna ammettere che molti altri progettisti meno “archistar” hanno operato in tal senso.


Figura 1: Stazione Marittima, Salerno, Zaha Hadid

A parte ciò, un grande fermento esiste ed è in atto. Superata la fase iniziale e pioneristica, con il senno di poi, le vaste e molteplici esperienze acquisite sul campo, nuove possibilità ed opportunità offerte dalle ultime tecnologie, nuovi additivi, nuovi processi progettuali e costruttivi, comprese le nuove organizzazioni di cantiere, hanno riportato in auge in conglomerato cementizio armato fino a poter parlare oggi di un nuovo Rinascimento del sistema costruttivo. Lo scenario attuale è quanto mai ampio ed articolato, variegato per tipologie edilizie e costruttive, linguaggio dei progettisti, per localizzazione – insediamento dell’opera, dettagli e particolari costruttivi, finiture. Quando è forte e prevalente la personalità del progettista prevale il linguaggio di quest’ultimo, parte di una serie o di un insieme, ma sempre appartenente allo stesso autore. Viceversa, quando è forte ed autorevole il committente prevale l’anonima tecnologia ed il sistema costruttivo. Per i Maestri dell’Ingegneria Strutturale Italiana il dato prevalente doveva essere quello strutturale identificato con quello ed in quello estetico, pur con i limiti dell’espressività plastica consentita dalle tecniche e dalle tecnologie di allora. Fa ancora tanta tenerezza scientifica vedere i modellini di Nervi sottoposti a carichi e pesi vari allo scopo di testarne la resistenza e la stabilità della struttura e quindi la sua consequenziale forma. Le strutture in conglomerato cementizio armato di oggi interagiscono, si interfacciano e dialogano con altri aspetti e problematiche oltre quelli squisitamente strutturali: le schermature, gli effetti di trasparenza, la foto incisione, il rapporto con il tessile, la comunicazione multimediale alla scala piccola così come alla scala urbana, la intersezione, la coniugazione, la contaminazione con altri materiali. Sicché le nanotecnologie alla stessa stregua di potenti farmaci conferiscono al calcestruzzo nuove capacità di resistere alle sollecitazioni di trazione pur in assenza di armatura metallica, di essere autopulente, di “autodiagnosticarsi” per aspetti costruttivi, strutturali ed “autoripararsi” a seguito di degrado ed ammaloramento. E tutto ciò non esce della sfera di cristallo di un mago di altri tempi, ma da severi studi e ricerche condotte negli ultimi decenni in tutto il mondo occidentale in laboratori, industrie, comunità scientifiche.
Anna Faresin nel suo recente e bellissimo volume “Architettture in calcestruzzo - Soluzioni innovative e sostenibilità” afferma giustamente che “è la chimica che consente di modificare le microstrutture del calcestruzzo. E’ l’accoppiamento di altri materiali che consente di modificare le macrostrutture”.
Il conglomerato cementizio segue i percorsi evolutivi della materia e delle tecnologie che la trasformano. Così la coppia apparentemente eterna armatura metallica – conglomerato cementizio indissolubilmente legata e compatibile grazie al pressoché analogo modulo di elasticità, ora si è aperta ad altri rapporti con altri materiali.

Il calcestruzzo tessile

Grande successo sta riscuotendo il conglomerato cementizio rinforzato non con armature metalliche ma con fibre di tessuto, naturale ed artificiale, fibre di vetro alcaline-resistenti, ceramiche, carbonio, ecc. Secondo l’orditura (a rete multi assiale, tubolari, 3D, ecc.) cambiano poi le caratteristiche, le risposte in termini di prestazioni,le forme degli elementi e dell’opera in generale.
L’assenza di parti metalliche e quindi del necessario copriferro fa si poi che si possono notevolmente ridurre gli spessori per cui si possono produrre elementi con spessori anche di 10-20 mm.


Figure 2 e 3: calcestruzzo tessile

Questa nuova integrazione calcestruzzo - fibre tessili consente di realizzare appunto elementi, pannelli prefabbricati, ecc. di spessore ridotto e perciò leggeri, profilati sottili e pannelli sandwich, strutture a guscio, a maglia romboidali, anche per coperture di medie e grandi luci. Un discorso a parte merita il Concrete Canvas ossia strutture che consentono di realizzare piccoli manufatti e coperture di un tessuto impregnato di conglomerato che indurisce dopo essere stato bagnato. È impermeabile e resistente al fuoco. Facilmente trasportabile in confezioni relativamente piccole è fornito in rotoli.

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