Monitoraggio delle opere metropolitane: l’esperienza della stazione Jonio della linea metropolitana B1 di Roma

ABSTRACT. In questa nota si vuole illustrare brevemente il sistema di monitoraggio predisposto per il controllo dei parametri di progetto e del comportamento tenso-deformativo del terreno e delle strutture provvisorie e definitive della Stazione Jonio, capolinea del Prolungamento della Linea B1 della Metropolitana di Roma. Nella parte finale viene fatto un breve cenno alle misure registrate ed alle loro possibili interpretazioni.

Descrizione dell’opera e condizioni geotecniche
L’area interessata dalla costruzione della stazione è limitata a nord e ad est da via del Gran Paradiso, ad ovest da via Scarpanto e a sud da viale Jonio, in una zona densamente urbanizzata del quartiere Nuovo Salario della città di Roma. Considerata la notevole differenza di quota tra via del Gran Paradiso e via Scarpanto/viale Jonio lo scavo della stazione è stato realizzato previo sbancamento dell’area protetta da una paratia a sbalzo di pannelli (dimensioni 1.20 x 3.00 m) disposti “a coltello” (secondo l’inerzia massima) con un interasse di 2.20 m con interposti pali del diametro Ø= 800 mm infissi al di sotto del fondo scavo per un tratto non inferiore ai 5 m. Lo sbalzo massimo dell’opera di sostegno di monte raggiunge i 16 metri circa. Tale soluzione è stata adottata sia per l’effettiva impossibilità di utilizzo di tiranti (presenza di servitù sui terreni di fondazione dei bulbi) che per ridurre il più possibile le deformazioni dovute al primo scavo di sbancamento che si sarebbero inevitabilmente sommate a quelle dovute allo scavo del pozzo di stazione.
Il manufatto di stazione, situato immediatamente a valle della paratia a sbalzo, è del tipo interrato profondo (massima profondità di scavo pari a 32 m) tra paratie perimetrali, ed è quindi scavato a partire dalla sua sommità fino alla quota finale di scavo (metodo top-down), previa esecuzione del tappo di fondo costituito da colonne in jet grouting (tecnologia bi-fluido) del diametro Φ2200 mm/1600 mm. Il trattamento al di sotto del fondo scavo (per uno spessore di 11 m) si è reso necessario sia per ridurre il regime di sollecitazione agente sulle paratie perimetrali, sia per garantire uno scavo all’asciutto in presenza di un carico idraulico notevole (circa 26 m). Al termine della costruzione della stazione è stato realizzato il parcheggio e sono tuttora in corso di ultimazione le opere strutturali per il ripristino della viabilità definitiva su via del Gran Paradiso. Il corpo stazione è lungo complessivamente156 m e ha larghezza (esterna) variabile tra 28.6 e 37 m in due brevi tratti. La stazione è perimetrata da paratie di diaframmi di lunghezza 46 m e spessore 1.2 m, mentre al suo interno sono presenti diaframmi interni dello spessore di 1.2 m, L= 57 m, dei quali 18 sono stati realizzati in prima fase unitamente ai pannelli perimetrali, mentre i restanti sono stati costruiti in risalita a partire dal solettone di fondo per ridurre la luce degli impalcati. Gli impalcati sono stati appoggiati sui diaframmi mediante l’utilizzo di tasche posizionate, salvo casi particolari (presenza di asolature o diaframmi d’angolo), in numero di una ogni due pannelli ovvero esclusivamente sui pannelli secondari poiché dotati di gabbia di armatura da 2.50 m.
La successione stratigrafica della stazione viene riportata sinteticamente in Figura 1. A partire dal piano di campagna, si ritrova una prima unità, quella dei riporti recenti (unità R), il cui spessore raggiunge valori variabili da 1 a 2 metri. Segue un deposito piroclastico (unità V), costituito da sabbie limose e tufo stratificato a grado variabile di cementazione. Tale unità di spessore massimo pari a 12 metri ed è presente esclusivamente nel rilievo di via del Gran Paradiso, essendo stato completamente eroso nelle zone più depresse. Al di sotto delle vulcaniti, è presente uno strato di sabbie limose con concrezioni travertinose di spessore variabile tra 6 e 10 m (unità P2-s) a tratti cementate. Sotto il deposito sabbioso, è stata rinvenuta una sequenza di materiali coesivi intercalati a materiali granulari (sabbie e ghiaie) con frequenti eteropie laterali (depositi continentali di ambiente fluviale, fluvio-lacustre e fluvio-palustre del Paleotevere 2). La componente ghiaiosa di tali materiali è stata oggetto dei trattamenti colonnari in jet grouting.

Figura 1: opera di sostegno di monte (a sinistra); ultimo ribasso e getto del solettone di fondo della stazione (a destra)
 

Articolo tratto dagli Atti del 4° IAGIG, L'Aquila, 11-12 Aprile 2014
http://www.iagig.unisa.it/iagig_2014/iagig2014atti