ZAMBRANO: Norme Tecniche Costruzioni, perché gli Ingegneri hanno votato a favore

Intervista ad Armando Zambrano, presidente CNI

Lo scorso venerdì 14 novembre il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha approvato le nuove Norme Tecniche per le Costruzioni. Due i testi all’esame dell’assemblea del CSLLPP: a sorpresa è stato approvato quello più innovativo ("A") che, per gli edifici esistenti, richiede un adeguamento antisismico con criteri differenti (e meno stringenti) rispetto al nuovo. La scelta se differenziare gli standard di sicurezza sismica tra edifici esistenti e nuove costruzioni ha animato un lungo dibattito: applicare all’esistente le norme antisismiche che valgono per il nuovo avrebbe creato obblighi troppo onerosi o materialmente inapplicabili. Si è optato per la differenziazione di tali obblighi, riservando alle nuove costruzioni gli standard più elevati.

Presidente Zambrano, perché gli ingegneri hanno votato a favore dell’approvazione delle norme tecniche?

Il perché gli ingegneri abbiano votato l’approvazione delle norme tecniche è chiaramente espresso nella dichiarazione di voto dell'Ing. Domenico Perrini, Componente del CSLLPP su nomina del CNI- NTC 2008 (vedi testo riportato in chiusura di intervista). Tutti conosciamo il lungo iter che ha portato fino a questo punto.
Pur avendo lavorato negli ultimi due anni ad una norma che fosse più consona alle esigenze dei professionisti, che fosse più aperta verso la capacità di diffondere la cultura della prevenzione e dell’intervento di miglioramento in zona sismica, il lavoro di due commissioni di esperti ci avevano consegnato due testi che disattendevano entrambi le aspettative dei professionisti. Il nostro lavoro, in particolare dei colleghi Cardinale e Perrini e del gruppo di lavoro "costruzioni", ha ottenuto quantomeno che si individuasse una soluzione più "accettabile" anche se non soddisfacente (quella "A"), su cui abbiamo votato favorevolmente, anche per evitare che potesse prevalere quella peggiore ("B").

Pur non essendo dunque soddisfatti dell'esito del lavoro del Consiglio Superiore durato oltre 3 anni per l'adeguamento delle norme tecniche 2008, abbiamo votato a favore perché il rischio era che venisse approvato un testo molto più conservatore e di chiusura bloccando ancora una volta quel processo di aggiornamento delle norme di cui ha urgente bisogno il nostro Paese. Inoltre il nostro auspicio è che il testo non rimanga così com’è, ma che i successivi passaggi imposti dall’iter della norma presso il Ministero, il Parlamento e la Conferenza stato-regioni modifichino queste norme nella direzione da noi auspicata, soprattutto utilizzando i documenti da noi prodotti in questi due anni di lavoro. E su questo vigileremo e ci impegneremo perché vengano ulteriormente migliorata.

La nostra battaglia – ha proseguito l’ing. Zambrano - non riguarderà solo le norme tecniche ma anche una revisione del Testo Unico dell’Edilizia. L’obiettivo è giungere ad una normativa più efficiente dal punto di vista procedurale, che consenta di intervenire, ad esempio, sui fabbricati a proprietà diffusa, i grandi condomini, semplificando e migliorando le procedure anche per le autorizzazioni sismiche, laddove oggi una norma così rigida impedisce di fare interventi di miglioramento o adeguamento sismico, allo scopo di diffondere sempre più gli interventi, rilanciando un mercato in grave crisi, come quello edilizio, soprattutto nel campo delle costruzioni esistenti.

Abbiamo sempre ritenuto - ha affermato inoltre Zambrano - che la revisione dovesse essere finalizzata ad agevolare, soprattutto per le costruzioni esistenti, una più diffusa realizzazione degli interventi di adeguamento o miglioramento".

Quale sarà l’operato del CNI in tema di normativa?

Oltre a quanto ho appena detto in relazione alle Norme Tecniche e al Testo Unico dell’Edilizia, stiamo lavorando ad una revisione del meccanismo di produzione delle norme tecniche in questo Paese, distinguendo tra legislazione cogente da affidare allo stato e normazione (volontaria) da ottenere con meccanismi di consultazione pubblica (in Italia, le norme UNI) con testi semplici e comprensibili elaborati da commissioni di esperti rappresentanti di diversi organismi ed interessi in modo da ottenere norme più semplici, più efficienti, condivise tra gli operatori. Lo scopo è fare chiarezza sulle norme onde evitare di avere alla fine normative che non rispondono alle esigenze dei cittadini. Proprio per evitare situazioni come quella in cui ci troviamo, di una norma tecnica che dopo tre anni ancora non sia rispondente alle esigenze di molti operatori.

