Un caso studio di consolidamento e recupero: il torrione di Cassina de’ Pecchi - MI

Quando si scrive o si parla di consolidamento strutturale è indispensabile prendere in considerazione entrambi i personaggi coinvolti: da un lato l’edificio esistente, con le sue debolezze e le sue capacità residue, carico di quei valori che vogliono essere conservati attraverso l’intervento di consolidamento, dall’altro il vero e proprio metodo o sistema di rinforzo, con i suoi criteri, le sue logiche, le sue caratteristiche tecniche specifiche.
La scelta dell’intervento di consolidamento non può prescindere dalle caratteristiche dell’oggetto su cui si è chiamati ad intervenire, attraverso valutazioni che talvolta, anzi spesso, superano l’aspetto puramente strutturale. Per questa ragione gli autori preferiscono raccontare un caso reale di consolidamento, recentemente progettato e portato a termine, per far cogliere non solo le tecnologie adottate, ma soprattutto i principi e le motivazioni che hanno condotto ad alcune scelte e la loro traduzione in dettagli progettuali.

Come molti comuni della provincia di Milano, anche Cassina de’Pecchi, situato alla periferia orientale del capoluogo, ha origini prevalentemente rurali, testimoniate dalla presenza di numerose cascine che nel corso degli anni sono state in parte inglobate nell’abitato ed in parte andate distrutte. Gli edifici rurali ed i cascinali sono una grande risorsa per il territorio, testimoniata anche dal rinnovato interesse originato da EXPO2015, ma, come molte consorelle sparse nell’hinterland, anche la Cascina Casale, una delle molte realtà cascinali della zona, è stata oggetto di un pesante intervento distruttivo, di cosiddetta riqualificazione edilizia, che ha lasciato come unica testimonianza storica solamente un antico e degradato edificio, denominato Torrione.
L’amministrazione comunale di Cassina de’Pecchi ha voluto farsi carico di questa testimonianza storica, che risale al 17° secolo, ed ha intrapreso un virtuoso percorso di messa in sicurezza prima, e di restauro poi, che ne ha permesso la sopravvivenza. Lo stato di conservazione in cui versava questo edificio, infatti, era veramente precario, tale che in varie circostanze se ne era ipotizzato l’abbattimento.
Fortunatamente, la volontà di trasmettere al futuro questo oggetto, simbolo superstite dell’identità e della storia di Cassina de’Pecchi, ha prevalso su altri interessi.

 
Fronte sud - Stato di fatto al 1995 (sinistra). Fronte sud - Stato di fatto al 2007 (destra).

L’edificio ha una conformazione molto semplice, a base rettangolare e con una altezza pari circa al lato maggiore, tale da conferirgli una geometria piuttosto tozza. Il rigore volumetrico e dei prospetti, con aperture simmetriche sui lati maggiori, si rispecchia nella conformazione dello spazio interno, privo di tramezze e ripartito verticalmente da due solai lignei, conservati solo parzialmente. L’orditura lignea principale era caratterizzata da un diffuso degrado biologico, i travetti secondari erano conservati solo a primo piano, mentre dell’assito rimanevano solo alcune tavole.
Questo precario stato di conservazione è imputabile primariamente al crollo della copertura, avvenuto attorno al 1995, che ha lasciato agli agenti atmosferici la possibilità di deteriorare ancor di più il materiale sottostante, già segnato dal tempo e dall’abbandono. Il degrado era esteso anche alle murature, realizzate in parte con laterizio a tessitura regolare e in parte con l’inclusione di ricorsi in ciottoli di fiume.
Le pareti in muratura presentavano molte lacune, giunti di malta degradati, vegetazione infestante su gran parte del prospetto settentrionale e preoccupanti fessure passanti, con ampiezza di alcuni centimetri, che ne rendevano evidente la preoccupante situazione statica.
Ciò che, a mala pena, teneva ancora uniti i muri perimetrali erano le travi lignee, dotate di bolzoni esterni in ferro in corrispondenza dell’incastro, che si opponevano al ribaltamento delle quattro pareti.


Stato di fatto nel 2007 – Interno Stato di fatto nel 2007 (sinistra). Dettaglio dell’orditura dei solai (destra).

