L’importanza del processo di conoscenza

L’Italia possiede un grande patrimonio immobiliare che necessita, sia per la sua vetustà che per l’adeguamento alle esigenze di utilizzo attuali, di numerosi interventi di consolidamento.
La conservazione di un tale patrimonio, fatto di infrastrutture e di edifici, di opere pubbliche e private, di monumenti storici ed edilizia recente, richiede non solo un notevole impegno economico, organizzativo, gestionale, amministrativo e legislativo ma anche capacità di analisi del costruito, conoscenza delle più moderne ed efficienti tecniche di intervento e una visione che spesso abbia la forza di andare oltre le indicazioni di base riportate dalle norme.

Ciascuna comunità, attraverso la propria memoria collettiva e la consapevolezza del proprio passato, è responsabile della identificazione e della gestione del proprio patrimonio.
Il patrimonio architettonico, urbano e paesaggistico, così come i singoli manufatti di questo, è il risultato di una identificazione associata ai diversi momenti storici ed ai vari contesti socio-culturali. La conservazione di questo patrimonio è il nostro scopo.
La conservazione può essere attuata attraverso differenti modalità di intervento come il controllo ambientale, la manutenzione, la riparazione, il restauro, il rinnovamento e la ristrutturazione. Ogni intervento implica decisioni, selezioni e responsabilità in relazione al patrimonio nella sua totalità, anche per quelle parti che attualmente non hanno un particolare significato, ma che potrebbero assumerne uno in futuro.
La manutenzione e riparazione sono una parte fondamentale del processo di conservazione del patrimonio. Queste operazioni devono essere organizzate tramite la ricerca sistematica, le ispezioni, il controllo, il monitoraggio e le prove. Il possibile degrado deve essere previsto e descritto nonché sottoposto ad appropriate misure di prevenzione.
La conservazione del patrimonio costruito si attua attraverso il progetto di restauro, che comprende le strategie per la sua conservazione nel tempo. Questo progetto di restauro deve essere basato su una serie di appropriate scelte tecniche e preparato all'interno di un processo conoscitivo che implichi la raccolta di informazioni e l'approfondita conoscenza dell'edificio o del sito
”. (Carta di Cracovia 2000).

Consolidare è molto più difficile che edificare ex novo.

Il progetto di consolidamento deve basarsi sulla conoscenza della struttura da consolidare ed essere finalizzato a sopperire a carenze rilevate in fase di analisi, siano esse causate da carenze del progetto originario, da decadimento prestazionale o da incremento delle azioni.

Ciascuna costruzione, seppure appartenente ad una stessa tipologia, a causa delle diverse storie che l’hanno caratterizzata - dalla costruzione, ai rimaneggiamenti, al degrado - rappresenta un “individuo” a sé ed è difficilmente riconducibile ad un modello specifico. Quindi, anche per risolvere lo stesso tipo di problema, occorre ogni volta "inventare" una soluzione ad hoc.
Le costruzioni esistenti infatti presentano caratteristiche e modalità di risposta alle sollecitazioni ogni volta diverse, dalla cui conoscenza e rispetto non si può prescindere. A tali costruzioni non è sempre ragionevole applicare soluzioni che nonostante nel nuovo rappresentino situazioni ottimali, nel costruito non possono assumere le stesse caratteristiche.

È necessario raggiungere un certo livello di conoscenza della geometria, della struttura, del terreno, dell’input sismico atteso, della tecnica realizzativa degli elementi architettonici, delle loro connessioni, della qualità muraria. Da questa conoscenza possiamo valutare quali possono essere le modalità di risposta della struttura.
Il ruolo della conoscenza è fondamentale per la comprensione della struttura e del suo funzionamento, per attuare gli interventi più efficaci, per ridurre i margini di confidenza da adottare nell’intervento.

L’attuale cultura del restauro mette in primo pianola necessità di conservare la fabbrica nella sua consistenza materica e quindi di ridurre al minimo le perdite e sostituzioni.
Si ritiene inoltre che elementi che possono essere considerati come forme di degrado (deformazioni, quadri fessurativi e interventi di consolidamento antichi) del manufatto architettonico forniscano informazioni importantissime sulla storia del comportamento strutturale dell’edificio e vadano quindi mantenute.
In tale ambito si è progressivamente sviluppato e consolidato un “criterio guida”, sinteticamente definibile di “minimo intervento”. In base al principio del minimo intervento si richiede che la struttura sia alterata il meno possibile. La conoscenza del manufatto è il presupposto per operare seguendo questo criterio. Tanto più si conoscono gli aspetti storico-artistici e le caratteristiche chimico-fisiche-meccaniche del manufatto, tanto più si è in grado di definire un insieme di interventi mirati e calibrati.

Quali indagini sono veramente utili? Quali necessarie? Quali sono le fasi che caratterizzano il percorso della conoscenza? Che cosa si richiede ad un intervento di restauro e consolidamento?
Perché si consolida?

Questa è la domanda che un tecnico dovrebbe porsi prima ancora di pensare “come consolidare una struttura”. Finalità e cause del consolidamento, dovrebbero essere i motivi contingenti che spingono un tecnico a valutare l’ipotesi di intervenire su di una struttura al fine di consolidarla.
Il fine è quello di aumentare il livello di sicurezza, ritenuto inadeguato, di una struttura alle azioni alle quali è previsto che possa essere soggetta.
Tuttavia l’intervento non deve essere finalizzato solo al raggiungimento di un appropriato livello di sicurezza della costruzione, ma deve garantire anche compatibilità e durabilità, integrazione (e non trasformazione) della struttura, rispetto di concezione e tecniche originarie della costruzione, non-invasività, reversibilità/ removibilità (ove possibile) e minimizzazione dell’intervento.
La reversibilità è un concetto astratto e non concretamente raggiungibile; è però un limite a cui tendere per consentire eventualmente di eliminare un intervento di concezione errata o superata e sostituirlo con più adeguato.

La ricerca e l’innovazione tecnologica giocano ovviamente, in tale contesto, un ruolo decisivo, per mettere a diposizione da una lato metodi e strumenti di indagine e di controllo, e dall’altro materiali e tecniche di intervento che, grazie a particolari e mirate prestazioni chimiche, fisiche e meccaniche, possono consentire interventi di minimo impatto, finalizzati all’incremento, anche in termini di affidabilità, delle prestazioni dei materiali e delle strutture esistenti.

In questo contesto assumono un ruolo importante il progetto, inteso come attività autonoma di alto profilo culturale e la figura del progettista cui spettano le decisioni “finali” su tipo ed estensione di interventi di conservazione e valorizzazione che risultano accettabili in relazione al valore storico artistico dell’oggetto degli interventi.

Abbiamo infatti ricordato che per raggiungere tali obiettivi il progettista non può far affidamento su soluzioni standard predefinite, come spesso avviene nelle costruzioni ex novo, ma deve essere in grado di mettere in campo tutti i saperi e tutte le tecniche e tecnologie possibili, appartenenti sia alla tradizione che alla più avanzata innovazione.

Con questo dossier in cui vengono presentati alcuni dei più recenti criteri e tecniche per la riparazione e il rinforzo strutturale delle costruzioni, speriamo di contribuire al fondamentale processo di conoscenza che sta alla base del progetto di consolidamento.

Buona lettura!


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