In merito all’attività della RPT cosa mi può dire?

In realtà questo percorso di lavoro sulle NTC non ha coinvolto tutta la RPT ma più da vicino ingegneri, architetti e geologi. Su questo tema l’importante è che ci sia condivisione degli obiettivi, che si continui a battersi insieme su questi temi perché la norma dia delle risposte adeguate alle esigenze degli operatori. Questo è ciò che conta. Bisogna rendersi conto della reale situazione dello stato attuale delle norme che richiede ancora lavoro perché vengano adeguata nel migliore dei modi. Come ho già ribadito occorre considerare questo passaggio come intermedio, certi che la norma possa essere ancora modificata. Il voto negativo avrebbe consentito l’approvazione di una norma peggiorativa, mentre in questo modo abbiamo ottenuto il vantaggio di partire da un testo che tiene conto di alcuni dei punti per i quali ci siamo battuti. Come punto di partenza consideriamo questo testo approvato sicuramente migliore dell’altro. Crediamo che questo sia un risultato positivo e concreto per la categoria da noi rappresentata. In un paese “normale” le norme vengono fatte da chi le deve utilizzare, purtroppo in Italia non è così…


Riportiamo la Dichiarazione di voto dell'Ing. Domenico Perrini, Componente CSLLPP su nomina del CNI- NTC 2008

Il processo di revisione delle NTC 2008 ha avuto inizio concreto tra la fine del 2010 e l'inizio del 2011 con la nomina da parte del Presidente Karrer di una Commissione Redattrice composta da vari esperti individuati, come di norma previsto, direttamente dal CSLLPP.
Questa commissione operò in maniera innovativa rispetto al passato, con un confronto istituzionalizzato, di merito e nel merito, con i professionisti, i produttori ecc.

Per la prima volta le norme ebbero una gestione ed una gestazione partecipata; gli ingegneri, al pari di altri stakeholders, produssero osservazioni puntuali che furono discusse, condivise, accolte, respinte.

Il processo si concluse nel luglio 2012 con la trasmissione della nuova bozza di revisione delle norme alla Commissione Relatrice che il Presidente Karrer aveva nel frattempo nominato.

Tale commissione, di cui il CNI faceva parte, ha lavorato molto intensamente riunendosi con grande frequenza, consegnando, nell'ottobre 2012, all'Assemblea del CSLLPP un testo, approvato all'unanimità dalla commissione stessa, per l'esame di rito previsto nella riunione del novembre 2012.

L'Assemblea dopo ampia discussione ritenne necessario fare alcuni approfondimenti dando un tempo di 15 gg per far pervenire le eventuali osservazioni scaturite dal dibattito.

A valle di questa riunione il CSLLP, ritenne poi utile integrare la Commissione Relatrice con nuovi esperti e nuove competenze.

La commissione relatrice ha acquisito nuove competenze e ne ha perse molte altre, in corso d'opera, come dimostrano le presenze e, soprattutto, le assenze che hanno caratterizzato questa seconda fase dei lavori durante i quali si è proceduto ad una revisione sostanziale del testo Karrer del novembre 2012, nella direzione di una maggiore aderenza al testo del 2008.

Il risultato si concretizza nella proposta all'Assemblea del CSLLPP di un testo non condiviso dalla commissione nella sua interezza, con proposte alternative per alcuni punti importanti come quello relativo al capitolo 8 delle costruzioni esistenti.

Al di là del merito del singolo punto della norma oggi in approvazione, la realtà è quella di un processo che, dopo l'iter parlamentare e di concerto, posto a valle del del parere del CSLLPP, a 5 anni di distanza ci consegnerà una norma tecnica che non va nella direzione di una semplificazione dei metodi e dei processi, che non è armonica con la velocità dell'innovazione tecnica e tecnologica, che non contiene il necessario valore aggiunto all'integrazione reale con la normativa europea, che non facilita i controlli e non aumenta la sicurezza reale delle costruzioni.

Tutti gli attori del processo edilizio dovranno continuare a districarsi in una giungla di metodi, interpretazioni, tempi incerti e diversi sul territorio nazionale.
Ciò, oltre a creare situazioni critiche che sfuggono all'imprescindibile necessità di un linguaggio chiaro ed omogeneo in un settore così delicato, continua ad incidere negativamente nell'economia del sistema delle costruzioni.

I professionisti ogni si assumono la piena responsabilità dei propri atti; l'investimento su di loro, in un quadro organico di rispetto dei ruoli di tutti gli attori, deve sempre più caratterizzare una società dinamica e realmente orientata verso l'interesse generale.
Il tema degli edifici esistenti, poi, è centrale nell'economia delle costruzioni in Italia.

