il SISTEMA ORDINISTICO e la PROSPETTIVA INTERNAZIONALE

Presentato dal CENTRO STUDI un interessante documento dedicato a un tema estremamente attuale: l'internazionalizzazione.

Il documento, dal titolo: "ANALISI DEL SISTEMA ORDINISTICO NELLA PROSPETTIVA INTERNAZIONALE: IPOTESI DI LAVORO E CONFRONTI", è disponibile sul sito del CENTRO STUDI e nasce da un dato molto interessante: "Il numero di occupati nelle libere professioni in Italia nel 2012, pari a oltre 1 milione, pone il nostro paese al primo posto in Europa, seguito da Germania e Regno Unito con un ammontare di liberi professionisti rispettivamente pari a 970.000 e 717.000 unita?, seguiti da Francia e Spagna con dati rispettivamente pari a 576 mila e 345 mila professionisti."

Un primato che non rappresenta un segno di orgoglio. Sappiamo che in Italia la libera professione è purtroppo un escamotage per molti giovani per entrare in un mondo del lavoro che spesso non da più valore nenache alle lauree tecniche, un Paese non a caso chiamato delle Partite Iva.

Ma primato o non primato l'argomento è quanto mai interessante, anche perchè come recita la premessa del documento "nell’attuale dibattito europeo sulle prospettive di ripresa e sviluppo dell’economia continentale, il sistema delle libere professioni ha guadagnato una nuova centralita?, andando oltre le tradizionali questioni riguardanti gli aspetti connessi alla regolazione del mercato professionale e della libera concorrenza, per assumere una nuova considerazione in ragione del ruolo crescente che i servizi professionali ad alta intensita? di conoscenza assumono per lo sviluppo economico complessivo, in termini di peso sul Pil europeo, difesa dell’occupazione, innovazione e crescita economica."

Ma se il traguardo è l'internazionalizzazione la barriera principale è sicuramente quella della micro-strutturazione, caratteristica principale del nostro sistema. Se da un lato infatti i professionisti continentali hanno cominciato, da tempo, a modificare le forme tradizionali dell’esercizio della propria attivita? e la necessita? di associare piu? figure specializzate ha comportato una tendenza alla crescita delle dimensioni degli studi professionali e alla costituzione di network professionali, con diversi gradi di formalizzazione, la crisi dall'altro ha decimato i maggiori studi italiani, in un progesso di disgregazione antistorica, alimentato anche da una mancanza di qualsiasi controllo sulle tariffe (grazie alle lenzuolate di Bersani, ma avolte anche le lenzuola non sono così bianche ...)

E se il rapporto evidenzia come "Tutti i principali Stati membri hanno adottato misure che prevedono modelli societari per l’esercizio della libera professione, garantendo in ogni caso il requisito della maggioranza professionale." noi non possiamo non ricordare l'articolo apparso su questo portale di Zambrano in cui si affermava che se a distanza di tutti questi mesi ancora il numero di STP è ridicolo vuol dire che la normativa ha di fatto fallito e sia necessario fare dei passi avanti.

Un passo avanti che ci è rrichiesto anche a livello europeo: nel 2013 la Commissione europea, con una Comunicazione al Parlamento Europeo, al Consiglio, all’European Economic and Social Committee e al Committee Of The Regions, dal titolo Entrepreneurship 2020 Action Plan: Reigniting The Entrepreneurial Spirit In Europe 1 , ha infatti fatto riferimento al ruolo chiave delle professioni liberali, nell’ambito del rilancio delle PMI e, sulla scorta degli indirizzi dell’Action Plan, la DG Impresa e Industria della Commissione ha avviato, il gruppo di lavoro “Rafforzare le attivita? delle libere professioni”. Il gruppo ha permesso alla Commissione di fissare delle linee d’azione specifiche, indirizzate a creare un clima imprenditoriale piu? favorevole alle libere professioni e, quindi, costruire la base per l’ulteriore sviluppo delle politiche e delle misure di attuazione finalizzate a questo obiettivo.

