Dalla certificazione energetica ai protocolli di sostenibilità

È ormai passato qualche anno da quando la certificazione energetica ha iniziato a funzionare, a suo modo, nel nostro Paese. Pur avendone l’Italia introdotto il principio fin dalla legge 10/91, la certificazione energetica è rimasta a lungo lettera morta o quasi, fino al recepimento della direttiva 2002/91/CE prima e della direttiva 2010/31/Ue poi con il Dl n. 63 del 4 giugno.
Tra le novità principali introdotte nel 2010:
• entro il 31 dicembre del 2020 tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno essere “edifici a energia quasi zero”, vale a dire edifici ad altissima prestazione, con fabbisogni energetici molto bassi e coperti in quota percentualmente rilevante da fonti energetiche rinnovabili. Per gli edifici nuovi occupati da enti pubblici e di loro proprietà il termine è anticipato al 31 dicembre 2018;
• l’estensione dei requisiti minimi di prestazione energetica a tutti gli edifici esistenti, unità immobiliari ed elementi edilizi sottoposti a ristrutturazioni importanti, senza alcun vincolo relativo alla metratura minima dell’immobile, come avveniva in precedenza;
• la sostituzione dell’Attestato di certificazione energetica (Ace), con il nuovo Attestato di prestazione energetica (Ape). Con quest’ultima modifica si è inteso rafforzare, ancor più che in passato, il ruolo dell’Attestato come strumento principe sia per informare in modo trasparente il mercato (soprattutto l’utente finale) circa le prestazione energetiche degli immobili, sia per indicare gli interventi volti al miglioramento prestazionale, al fine di ridurre i consumi energetici nel comparto delle costruzioni e incentivare il mercato.

Nel frattempo, in particolare a partire dal 2007 per impulso della Regione Lombardia, sono sorti vari schemi di certificazione energetica cogenti regionali, i quali prevalgono sulla legislazione nazionale laddove le regioni, avendone titolo, hanno provveduto a legiferare in merito. All’interno di alcune regioni (Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria, Piemonte, ed altre ancora) sono stati istituiti gli elenchi dei certificatori accreditati contenenti un numero ormai cospicuo - molte migliaia, nel solo Nord-Italia - di soggetti formati e selezionati esclusivamente in base alla competenza tecnica. Come se la sola competenza tecnica possa risultare sufficiente senza il possesso degli altri requisiti decisivi per effettuare davvero una certificazione: garanzia di imparzialità nella gestione del processo, di sistematicità nelle valutazioni e di riproducibilità e confrontabilità dei risultati; gestione in qualità del processo certificativo.

Le diverse esigenze del mercato
Possiamo dunque dire che gli obiettivi della “Energy Performance Building Directive” (n. 2002/91/Ce) siano stati raggiunti? La certificazione energetica è realmente una procedura di qualità e la sua diffusione sta producendo i risultati attesi dalla direttiva e dalle leggi nazionali di recepimento? E soprattutto, sta producendo vantaggi per i cittadini, alleviando la loro bolletta energetica e introducendo una maggiore trasparenza del mercato? E da ultimo, i cittadini ne comprendono l’utilità, ricevendone un’impressione di serietà?
Domande così importanti richiedono risposte articolate per diverse ragioni. Innanzitutto, considerando la diversità di situazioni che si riscontrano nel mercato dell’edilizia, sarebbe opportuno non parlare di certificazione, ma di “certificazioni”. Difficile paragonare le esigenze dell’appartamento che un privato cittadino vuole vendere per realizzare o per acquistare un’abitazione più grande, con quelle di un grande investitore che immobilizza per anni centinaia di milioni di euro in grandi opere, che un giorno dovrà collocare sul mercato dimostrandone il valore oggettivo. Difficile paragonare sempre il medesimo tradizionale appartamento con grandi edifici del terziario, progettati in modo tecnologicamente avanzato, con pompe di calore, circuiti ad anello d’acqua, energie rinnovabili, geotermia, free-cooling ed altre meraviglie tecnologiche che consentono livelli elevati di efficienza. Sarebbero perciò necessari strumenti diversi, con obiettivi e costi diversi.
Non sarebbe inoltre preferibile e più semplice limitarsi a fissare per legge solo pochi, ma chiari, requisiti, lasciando alle certificazioni volontarie il compito di valorizzare interventi ad alto contenuto tecnologico? L’innovazione e l’eccellenza non possono essere obbligatorie, ma richiedono invece scelte consapevoli.
Sull’operato delle regioni, senz’altro meritorio per aver aperto la strada, legiferando in tempi più rapidi rispetto a quelli occorsi al legislatore nazionale, ci sentiamo di proporre la considerazione che segue. Passato il primo periodo durante il quale si è, giustamente, fatto pesare politicamente il valore di una “primogenitura” nel lancio di una procedura regionale (mentre lo Stato rimaneva a guardare), è oggi invece il caso di far convergere rapidamente in un’unica procedura nazionale le varie certificazioni energetiche. I cittadini ringrazierebbero per la chiarezza e la semplificazione che ne deriverebbe. Ciò consentirebbe anche di eliminare le problematiche di disomogeneità di valutazione emerse in questi anni, per interventi immobiliari di analoga tipologia, ma ricadenti in territori regionali diversi.

