EFFICIENZA ENERGETICA e RIQUALIFICAZIONE con Gaetano Fasano, UTEE ERT - ENEA

Il potenziale energetico ed economico dell'efficienza energetica in Italia è enorme e potrebbe essere utilizzato anche per il rilancio dell’economia nel settore dell’edilizia ma una normativa incoerente, inadeguata e contraddittoria impedisce di sfruttarlo.

Una cabina di regia unica, un testo di legge unico sull'efficienza in edilizia, nuovi strumenti per mettere in moto i capitali privati potrebbero contribuire a sbloccare la situazione?
È un problema molto sentito cui la “politica” è chiamata ad intervenire. Un primo segnale si comincia a vedere con la costituzione presso il MiSE della Cabina di Regia che vede interessati oltre il MiSE anche il MATTM, l’Agenzia del Demanio, l’ENEA ed il GSE per gestire il tema della riqualificazione energetica degli edifici della PA. In particolare quelli della PA Centrale, e il coordinamento promosso dalla Presidenza del Consiglio per il tema “scuole”. L’auspicio è che, trovando formule più efficaci, si persegua su questa strada costituendo, per le tematiche “efficienza energetica”, una Cabina di Regia unica, composta dai membri dei Ministeri competenti e con un Responsabile specifico, la quale dovrà avere il compito di raggiungere, con tempi definiti ed adeguati strumenti, obbiettivi che vadano incontro alle esigenze del mercato e promuovano la filiera dell’efficienza energetica.

Negli ultimi due anni sono state adottate importanti Direttive Europee nel settore dell’efficienza energetica e della produzione di energia indipendente e pulita da fonti rinnovabili, ma la loro piena attuazione dipende in modo cruciale da numerosi Decreti Attuativi che ritardano o vengono emanati con enorme ritardo, tra i quali, ad esempio, il DM contente la roadmap per dare esecuzione all’obiettivo di riqualificare energeticamente ogni anno dal 2014 al 2020 almeno il 3% della superficie coperta della Pubblica Amministrazione Centrale. Secondo la direttiva 31/2010 CE anche gli edifici pubblici esistenti sono destinati al risparmio energetico, benché spesso il pessimo stato manutentivo non faciliti certo l'impresa di una riqualificazione dal punto di vista energetico.

Quali sono i parametri da considerare nella riqualificazione della PA?
I numeri degli edifici: 1380 sono quelli che fanno riferimento a quelli della PA e circa 3000 quelli della PA Centrale e circa 53.000 edifici scolatici di cui 43.000 edifici della PA . Sono edifici con diverse caratteristiche tipologiche di edificio, da quelli vincolati a quelli moderni, distribuiti in modo non omogeneo nelle diverse zone climatiche in cui è diviso il territorio nazionale, con diverse tipologie di impianto e diversi profili di utilizzo: un mix di “ingredienti” che comporta specifiche applicazioni di soluzioni, componenti e sistemi, per renderli energeticamente efficienti. Un quadro di riferimento complesso che dovrà essere riqualificato secondo dei parametri in grado di classificare questi edifici secondo delle priorità che indirizzino le politiche su quelli a maggior grado di criticità. Un parametro da utilizzare dovrebbe riferirsi in modo prioritario alla caratterizzazione della popolazione di edifici costruiti prima del 1980 che registrano i maggiori consumi e le maggiori inefficienze, non solo energetiche: da considerare poi quello della fattibilità tecnico-economica, della finanziabilità degli interventi e del tempo di ritorno degli investimenti. Dal punto di vista di “strategia” poi si devono trovare le misure idonee per favorire gli interventi di riqualificazione profonda, anche definito “deep rennovation”, o comunque quelli che coinvolgono complessi edilizi o un “aggregato” di edifici che favoriscono il ricorso a soluzioni di finanza innovativa.