La sicurezza di un territorio si misura sulla diffusione nel maggior numero di edifici di un livello anche minimo di prestazione strutturale di sismoresistenza e non su poche eccellenze che spesso drenano ingenti risorse economiche pubbliche.

Il miglioramento sismico deve divenire il cuore della cultura dell'intervento sul l'esistente traducendo in prassi normativa ciò che poi, di fatto, il legislatore ha dovuto inserire come norma in occasione delle ultime emergenze.

I professionisti non chiedono nè "sconti" normativi nè, tanto meno, un abbassamento dei livelli di sicurezza; chiedono con forza che le norme traguardino una sicurezza reale, diffusa e che si ponga fine a quella incredibile esposizione a profili di responsabilità penale favorita dall'attuale assetto normativo.

Sempre in tema di edifici esistenti, auspichiamo quell'attenzione alla criticità dell'intervento nei condomini che abbiamo in tutte le sedi richiamato; qui, l'introduzione di un progetto guida generale, concretizzabile attraverso una serie di interventi parziali diluiti nel tempo, si impone come discrimine tra una reale possibilità di salvaguardia del patrimonio e la certezza di un degrado strutturale destinato solo a progredire ed a riempire le pagine nere del dopo sisma.

Siamo consapevoli che si tratti di argomenti propri di una revisione generale del DPR 380/2001, ma riteniamo che un richiamo dell'Assemblea del CSLLPP a questi temi, nella relazione generale e nel dispositivo di approvazione della revisione delle NTC, darebbe al Parlamento un ulteriore ed autorevole spunto per quelle riforme di processo che sono ormai irrinunciabili per questo paese.

Sul tema dei materiali innovativi, la riproposizione di complessi ed articolati metodi di accettazione e qualificazione, è incoerente e stridente tanto con le istanze di semplificazione che, sempre con più forza, vengono dal paese, quanto, soprattutto, con la dinamicità e la velocità dei processi industriali, dell'innovazione tecnologica, della risorsa scientifica.

Oltre 4 anni di lavoro di due commissioni di esperti consegnano un testo che disattende le aspettative dei professionisti ma anche, riteniamo, di tutta filiera delle costruzioni.

Un tempo così lungo sarebbe giustificato solo se si fosse raggiunto lo scopo di una vera innovazione normativa nei contenuti, nel linguaggio, nella chiarezza, nella semplificazione.
Lo snellimento delle procedure, la loro armonizzazione sul territorio nazionale, il ricorso ai professionisti, nel quadro del Principio di Sussidiarietà, in sostituzione della PA per ridurre i tempi dei procedimenti amministrativi, rappresentano una esigenza irrinunciabile.

Da qui la nostra considerazione della assoluta necessità di rivedere completamente, nel processo di redazione e/o revisione della norma tecnica, il "come" ed il "chi".

La lettura dei metodi e dei percorsi che hanno contraddistinto questi lunghi anni del processo di revisione normativa dimostrano infatti, con assoluta oggettiva evidenza, che quel metodo non è più in grado di supportare le reali esigenze della società e degli attori del processo edilizio.

È ormai il tempo di lasciare allo Stato solo l'emanazione di poche e chiare norme, strettamente cogenti, che riguardano i fondamenti ed i pilastri della garanzia della sicurezza della costruzione, lasciando alla normazione volontaria, non cogente, tutti gli aspetti operativi e di dettaglio tanto del processo progettuale che di quello costruttivo.
Questa è la sola vera integrazione con le norme europee che, appunto, nascono in una diversa cultura della "cogenza" molto più affidata alla forza dei capitolati e dei contratti che non a quella dei giudici.

È necessario mirare diritti alla riforma del DPR 380/2001; le nostre proposte già da tempo sono state consegnate e attendono il momento di una corretta discussione di merito.
L'urgenza di un cambio di marcia e di rotta non può più tardare; chi non vi aderirà dovrà assumersi la responsabilità di costituire un freno allo sviluppo economico e, soprattutto, alla diffusione di un concetto di sicurezza che passi dalla virtualità di processi amministrativi alla concretezza degli interventi.

Comunque,
- considerata la improponibilità di rinviare ulteriormente l'espressione del parere da parte di questa assemblea,
- atteso che addirittura risibile sarebbe la proposizione di una terza commissione relatrice,
- tenuto conto che le nuove norme eliminano alcuni errori materiali e refusi contenuti nelle norme del 2008,
- valutato che la soluzione A, rende meno gravosi gli interventi di adeguamento sui fabbricati esistenti, rispetto alle norme del 2008 confermate in toto dalla soluzione B,
esprimo parere favorevole alla approvazione delle NTC, nella versione indicata come testo A, ritenendo tali norme un piccolo passo avanti verso il recepimento degli eurocodici.