La svalutazione dei certificati
In generale comunque ci sembra di poter dire che la certificazione energetica viene vista dal cittadino come l’ennesima gabella da pagare per disporre di un pezzo di carta in più, inutile ma necessario. Tra l’altro, meno costa e meno è stimato come serio, in un mercato in cui, anche a causa della presenza di un esercito di certificatori, un certificato vale ormai pochi euro, dimostrando così la pochezza del lavoro che spesso sottende.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Certificati “facili” tendono ad invadere il mercato (anche se la Lombardia, per contrastare il fenomeno, ha messo in atto un sistema di controllo). D’altra parte, perché un committente dovrebbe pagare di più per un certificato serio che spesso condanna l’edificio quando con pochi euro può far dire ad un certificatore che il proprio edificio è “Classe A”? (la Classe B, pur essendo buona edilizia, è quasi scomparsa dal mercato). E così succede che committenti e investitori dicono al certificatore coscienzioso di riprendersi pure i suoi certificati seri, perché iv risultati al Comune e al mercato risultano improponibili. Troveranno qualcun altro disposto a dare un’interpretazione più “ottimistica” del progetto e meno restrittiva della procedura.
Nonostante il panorama desolante, i certificatori seri continuano a svolgere silenziosamente e con convinzione il loro lavoro per quei committenti che non accettano di ricevere “patacche”, non ritenendole utili per migliorare il proprio prodotto edilizio.
Nel frattempo si stanno profilando all’orizzonte la classificazione e certificazione acustica e la certificazione di sostenibilità. Seguiranno la stessa sorte dell’energetica?
Le buone pratiche esistono, anche se hanno vita difficile, e dunque vanno segnalate e il loro campo di applicazione ampliato. Se non si fa questo si mette seriamente a rischio la possibilità stessa dell’Italia di perseguire rapidamente una seria efficienza energetica, fallendo miserevolmente gli obiettivi indicati dalla Ue. E’ necessario dunque andare oltre le difficoltà del presente per indicare soluzioni praticabili e virtuose da seguire ed incoraggiare.

