Andrea Dari intervista in esclusiva Erasmo D’angelis, Capo Missione Dissesto Italia

Erasmo D'Angelis, è Coordinatore della Struttura di Palazzo Chigi #italiasicura contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche.
 
L’italia è un Paese ad alto rischio. Il 10% del territorio italiano è soggetto ad un elevato rischio idrogeologico. Le frane in Italia sono oltre 486.000 e coinvolgono un’area di circa 20.7 00 km2 pari al 6,9 % del territorio nazionale (Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia - Progetto IFFI) e i comuni italiani interessati da frane sono 5.708, pari al 70,5% del totale. Oggi il governo ha fatto un importante stanziamento ma questi dati dicono che l’area d’intervento sia veramente ampia. Come si riuscirà a creare una lista delle priorità ?
 
È la nostra priorità e le strutture dei Presidenti delle Regioni, nominati Commissari di Governo contro il dissesto nel giugno scorso, stanno predisponendo l’elenco delle opere e degli interventi cruciali per ridurre il rischio e dare molta più la sicurezza ai cittadini esposti. Questo elenco, validato scientificamente dalle Autorità di bacino, sarà la base degli accordi di programma che lanceranno finalmente quella opera pubblica di prevenzione che chiuderà la lunga e tristissima stagione notarile della sola rincorsa delle emergenze e dei cantieri promessi, finanziati e mai aperti o conclusi. Con le risorse dell’ormai prossimo ciclo 2014-20, il Ministero dell’Ambiente ha chiesto giustamente una cifra importante pari a 1 miliardo l’anno ed è, realisticamente, il budget che serve per difenderci da alluvioni e frane in aree fragilissime dove l’urbanizzazione, illegale ma anche legale, ha aumentato i pericoli e i costi umani ed economici degli eventi. Non a  caso, il nostro primo passo, di fronte ad un dissesto atmosferico che produce piogge concentrate nello spazio e nel tempo a carattere ‘esplosivo’, è stato quello di avviare una doppia ricognizione: delle risorse non spese e ancora disponibili e delle necessità di opere di difesa strutturali. Ora finalmente abbiamo il quadro chiaro di quanto non è stato speso dal 1998 ad oggi: lo scandalo di circa 2.3 miliardi, un ‘tesoretto’ che stiamo trasformando in cantieri da pochi mesi grazie ad un gioco di squadra che vede finalmente lo Stato, nella sua interezza, impegnato con le Regioni e gli enti locali. Sarà il lavoro comune, anche con tante professionalità che operano sul territorio e saranno le nuove norme dello sblocca Italia che prevedono la continuità dei cantieri anche in presenza di ricorsi al Tar, ad impegnare nei nostri lavori urgenti e non rinviabili operai, tecnici e ingegneri e non più solo giuristi e avvocati, come troppo spesso è accaduto in Italia.
 
A SAIE le interverrà in un convegno del Consiglio Nazionale dei Geologi dal titolo: CONVIVERE COL DISSESTO IDROGEOLOGICO. Ma come si può convivere con un problema così grande ? occorre un salto culturale oltre che tecnico ?
 
Da sempre l'Italia è costretta a questa terribile convivenza con catastrofi immani che hanno segnato la nostra storia. Probabilmente non esiste al mondo un Paese come il nostro con caratteristiche morfologiche quasi uniche, una aggrovigliata geofisica del sottosuolo per la sua natura geologica in gran parte giovane, caratterizzata da terreni argillosi e sabbiosi incoerenti e malamente ancorati alla roccia dura e stabile. Un bel ‘regalo’ della natura al Paese più bello del mondo che ci rende però tra i più fragili della terra. Ma dai rischi ci si può difendere, l’Italia è un Paese forte, moderno ed è assolutamente in grado di recuperare il tempo perduto. Purtroppo, questo stato di dissesto, presente in circa il 10% del territorio nazionale dove vivono circa 6 milioni di italiani, si intreccia con una impressionante carenza pianificatoria di superficie, con la quasi scomparsa delle manutenzioni, con abusi del suolo, con la scarsa percezione della dimensione dei pericoli e anche con la scarsa conoscenza dei fenomeni. È un mix che amplifica gli eventi e la loro potenza distruttiva che viene moltiplicata da errori fatali, primo fra tutti la caparbietà con la quale il territorio più fragile e anche densamente abitato, è stato spremuto come se vivessimo in un'Italia virtuale e priva di rischi incombenti. Le nostre nuove regole fondamentali, da far applicare ovunque, devono essere quelle della prevenzione strutturale, di una buona pianificazione urbanistica, della fine del consumo di suolo, la consapevolezza di non dover più pagare costi carissimi, in termini di vite umane, distruzioni, e di danni per 3.5 miliardi di euro ogni anno dal dopoguerra ad oggi. Occorre un salto tecnico, occorrono nuove linee guida per gli interventi sul reticolo idraulico e abbiamo affidato il compito al Presidente dell’Ordine dei geologi, Gian Vito Graziano. Occorrono progetti esecutivi per mettere in sicurezza intanto le aree metropolitane. Abbiamo iniziato facendo partire o ripartire i cantieri da Milano, Genova a Firenze. Ci stiamo occupando del Sarno e del Sud. Per voltare finalmente pagina.