Acciaio e luce: l’interessante connubio nel El “B” di Cartagena

L’interessante esempio del El “B”, l’Auditorium e Centro Congressi di Cartagena
Studio di architettura Selgascano, (Spagna), 2002-2011

El “B” è un centro culturale risultato di una sintesi materica policromatica e di una sinfonia compositiva, quale equilibrio tra volumi netti semplici e rivestimenti ricercati. Il trattamento raffinato di piani traslucidi sovrapposti affida a materiali a basso costo un ruolo più nobile rispetto alla loro natura funzionale.
Lo studio di architettura Selgascano ha dimostrato la curiosità di contemplare appieno nuove tecnologie e sistemi di produzione, cercando una maggiore possibilità espressiva per raggiungere risultati inediti. L’icona di questo edificio è la grande rampa d’acciaio che gestisce la divisione del grande spazio espositivo appena dopo l’ingresso e funge da solaio inclinato estremamente sottile e “leggero”.

Recentemente completato, l’edificio con auditorio e centro culturale per congressi El “B”, disegnato dallo studio di architettura Selgascano di Madrid, è posto lungo le banchine della città portuale di Cartagena in Spagna. La città, fondata dai Cartaginesi nel 227 a.C., ha una lunga e ricca storia, che risale ancor prima di diventare un importante porto del Mediterraneo occidentale durante l’Impero Romano. Con un porto naturale, è servita come base navale per secoli; i suoi bastioni risalgono al periodo del regno di Carlo III nel XIII secolo. Ora la città si sta reinventando quale destinazione di un turismo culturale: anche la costruzione di José Rafael Moneo di un museo, che celebra l’antico Anfiteatro Romano della città (2009), e del Museo Nazionale di Archeologia Subacquea (2008), progettato da Guillermo Vázquez Consuegra fanno parte del progetto comunale di riqualificazione urbana.

L’edificio traslucido El “B”, nome preferito degli architetti per il complesso, riferito alla spiaggia el Batel che si trova sotto il molo, si estende per 210 m lungo l’ex pontile mercantile del porto, il molo Alfonso XII. Questo si protrae per 1 km e, con una fascia di rispetto di 20 metri tra l’edificio e l’acqua, funge da passeggiata, mantenendo il lungomare artificiale del porto, con ristoranti, caffetterie, uno yacht club e il Museo Nazionale di Archeologia Subacquea.
Questo edificio si fonda sulle tradizioni marinare della città, tanto che la sua posizione vicino al porto e al mare influenza il design.
L’esterno è dominato da linee rette, simili ai contenitori delle barche accatastati nei moli, alla linearità del bordo del porto e alla calma del mare circostante. Le qualità astratte dei volumi dell’edificio ricordano anche le aperte pianure senza alberi dell’archetipico paesaggio spagnolo. Gli architetti stessi così lo descrivono: “Questa lunga costruzione si nutre dell’eredità del suo sito: la linearità immacolata del bordo del molo (diritto), il mare sempre calmo (piatto), il piano artificialmente orizzontale della banchina (piatta), e il cielo come sfondo variabile al suddetto piano (piano sul piano)’. Per contrasto, l’interno si presenta come uno spazio delicato e leggero, evocando un ambiente acquatico fluttuante, in netto contrasto con le geometrie squadrate dei volumi dell’edificio.
Come teorizzato dagli architetti l’obiettivo era lavorare sul contrasto con la facciata esterna emergente dal taglio a livello del suolo, facendo uso della dittatura del molo, ma giocando sull’opposizione con esso: “Ci rifiutiamo di includere la monotonia ortogonale del porto; escludiamo la durezza del porto dall’interno e cerchiamo qualcosa che è completamente l’opposto: traslucido, delicato, leggero, acquatico, uno spazio per la musica dell’acqua” (Josè Selgas e Lucia Cano).
La volumetria squadrata e i dettagli costruttivi semplici ma ingegnosi di Selgascano appartengono alla tradizione spagnola di design funzionale low-tech, riconducibile al lavoro di Alejandro de la Sota negli anni Cinquanta e Sessanta e ai primi lavori minimalisti di Ábalos e Herreros nel 1990. Gli architetti Selgas e Cano hanno rinvigorito questa tradizione non solo grazie alle più recenti innovazioni tecniche, ma anche attraverso il trasferimento tecnologico di processi e prodotti attinti dalle industrie della plastica impegnate nel settore agricolo nel sud della Spagna. E a differenza dei loro predecessori, Selgas e Cano eliminano realismo e solennità dalla tecnologia low cost (con le sue sfumature di privazione o di ascetismo) - e si approcciano ad essa invece come ad una opportunità liberatoria per proporre invenzioni giocose.

Estratto da Costruzioni Metalliche n. 3/2014

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