Il rischio incendio in atmosfere arricchite di ossigeno: il caso delle camere iperbariche

Contrariamente a quanto si potrebbe credere nelle strutture sanitarie non sono infrequenti incidenti gravi con numerose vittime. Questa “rischiosità” non deve sorprendere quando si pensi alla molteplicità delle sostanze sempre presenti in una struttura sanitaria (per es. ossigeno liquido e gassoso, azoto liquido e gassoso, protossido d’azoto, aria compressa, monossido di azoto, ecc.), alla complessità degli impianti, al numero delle apparecchiature elettro-medicali, ecc.

 
 
Analisi teoriche ed i dati sperimentali riportati dagli esperti consentono di affermare con certezza che il processo di combustione in un'atmosfera arricchita di ossigeno
1) inizia più facilmente,
2) coinvolge anche sostanze che in aria non brucerebbero,
3) é molto più veloce (da 10 a 100 volte),
4) causa temperature molto più alte (tale aumento può essere anche di 1000 gradi)
e, in volume chiuso,
5) causa anche forti aumenti di pressione.
 
In una camera iperbarica si deve intendere per atmosfera arricchita di ossigeno quella contenente più del 23,5% di ossigeno.
 
Quando un vestito prende fuoco in un'atmosfera di ossigeno, la persona si trova in pochissimo tempo completamente circondata dalle fiamme e quindi subisce ustioni molto estese. In ossigeno puro la velocità di combustione é cosi elevata da precludere ogni possibilità di sopravvivenza. Si ricordi, inoltre, che lo stesso corpo umano brucia vigorosamente in atmosfere ricche di ossigeno.
Qual è la situazione oggi in Italia ? Rispondo con una domanda: quante strutture sanitarie dispongono dell’obbligatoria certificazione di prevenzione incendi ? C’è chi afferma: solo il 18%.
 
Sappiamo invece che: “Ospedali, case di cura e simili con oltre 25 posti letto” (“attività soggetta” n. 86) devono dotarsi del cosiddetto certificato di prevenzione incendi (C.P.I.), la cui importanza deriva dal fatto che "il certificato di prevenzione incendi attesta che l'attività sottoposta a controllo é conforme alle disposizioni vigenti in materia e alle prescrizioni dell'autorità competente"
 
Esso viene rilasciato in seguito agli accertamenti ed alle valutazioni direttamente eseguite (art. 18 del D.P.R. 29 luglio 1982, n. 577). Una successiva circolare del Ministero dell'Interno precisa inoltre “che il C.P.I. é un atto … che può essere rilasciato soltanto per le attività riscontrate in regola con le vigenti norme o criteri di sicurezza ai fini della prevenzione incendi”.
 
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