La diffusione e le applicazioni del calcestruzzo ai primi del ‘900 nei centri di provincia

Studi per la conservazione - Il caso di Legnano (MI)

Memoria tratta dagli atti del III Congresso Internazionale CONCRETE2014, Termoli 25 e 26 settembre 2014

1. Introduzione


Ditta ing. H. Bollinger, Officine Elettrochimiche Dott. Rossi, Milano, 1907 (ASCL, Pratica ed. 184 del 1907)


La diffusione del calcestruzzo a partire dal XIX secolo ha dato vita alle più svariate applicazioni e sperimentazioni, con un uso progressivamente generalizzato su larga scala tale da caratterizzare fortemente le architetture delle nostre città, ma che spesso è considerato non pregiato e facilmente sostituibile.
Partendo da queste premesse il saggio è finalizzato ad analizzare la diffusione e le applicazioni del calcestruzzo all’inizio del XX secolo in un centro di provincia - Legnano - al fine di comprendere quanto è stato prodotto non solo nelle grandi città ed agevolarne il riconoscimento del valore storico, materiale e tecnologico, creando al contempo uno strumento di conoscenza che possa indirizzare correttamente gli interventi trasformativi su di esso. Senza la pretesa di essere esaustivi si vuole far comprendere come, partendo dal costruito e dal progettato, sia possibile ricostruire una “micro-storia” dei materiali e delle tecniche, attraverso la documentazione emersa, anche in funzione dei progettisti, delle imprese esecutrici e del cantiere, utile a “far risaltare, proprio dalle realizzazioni meno appariscenti ed ordinarie, alcuni tratti significativi della realtà quotidiana di questo tipo di edilizia” , comprendendo l’importanza di quanto esiste o non esiste più, in funzione di una miglior tutela e conservazione.

2. Il caso di Legnano

Il caso analizzato è quello della città di Legnano, sita a nord-ovest di Milano.
Essa, da borgo agricolo specializzato nella produzione di farina ed adagiato sul Fiume Olona e sull'asse del Sempione, fu caratterizzata, a partire dalla fine del XIX secolo, da un improvviso sviluppo industriale nel settore tessile e meccanico, che ne modificò profondamente il volto, trasformando i mulini in opifici industriali ed installando le fabbriche all’interno del tessuto storico. Questi cambiamenti economici portarono ad un’improvvisa espansione urbanistica ed edilizia, grazie all’intervento delle grandi aziende che qui trovavano sede, gestite da industriali locali o milanesi, i quali, spinti da una continua volontà di innovazione e progresso in tutti gli ambiti, chiamarono progettisti ed imprese esecutrici di un certo rilievo, che importarono precocemente le nuove tecniche ed i nuovi materiali, tra cui il calcestruzzo, armato e non. Da qui partì uno sviluppo edilizio caratterizzato, fino al secondo dopoguerra, dall’uso di un binomio di tecniche e materiali tradizionali ed innovativi e dove il cls ebbe un ruolo da protagonista.

2.1 L’avvento del calcestruzzo armato

La storia del calcestruzzo armato - o meglio conglomerato cementizio armato - che ha rivoluzionato l’arte del costruire a partire dalla metà del XIX secolo, è stata già ampiamente raccontata come storia di un progresso tecnico-scientifico caratterizzato da varie fasi, a partire dai precursori, che ne intuirono le qualità e le caratteristiche sfruttandole in modo empirico, per arrivare alle prime realizzazioni, a cavallo del ‘900, ed ai successivi sviluppi, anche grazie all’evoluzione delle teorie e dei modelli di calcolo . All’interno di questa storia Legnano si inserisce precocemente, coerentemente con quanto accade a Milano, da cui essa fu sempre profondamente influenzata, non solo per la vicinanza, ma anche per il reciproco scambio di progettisti ed imprese.
All’inizio del ‘900 e fino al primo dopoguerra, infatti, la produzione di strutture in cemento era appannaggio di poche imprese specializzate, spesso dotate di un proprio ufficio di progettazione, che, attraverso una serie di brevetti, poterono avvalersi del diritto di commercializzazione del c.a. , ma, a differenza di quanto avveniva a Torino o Genova, appannaggio quasi monopolistico del sistema Hennebique grazie alla ben nota Porcheddu, nel capoluogo la situazione era più complessa e diversificata, con l’utilizzo di una pluralità di soluzioni di area centroeuropea o frutto di studi e ricerche locali, che avevano ridotto la diffusione del brevetto Hennebique, seppur presente in tutte le prime realizzazioni milanesi e rappresentato a Milano dall’ing. Daniele Donghi .
Anche Legnano non fu da meno, soprattutto grazie agli industriali locali che, in base alla tipologie di opere da realizzare, chiamarono differenti imprese specializzate che alternarono l’uso dei brevetti tra i più in uso all’epoca (Matrai, Hennebique, Baroni Lüling, Monier) per applicazioni ingegneristiche o edilizie, talvolta citate sulle pagine della pubblicistica specializzata dell’epoca.

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