A partire dal 2007 è stata approfondita la conoscenza dell’edificio, con il rilievo geometrico ed il rilievo del quadro fessurativo, la mappatura del degrado e l’analisi storica, accompagnata da una campagna diagnostica sui materiali ed un monitoraggio strutturale.
Il rilievo e la diagnostica hanno sempre un ruolo chiave nell’intervento sull’esistente: permettono di capire la natura e le reali condizioni dei materiali, così da poter valutare le capacità residue e stabilire l’entità dell’eventuale intervento di consolidamento. Diciamo “eventuale” perché in primo luogo devono essere valutate le esigenze statiche, adottando il criterio del minimo intervento, ossia il criterio di agire solo quando se ne ravvisi una reale necessità, con la sottintesa speranza che gli interventi addirittura si possano evitare.
Nel caso specifico del Torrione le indagini sono state condotte sulla degradata muratura, per definire lo stato di sollecitazione e le caratteristiche meccaniche residue. Sono state eseguite prove con martinetti piatti singoli e doppi in corrispondenza delle due tipologie di muratura presenti. Le caratteristiche di deformabilità erano molto scadenti nella porzione realizzata con inserimenti di ciottoli di fiume. In effetti le caratteristiche meccaniche di questa tipologia risentono sia della forma arrotondata e poco scabra dei ciottoli, sia della necessità di una maggiore quantità di malta per riempire i vuoti, contribuendo a ridurre la resistenza complessiva della muratura. Nonostante ciò lo stato tensionale a compressione risultava piuttosto basso tale da poter considerare il muro in sicurezza: questa condizione descriveva ovviamente una situazione temporanea, determinata dalla assenza di sovraccarichi esterni oltre al peso proprio.
In parallelo sono state condotte alcune indagini sui legni per definire le caratteristiche tipologiche e materiche, e valutarne lo stato di conservazione per un loro riutilizzo.
Molti fenomeni di degrado erano visibili sulle travi sotto forma di macchie, muffe, funghi e patine vegetali. Su tutte le travi era possibile rilevare una marcescenza diffusa sulla superficie, particolarmente accentuata all’estradosso. Contrariamente a quanto ci si poteva aspettare da strutture così visivamente compromesse, le analisi resistografiche hanno dimostrato che il degrado interessava la sola parte superficiale delle travi (2-3 cm), mentre all’interno le travi, di diametro 28-35, cm presentavano ancora una discreta resistenza. Malgrado molte opinioni contrarie, ci si è indirizzati quindi verso la loro conservazione.
A completamento dell’analisi diagnostica è stato realizzato un monitoraggio dello spostamento relativo tra le quattro pareti che, con grande evidenza, tendevano a divaricarsi verso l’esterno. Gli esiti non erano affatto rassicuranti, suggerendo un tempestivo intervento di messa in sicurezza per scongiurarne il crollo.

   
Stato di fatto nel 2007 – dettaglio di fessure passanti (sinistra). Diagnostica eseguita nel 2007 – Martinetti piatti doppi (centro). Diagnostica eseguita nel 2007 – Monitoraggio distanza mutua tra le pareti (destra).

Nel 2008 è stato così realizzato un primo intervento provvisorio, con l’obiettivo di stabilizzare la torre per un periodo sufficiente così da poter redigere il progetto di recupero e reperire i finanziamenti per l’intervento. Il sistema da adottare doveva essere di semplice installazione e a costi molto contenuti.
La soluzione inoltre doveva inoltre essere di tipo “attivo” ovvero capace di agire sin da subito, senza attendere ulteriori deformazioni della scatola muraria.
Sono stati pertanto impiegati due anelli di cerchiatura realizzati con trefoli di acciaio zincato che, opportunamente messi in tensione da tenditori, fornivano una azione di confinamento delle quattro pareti. Per distribuire l’effetto della cerchiatura sull’intero perimetro, e non solo sugli spigoli, sono state inserite 6+6 “piramidi” metalliche lungo il perimetro e 4+4 piastre angolari sugli spigoli. I due anelli di cerchiatura sono stati posizionati alla quota dei due solai lignei, così da trovare un contrasto capace di impedire l’implosione dell’intero edificio.

 
Stato di fatto -2010 – Intervento provvisorio con “piramidi” e cerchiature esterne di consolidamento (a sinistra). Stato di fatto -2010 – Intervento provvisorio
di consolidamento: dettaglio della piastra “a piramide” (a destra).

Il progetto di restauro e consolidamento ha avuto come obiettivo primario la conservazione materica di ciò che era rimasto in opera, integrandolo con quanto necessario per poter riutilizzare l’edificio.
La nuova funzione prevista per il Torrione è legata all’utilizzo pubblico, così da lasciare a tutti i cittadini la possibilità di visitare questo luogo di identità storica. La possibilità dell’utilizzo degli edifici restaurati è un aspetto di primaria importanza: assegnare una nuova funzione, compatibile con gli aspetti architettonici e strutturali, assicura la sostenibilità dell’intervento e dà modo di utilizzare regolarmente l’oggetto e quindi garantirne una costante cura.
Le fasi progettuali, concluse nel 2012, sono state dirette e coordinate dall’ing. Lorenzo Jurina, progettista delle opere strutturali, coadiuvato per gli aspetti architettonici dall’arch. Valentina E. Mogicato e per quelli impiantistici dall’ing. Aldo Colombo. Il criterio della multidisciplinarità, adottato sin dalle fasi iniziali del lavoro, ha permesso di redigere un progetto basato sui principi della conservazione integrata, ponendo particolare attenzione gli aspetti della manutenzione programmata.

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