SHAKE OUT: il concetto di RESILIENZA in ambito sismico

 SHAKE OUT 7.8, TOKYO MAGNITUDE 8.0: l’età della resilienza sorge dalle nebbie della contemporaneità

Tra un crescente numero di scienziati, innovatori sociali, leader locali, organizzazioni non governative, benefattori, governi e grandi aziende, sta emergendo una discussione che verte sull’idea di resilienza: ossia la forza di reagire, fino a capovolgerle, alle situazioni avverse’.
È quanto afferma Andrew Zolli, autore di “Resilienza. La scienza di adattarsi ai cambiamenti”, pubblicato quest’anno in Italia da Rizzoli, testo in cui il saggista americano, ricercatore multidisciplinare esperto in nuove tecnologie e sostenibilità, propone una nuova strategia per affrontare le dure sfide ambientali ed economiche del prossimo futuro.
Mentre in Europa il concetto di resilienza è abitualmente applicato alla tecnica metallurgica, ove è indice della resistenza a rottura per sollecitazione dinamica, negli Stati Uniti la resilienza ha da sempre anche un significato molto più ampio, poiché al di fuori del contesto originale è parte del lessico della psicologia, ove l’aggettivo “resiliente” denota una persona in grado di adattarsi e fornire una risposta reattiva alla situazione in atto (all’opposto di una facilmente vulnerabile) e si applica anche alla sociologia, all’economia e in generale a tutti i sistemi complessi, a significare la capacità di sopravvivere e prosperare in situazioni avverse.
Per illustrare meglio il concetto, Andrew Zolli cita una recente calamità: ‘L’uragano Sandy (1) ha colpito New York più duramente nelle zone in cui si è intervenuto più di recente a recuperare l’esistente: Lower Manhattan, che a rigor di logica avrebbe dovuto essere la zona meno vulnerabile dell’isola, ma è stata ricostruita per essere sostenibile, non resiliente.
Dopo l’undici settembre, Lower Manhattan conteneva il più alto numero di edifici ambientalmente sostenibili, con le relative certificazioni […]. Quella però era una risposta solo a una parte del problema. Gli edifici erano progettati per avere un più basso impatto sull’ambiente, ma non per rispondere agli impatti dell’ambiente, come ad esempio avere un sistema elettrico di riserva.
La resilienza è dunque al centro di un programma di ricerca molto ampio, che si pone l’obbiettivo di promuovere entro le nostre comunità, istituzioni e infrastrutture una maggiore capacità di risposta agli eventi estremi, aumentando al contempo la capacità dei singoli di gestire psicologicamente e fisiologicamente le circostanze più stressanti.
Ora, per comprenderne l’applicazione in ambito sismico, basta accedere al sito della United States Geological Survey, l’agenzia governativa che studia il territorio degli Stati Uniti, ove nella pagina intitolata The SakeOut Earthquake Scenario – A Story That Southern Californians Are Writing”, si legge: ‘La domanda non è se, ma quando la California meridionale sarà colpita da un grande terremoto – un terremoto così distruttivo da mutare profondamente le condizioni di vita nella regione. Quanto grave sarà il cambiamento dipenderà dalle misure preventive che i singoli individui, le scuole, le imprese, le comunità ed i governi porranno in essere. Per prepararsi a questo evento gli scienziati della U.S. Geological Survey (USGS, ndr.) hanno profondamente cambiato il modo di realizzare gli scenari sismici, creando un team multidisciplinario di esperti […] che ha analizzato l’impatto nel lungo termine di un terremoto altamente distruttivo (di magnitudo 7.8, n.d.r) sul complesso sistema socio-economico dellaCalifornia meridionale. Questo progetto, denominato “ShakeOut Scenario”, applica il meglio della conoscenza scientifica per stabilire cosa si può fare ora per evitare una catastrofe sismica.
[…] Decenni di miglioramenti introdotti nei codici e nelle norme tecniche per le costruzioni hanno ridotto notevolmente i danni più gravi a seguito dei terremoti, tuttavia il sistema socio-economico della regione è ancora suscettibile di distruzione su larga scala. […] Fortunatamente è ancora possibile porre in atto le contromisure necessarie per prevenire un esito catastrofico. Lo “ShakeOut Scenario” è il primo strumento concepito dallo “USGS Multi-Hazards Demonstration Project” per dimostrare come si possa incrementare la resilienza di una comunità nei confronti dei disastri naturali, grazie ad una migliore pianificazione, mitigazione del rischio e risposta post-sismica’.
In sintesi, lo ShakeOut Scenario è un ampio progetto cooperativo che esamina le conseguenze di un grande terremoto nella California meridionale. Partendo dalla modellazione fisica di un sisma di magnitudo 7.8, estremamente probabile nei prossimi anni, esso fornisce una previsione dettagliata del suo impatto sul sistema socio economico dell’intera regione.
Ma il progetto ShakeOut Scenario non si limita a questo: esso propone anche un articolato programma di istruzione rivolto alla popolazione, comprendente una nutrita serie di esercitazioni concernenti le misure di sicurezza in caso di terremoto, nonché le migliori strategie per la fase di ripresa post-sismica.
Lo ShakeOut Scenario si pone come un progetto innovativo anche nella forma, poiché si rivolge al pubblico come una vera e propria guida narrativa alla scenario sismico. Al suo interno vi è infatti una sezione intitolata “The ShakeOut Scenario Narrative”, in cui -traduco testualmente- come in una sceneggiatura cinematografica e più efficacemente che in qualsiasi statistica, si descrive quali sarebbero gli effetti di un terremoto di magnitudo 7.8 se non si prendessero, sia individualmente che collettivamente, le necessarie contromisure.
La narrazione allegata alla prima esercitazione ShakeOut, che si è svolta nel 2008, inizia il mattino del 13 novembre alle ore 9:50, pochi minuti prima del terremoto, e prosegue con le drammatiche e conciate fasi della scossa sismica principale, minuto per minuto e poi ora per ora, per proseguire nei giorni seguenti con le scosse di assestamento, anch’esse piuttosto violente (di magnitudo 5.7 circa, stando alle previsioni) e poi nei mesi successivi, fino a due anni dopo il terremoto, con la fase di ripresa post-sismica.
Nel finale si pongono ai lettori domande come: ‘Quali sono state le conseguenze di questo terremoto?’, ‘La vita sta ritornando alla normalità per la maggior parte della popolazione?’ e infine: ‘Come scriveremo la fine di questa narrazione?
La conclusione dei <<narratori>> è che ‘Esaminando le conseguenze di un ipotetico terremoto e l’interazione dinamica tra le componenti strutturali, infrastrutturali, sociali ed economiche, Shakeout Scenario identifica i potenziali punti critici del sistema e i settori in cui investimenti relativamente contenuti -date le dimensioni dell’emergenza- fatti prima del terremoto, possono tradursi in benefici enormi dopo il terremoto. Forse la lezione più importante dello ShakeOut Scenario è che le scelte individuali e collettive sono profondamente interdipendenti. La vita futura nella California meridionale dipende dall’insieme delle scelte in tema di preparazione e resilienza’.


(1) L'Uragano Sandy nell’ottobre del 2012 ha colpito la Giamaica, Cuba, Bahamas, Haiti, la Repubblica Dominicana e la costa orientale degli Stati Uniti, causando enormi perdite, umane ed economiche.
 

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