Efficacia ed efficienza nella riqualificazione del patrimonio edilizio esistente

Il significato dei termini di efficacia ed efficienza è comunemente inteso come la capacità di raggiungere un determinato obiettivo con la minima allocazione possibile di risorse. Nel campo dell’ingegneria delle costruzioni tale concetto assume un significato più stringente che si correla direttamente a quello di ottimizzazione ed economicità, ovvero ad un controllo delle scelte progettuali e di processo basate sull’impiego di metodologie e strumenti che garantiscano le performances prestazionali del prodotto.
Una istanza che prende forma solo a seguito di una progressiva affermazione della produzione industrializzata di materiali e componenti e che hanno gradualmente tradotto il carattere prettamente artigianale del lavoro in un sistema di procedure validate da un protocollo di prescrizioni normative e prestazionali.
A ciò si aggiunge un ulteriore fattore come elemento di sintesi e al contempo di ordine superiore, genericamente definito con il termine di sostenibilità, ovvero dell’efficacia e dell’efficienza di un intervento misurato con i parametri del corretto sfruttamento delle risorse rispetto alle disponibilità future o altrimenti inteso come un “processo di cambiamento tale per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l’orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri oltre che con gli attuali” (cfr. rapporto Brundtland 1987).
Un fattore che ha fortemente inciso sugli indirizzi assunti nel settore delle costruzioni nell’arco dell’ultimo decennio, alterando significativamente sia gli approcci teorici che le pratiche operative. Le due primarie ricadute sono rintracciabili nelle caratteristiche di eco-compatibilità dei materiali e dei componenti edilizi e nelle strategie per l’efficientamento energetico, sia in termini di riduzioni di consumi che in quelle dell’utilizzo delle fonti energetiche alternative.
L’efficienza prestazionale dei prodotti edilizi risulta conseguentemente misurata non solo sulle specifiche tecniche e sulle caratteristiche fisico-meccaniche rispetto alle relative funzioni d’uso, ma anche sui criteri di compatibilità ambientale desunti attraverso una stima del costo energetico di produzione e dello sfruttamento delle risorse primarie misurato sul ciclo complessivo di vita del manufatto, comunemente definito come Life Cycle Assesment, ovvero Valutazione del Ciclo di Vita. La complessità connessa a tale tipo di valutazione per la molteplicità delle variabili in gioco, limita la sua applicazione in termini non prescrittivi, ma al contempo fornisce un indirizzo di sviluppo per produttori di materiali e componenti come indicato a scala europea dai regolamenti EMAS (761/2001/CE) ed Ecolabel 1980/2000/CE e nel più ampio contesto internazionale dalle norme ISO della serie 14040 in base alle quali uno studio di valutazione del ciclo di vita deve prevedere: la definizione dell’obiettivo e del campo di applicazione dell’analisi (ISO 14041), la compilazione di un inventario degli input e degli output di un determinato sistema (ISO 14041), la valutazione del potenziale impatto ambientale correlato a tali input ed output (ISO 14042) e infine l’interpretazione dei risultati (ISO 14043).
Conseguentemente i criteri posti alla base di un approccio progettuale consapevole delle istanze eco-ambientali e di efficientamento energetico, vengono riassunti in un protocollo di azioni tese a garantire un rapporto equilibrato fra le risorse impiegate e i benefici attesi nell’arco dell’intero ciclo di vita di un edificio. Una delle problematiche più complesse ed attuali in merito al tema dell’efficientamento energetico è sicuramente quella degli interventi sul patrimonio edilizio esistente, soprattutto quello recente, ovvero della seconda metà del novecento.