I RAPPRESENTANTI DELLE PROFESSIONI HANNO FALLITO ?

16/12/2014 2408

Su Italia Oggi un articolo dal titolo "PROFESSIONISTI USA e GETTA" a firma di Marino Longoni in cui si evidenzia come "Nemmeno una delle riforme chieste dalle professioni negli ultimi dieci anni è riuscita ad arrivare in porto. Invece le corvè chieste a loro si sono moltiplicate"

E l'inizio dell'articolo lancia un'accusa molto pesante "La politica delle professioni degli ultimi dieci anni è un fallimento completo".

Longoni ricorda quindi una serie di fallimenti, a cominciare dal ddl sull'esercizio abusivo delle professioni o il testo unico sulla disciplina delle professioni, oppure del regime fiscale delle società tra professionisti, la cui mancanza inibisce di fatto la possibilità di aprire una società interprofessionale ...

E nell'articolo si evidenzia invece come soltanto quando le riforme sono contro le professioni riescono a diventare operative: abolizione delle tariffe professionali ricorda Longoni, ma noi possiamo aggiungere la formazione obbligatoria, i consigli deontologici esterni gli ordini, la riforma delle casse di previdenza, il POS, si l'inutile gravame del POS.

Longoni conclude "Morale: le riforme che interessano le professioni non interessano per niente alla politica, ne? all'alta burocrazia. I fatti, o meglio, la mancanza di fatti, e? li a testimoniarlo ... Evidentemente lassù qualcuno non li ama."


E' un atto di accusa al governo, anzi ai diversi governi che si sono succeduti, ma anche alla nostra rappresentanza, che non ha saputo incidere e influenzare la classe dirigente di questo Paese. Quanto è condivisibile questo pesante atto di accusa ?

Ai nostri Consigli Nazionali la risposta, sperando che non sia ne retorica, ne di difesa a oltranza.

Al di là del peso delle parole, infatti, i fatti dimostrano che in effetti contiamo poco. Sarà perchè non scioperiamo. Sarà che non rappresentiamo nessun poter forte. Sarà che siamo stati troppo divisi. Ma la sostanza è che non riusciamo ricordare in questi ultimi 10 anni un provvedimento a favore della categoria dei professionisti.

Probabilmente il primo passo dovrebbe essere quello di cambiare la struttura delle nostre rappresentanze. Oggi su INGENIO abbiamo pubblicato su questo tema un articolo di Stella, presidente di FEDEPROFESSIONI ( goo.gl/z59mLh) e in cui afferma "Bisogna saper stare sul mercato, costruendo efficienza anche con la riorganizzazione manageriale dello studio". Ma l'attenzione deve riguardare anche le rappresentanze, anche perchè fino ad oggi gli Ordini e i Consigli non erano nostre rappresentanze, ma organi istituzionali di tutela della professione, e non dei professionisti (anche se lo stato poi spesso se lo dimentica). Con l'esternalizzazione dei Consigli di Disciplina di fatto si è sciolto questo vincolo e possiamo finalmente puntare ad avere degli Ordini che rappresentino ufficialmente e istituzionalmente i professionisti: difesa dei diritti, organizzazione di servizi, vere e proprie associazioni di rappresentanza.

Anche le strutture sono forse superate: ha ancora senso avere un sistema con Ordini di 3/400 iscritti ? non avrebbe più senso parlare di organizzazioni regionali con la capacità, strutture e risorse per poter avere una maggiore forza organizzativa ? forse così si ridurrebbero situazioni di grande disparità: si pensi alla coesistenza territoriale di ordini di 12.000 iscritti (Milano) e a 30 km di 400 iscritti (Lodi).

Perchè non si può pensare di migliorare se poi resta ogni cosa uguale a prima, e si continua a privilegiare anche nel nostro piccolo la logica delle poltrone e della micro rappresentanza.

Una riflessione seria per arrivare a una proposta da sottoporre ai Ministeri competenti, perchè per una volta siamo noi a fare proposte e non subirle.

E  anche sulla formazione si è persa una grande occasione (a parere di chi scrive, ovviamente): se si fosse arrivato a un unico regolamento per tutte le professioni tecniche si sarebbe fornito un elemento di semplificazione sia per i professionisti (che spesso lavorano in studi associati con più competenze), che per il sistema della formazione e per il mondo esterno, che avrebbe capito forse di più. Ci sono corsi che in una provincia hanno i crediti degli ingegneri e non quelli degli architetti, e l'esatto contrario in una provincia attigua.

Cambiare per crescere, per contare di più, per essere più integrati in un contesto politico di fatto coorporativo.

Vorrei concludere con un'osservazione: l'articolo di Longoni è un importante spunto di riflessione e quindi non va rigettato dai nostri rappresentanti, però è necessario osservare che negli ultimi tempi si sta vadendo un netto cambio di rotta, un intenso sforzo per cambiare le cose e questo va riconosciuto ai nostri consigli nazionali. Il CNI entra di peso in UNI e in ACCREDIA, il CNAPPC sul tema del RIUSO con ANCE e LEGAMBIENTE; il CNG con ITALIA SICURA ... critica sì quindi ma non disfattismo, e un giusto riconoscimento nei confronti di chi sta in effetti cercando di cambiare le cose, che sappiamo non si cambiano in un giorno. Per arrivare a contare di più occorre seminare oggi per ... raccogliere domani, e personalmente ho la sensazione che l'aratro stia passando.

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