Il documento del CS evidenzia che in Italia il confronto pubblico sulla programmazione 2014-2020 in Italia sia stato avviato con la presentazione da parte del Ministro per la Coesione Territoriale, d’intesa con i Ministri del Lavoro e delle Politiche Agricole, Forestale e Alimentari e la discussione nel Consiglio dei Ministri del 17 dicembre 2012, del documento “Metodi e obiettivi per un uso efficace deiFondi comunitari 2014-2020”. Nel corso del processo sono state tenute molteplici audizioni che hanno coinvolto circa 300 attori economici e parti sociali; tra essi, risultano essere stati auditi solo l’Ordine dei Consulenti dellavoro oltre a quello degli Assistenti sociali, nel corso delle attivita? del tavolo specifico sull’occupazione"

Il documento del Centro Studi fa riferimento anche allo studio realizzato durante l'estate sulle dinamiche di sviluppo della categoria professionale degli Ingegneri e a cui hanno partecipato 13.271 iscritti. Una rilevazione, sugli stessi temi, e? stata effettuata anche sui 106 Presidenti degli Ordini provinciali.

"L’indagine dimostra come gli ingegneri che svolgono attivita? professionale siano impegnati in un processo di radicale rinnovamento delle proprie modalita? organizzative e di approccio al mercato.

Anche se la modalita? organizzativa prevalente resta lo studio individuale (58%), circa il 13% degli ingegneri svolge la propria attivita? professionale in forma associata (studio associato, 6,9%) o societaria (societa? di ingegneria ,4,6%; STP, 1,3%). Sono tali modalita? organizzative a garantire le migliori performance in termini di fatturato: se il fatturato medio annuo di chi opera tramite studio individuale e studio condiviso non supera la soglia dei 50.000 euro, quello degli studi associati sale ad oltre 173.000 euro, per raggiungere il picco massimo con i 385.000 euro delle societa? di ingegneria.

L’ambito territoriale di riferimento, per cio? che concerne la composizione del fatturato, resta quello provinciale (56,6%) e regionale (22,2%). Oltre il 10% del fatturato deriva pero? da ambiti di mercato nazionali ed esteri; tale quota supera il 27% per le societa? di ingegneria.

In ogni caso gli ingegneri si trovano a dover competere con maggiore frequenza con strutture associate o societarie, di provenienza nazionale ed estera. Se il principale competitor in ambito nazionale resta il libero professionista indipendente (83,1%) o associato (50%), considerevole e? la quota di ingegneri che deve confrontarsi principalmente con piccole (46,2%), medie (25,6%) e grandi (17%) societa? di servizi. Anche la provenienza dei competitor resta prevalentemente provinciale (76,8%) o regionale (56,9%), ma significativa e? la presenza sul mercato di operatori con proiezione nazionale (35,6%), europea (11%) ed extra-europea (10,3%)."

Le STP continuano ad essere un argomento molto controverso: il 51,4% degli ingegneri le considera utili per lo sviluppo della propria attivita? (con punte del 67% tra gli ingegneri con meno di 30 anni), ma il numero di STP nate nell'ambito tecnico continua ad essere risibile.

Ed ecco il punto centrale, il sistema ordinistico: "La maggioranza degli iscritti chiede agli Ordini di organizzarsi per fornire servizi di supporto allo sviluppo dell’attivita? professionale, all’accesso ai fondi europei, all’inserimento nel mercato del lavoro".

Un cambiamento quindi epocale dove gli Ordini passano da una funzione istituzionale di "tutela della professione" a un ruolo di vera rappresentanza, come delle associazioni teritoriali di categoria, dove prevale quindi la "tutela del professionista". Ma un sistema così frammentato potrà essere in grado di gestire questo cambiamento ? Sembra proprio di no: "Solo una esigua minoranza di Ordini (mai superiore al 5%) ritiene, infatti, di potersi e doversi organizzare in autonomia."

C'è materia quindi tale da rendere questo rapporto molto interessante. Buona lettura a tutti: cache.b.centrostudicni.it/images/pubblicazioni/quaderni/QUADERNO_146_CORRETTO_47814.pdf