Nell’ottica di una riduzione del consumo di suolo e considerando tutte le prestazioni a cui un edificio deve assolvere: antisismica, energetica, comfort, acustica, ecc., non è più conveniente sostituire, piuttosto che riqualificare, quantomeno nei casi più critici?
Certamente ci sono casi in cui la demolizione e la ricostruzione rappresenta la soluzione più efficace. Questa convenienza dovrà essere valutata definendo dei criteri e delle modalità operative con cui poter valutare la fattibilità dell’intervento che dovrà essere un intervento integrato con gli altri aspetti e requisiti.

Quanta strada dobbiamo ancora percorrere per arrivare ad una chiara interpretazione di quello che sarà l’“edificio a energia quasi zero”, tenuto conto delle peculiarità del nostro clima e delle discussioni aperte anche a livello europeo?
Un primo passo determinante sarà l’emanazione del decreto di attuazione della Legge 90/2013 in cui verranno definite le modalità di applicazione della metodologia di calcolo delle prestazioni energetiche e dell’utilizzo delle fonti rinnovabili negli edifici e sarà definito l’edificio ad “energia quasi zero”. Questo decreto, probabilmente, non riuscirà a chiarire in modo esaustivo l’edificio NEZB, ma chiarirà alcune specificità, come per esempio come considerare nelle valutazioni l’energia da fonte rinnovabile e quali fattori di conversione utilizzare per i diversi vettori energetici ed altro, e con il decreto sulle Linee Guida Nazionali, che si prevede avrà tempi brevi di emanazione, darà maggior chiarezza e incisività al NEZB. Possiamo dire che stiamo sulla buona strada e, dopo l’emanazione del decreto Linee Guida abbiamo percorso un bel tratto.

A livello europeo c’è ancora un certo dibattito su alcuni aspetti per la definizione dell’edificio NEZB ma, tenendo conto che gran parte degli altri Stati membri hanno per lo più una fascia climatica , che riguarda la stagione invernale, il problema è relativo al contrario della nostra situazione che deve equilibrare le stagioni invernale ed estivo ed armonizzare le diverse esigenze che per la stagione invernale, che riguardano 6 fasce climatiche, ed altrettante per la stagione estiva. Situazione di non facile soluzione. Direi che gran parte delle discussioni sono aperte per l’impegno che il nostro Paese, con altri del SUD Europa, sta portando avanti nelle sedi deputate della UE.

Quali sono gli indicatori di cui tener conto nel nostro paese per una progettazione di edifici NZEB?
Per quanto detto prima gli indicatori saranno descritti e definiti nei decreti in via di emanazione. Un indicatore prioritario sarà sicuramente quello relativo ad un involucro edilizio che dovrà avere alte prestazioni energetiche e un fabbisogno molto basso.

In un contesto così complesso, qual è il ruolo del Servizio Riqualificazione Energetica degli Edifici dell'Unità Tecnica Efficienza Energetica dell'ENEA?
È un ruolo molto impegnativo che vede questo Servizio coinvolto in molti aspetti che riguardano la riqualificazione energetica degli edifici: un ruolo di supporto, affiancamento e consulenza per il Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE) che affronta gran parte dei problemi che interessano l’efficienza energetica degli edifici. Un ambito molto ampio che investe anche aspetti tecnico-amministrativi quali, ad esempio, la predisposizione di linee guida per i contratti di Energy Performance Contract. Un particolare un ruolo che assolve questo Servizio, si focalizza nel supporto, tecnico scientifico al MiSE, per la predisposizione di Piani strategici di riqualificazione energetica degli edifici , residenziali e non residenziali, del settore pubblico e privato, al Piano di riqualificazione degli edifici della Pubblica Amministrazione Centrale e al Piano Strategico per promuovere gli edifici ad energia quasi zero per tutti gli edifici e le destinazioni d’uso del pubblico e del privato. Inoltre svolge un ruolo di supporto al MiSE per le attività inerenti la messa a punto dei decreti per l’efficienza energetica e la certificazione energetica degli edifici e per quelle che fanno riferimento alla Cabina di Regia prevista, dal DLgs 102/2014 ed istituita con il Decreto del 9 gennaio 2015.