Le certificazioni energetiche “serie” esistono
È possibile oggi perseguire una certificazione energetica seria, indipendente, insomma realmente “terza” e non “aggiustata”, che dica le cose come stanno, che dia davvero suggerimenti di miglioramento, che risponda agli scopi per cui fu introdotta dalla Energy Performance Building Directive? Scopi che a questo punto è utile ricordare:
• ridurre sensibilmente i costi energetici di gestione degli edifici;
• contribuire alla tutela dell’ambiente, combattendo i cambiamenti climatici (riduzione dei gas serra);
• elevare gli standard qualitativi edilizi, in tema di efficienza energetica, garantendone la conformità normativa;
• documentare lo standard energetico e tecnologico di ogni immobile;
• stimolare i proprietari al miglioramento energetico dei loro immobili (ristrutturazioni/riqualificazioni);
• informare gli utenti sulle tecnologie applicabili, sia per gli involucri che per gli impianti, adatte a generare potenziali di risparmio energetico;
• rendere più trasparente il mercato immobiliare con il nuovo parametro di valutazione del consumo energetico, espresso in kWh/m2anno, consentendo la confrontabilità dei consumi energetici tra gli immobili;
• influenzare il valore di mercato degli immobili in base alle loro prestazioni;
• guidare gli interventi di ristrutturazione e riqualificazione.
La risposta è positiva: per esempio Sistema Edificio®, schema creato da ICMQ immediatamente dopo la pubblicazione della Epbd, opera nel mercato della certificazione energetica, sia cogente (nazionale e regionale) che volontaria, ha già certificato migliaia di immobili di ogni tipo e destinazione d’uso e consente di dare quei valori aggiunti che l’Unione Europea richiede nelle sue direttive. Con Sistema Edificio®, inoltre, si inizia ad entrare nella sostenibilità. Oltre alla prestazione energetica degli immobili, lo schema affronta infatti la certificazione di altri requisiti dell’edificio utili a dimostrare in modo trasparente la sua qualità costruttiva: il benessere acustico, termico, luminoso e il risparmio delle risorse idriche.
La certificazione del requisito energetico integra quella cogente con un processo di qualità che solo un organismo di terza parte indipendente può offrire, attraverso un Rapporto tecnico di verifica in fase di progetto che indica anche possibili scenari per il miglioramento delle prestazioni energetiche. In fase di costruzione viene poi eseguito un numero adeguato di visite in cantiere finalizzate a verificare sia la conformità della costruzione al progetto, sia la messa in opera a regola d’arte degli elementi che hanno un impatto sulla prestazione energetica.
Al termine del processo, in presenza della documentazione completa richiesta e dell’evidenza di risoluzione di tutte le non conformità eventualmente rilevate durante le ispezioni in cantiere, Sistema Edificio® rilascia l’Attestato di qualità del processo di certificazione. Per le sue caratteristiche lo schema si rivolge in particolare a società immobiliari, imprese di costruzioni e proprietari o gestori di patrimoni immobiliari che intendono attestare e promuovere sul mercato la qualità energetica degli immobili.

Verso la sostenibilità
Ormai, però, non solo il tema dell’efficienza energetica ma, più in generale, quello dell’utilizzo razionale delle risorse (a partire da quelle scarse e preziose come l’energia e l’acqua) è entrato a far parte anche della realtà quotidiana degli italiani.
Infatti il settore delle costruzioni è uno dei principali protagonisti della partita ambientale a livello globale, in quanto responsabile di circa il 41% dei consumi energetici totali costituiti, per la gran parte, da risorse non rinnovabili. Edificare genera impatti sull’ambiente non solo all’atto della costruzione, ma durante tutti i processi legati all’edilizia, dall’approvvigionamento delle materie prime alla produzione e trasporto di materiali e componenti, dal cantiere alla gestione dell’edificio durante la sua vita utile, fino alla sua dismissione, con demolizione e smaltimento delle macerie. Nel settore delle costruzioni stiamo perciò assistendo, anche in Italia, ad una forte crescita di consapevolezza dell’importanza del “costruire sostenibile”. Anzi, possiamo dire che oggi la sostenibilità costituisce il principale “driver” di innovazione dell’edilizia, innovazione dalla quale il settore molto si attende per la sua lungamente attesa e ormai urgente ripresa.
Di seguito riportiamo una sintesi delle principali caratteristiche dei protocolli di sostenibilità utlizzati in Italia: Leed (Leadership in Energy and Environmental Design), Itaca e Gbc Home.

NELL'ARTICOLO COMPLETO VENGONO DESCRITTI I PROTOCOLLI DI SOSTENIBILITA' UTILIZZATI IN ITALIA: LEED, ITACA E GBC HOME.