TELERISCALDAMENTO: Motivazioni e prospettive in Italia per il prossimo trentennio

Questo documento ha avuto una prima stesura nella primavera 2014 come contributo ad uno studio sulle potenzialità del teleriscaldamento svolto nel quadro delle Ricerche del Settore Elettrico. Questa stesura , rivista per tener conto dei primi dati forniti dal GSE e delle indicazioni del D. Lgs. 102/ 2014, vuole essere un contributo alla definizione delle potenzialità di applicazione della tecnologia, attività affidata al GSE dal decreto sopracitato.

Motivazioni generali del teleriscaldamento nel contesto europeo
Per teleriscaldamento si intende la fornitura di energia per il riscaldamento di edifici, mediante un fluido, acqua calda o vapore, che circola in una rete di tubazioni e che è riscaldato, a cura del fornitore, in appositi impianti esterni all’edificio. La penetrazione del teleriscaldamento è un fenomeno lento, si attua con espansioni delle reti che, anno per anno, raggiungono nuovi quartieri, mentre l’evoluzione delle centrali di generazione segue un suo percorso differente, con impianti di taglia, complessità ed efficienza più elevata che sostituiscono le prime caldaie ed i primi motori.

Le motivazioni per proporre il teleriscaldamento sono raggruppabili sotto quattro obiettivi, nel corso del tempo e con l’evoluzione delle tecnologie sono cambiate le priorità e l’importanza relativa di questi obiettivi:
1-Obiettivi ambientali. L’impianto centralizzato, di taglia e complessità maggiore rispetto alle caldaie sostituite negli edifici, garantisce un miglior controllo delle emissioni ed una migliore sorveglianza sullo stato della manutenzione delle macchine; l’impianto centralizzato permette di usare in modo ambientalmente accettabile anche combustibili cattivi, quali i rifiuti, i CSS, i carboni e le biomasse solide.
2-Obbiettivi di indipendenza e sostenibilità energetica. L’impianto centralizzato di grande taglia, potenzialmente, può utilizzare combustibili nazionali di bassa qualità, diversi tra loro e può diversificare le fonti utilizzate più facilmente di quanto possano fare le caldaie degli edifici.
3-Obbiettivi di efficienza energetica. Il teleriscaldamento può utilizzare più facilmente calore recuperato in cogenerazione da impianti termoelettrici esistenti o da scarichi di industrie, può generare calore in modo più efficiente rispetto alle caldaie degli edifici; nascono però le perdite della rete sia per la dispersioni di calore, più rilevanti per le reti più piccole, che per i pompaggi.
4-Obbiettivi di razionalizzazione urbanistica. Il teleriscaldamento può potenzialmente integrarsi con i servizi a rete della distribuzione di elettricità, del gas naturale, dell’acqua potabile, delle acque di scarico, dei cavi per ICT, sia nell’utilizzo del sottosuolo che nella pianificazione degli interventi nel territorio.

Nel contesto dell’Europa del centro-nord, prevalevano gli aspetti ambientali e di indipendenza economica, infatti i teleriscaldamenti usavano, già all’inizio del secolo passato, carbone e rifiuti urbani in impianti operanti in cogenerazione; parallelamente la pianificazione urbanistica localizzava poi gli inceneritori al centro delle città per meglio servire le abitazioni. I paesi del centro Europa, dai paesi bassi alla Russia si caratterizzano per inverni lunghi quindi con un buon fattore di carico, le abitazioni sono generalmente piuttosto sparse quindi le reti sono lunghe ma con spazi per la posa. Il teleriscaldamento permette di scaldare le case con il carbone o coi rifiuti, in modo ambientalmente corretto, combustibili ampiamente disponibili nel contesto locale, utilizzabili in impianti prodotte dalle industrie locali, invece che il gasolio o l’elettricità.
L’efficienza nell’uso di prodotti nazionali riceveva buona attenzione, interessavano molto anche le potenzialità urbanistiche. Le direttive europee hanno poi definito la cogenerazione ad alto rendimento prendendo inizialmente a riferimento l’utilizzo dei combustibili usati, riconoscendo pari importanza ad elettricità ed al calore, indice sostituito poi dal risparmio di energia primaria, PES, rispetto alla generazione indipendente dei due vettori.

Motivazioni del teleriscaldamento nel contesto italiano

Il contesto italiano è invece meno favorevole alle applicazioni del teleriscaldamento. I picchi della domanda, non sono molto lontani da quelli del nord Europa, ma durano per pochi giorni all’anno; la domanda globale annuale è molto più bassa(2200-2500 Gradi Giorno contro 3500-4000) risultando così un basso fattore di carico che limita la valorizzazione degli investimenti. Si deve osservare che le abitazioni italiane sono in genere molto addensate lungo le strade, fattore che aumenterebbe il carico termico per km di tubazione e quindi diminuirebbe il costo delle reti, ma d’altra parte i costi per l’impresa e il disturbo per la cittadinanza sarebbero comparativamente più elevati, per la difficoltà di eseguire lavori complessi in città spesso vicine al blocco totale del traffico stradale. Da queste considerazioni ne deriva che gli investimenti in Italia sul teleriscaldamento sono più costosi che nel nord Europa e danno una utilità minore in termini di kWh venduti in rapporto all’investimento richiesto.
In Italia, sia nella legge 308/82 sia nella legge 10/91 che nel CIP6 del 1992, la qualificazione della cogenerazione era basata sulla valutazione del risparmio di fonti primarie rispetto alla produzione separata dell’elettricità e del calore, quindi sul secondo principio della termodinamica. Questa scelta era giustificata sia dalla tradizionale carenza di capacità produttiva di elettricità sia da fatto che noi usavano praticamente gli stessi combustibili, idrocarburi, per generare i due diversi vettori energetici.

I teleriscaldamento è stato incentivato dalla legge 308/82, dalla legge 10 del 91 e da altre successive, in nome del possibile risparmio energetico ottenibile grazie alla cogenerazione; queste potenzialità appaiono oggi meno rilevanti di un trenta–venti anni fa perché, da una parte le grandi centrali della rete elettrica, a ciclo combinato, hanno maggiori efficienze dei più piccoli motori del teleriscaldamento, dall’altra le caldaie a metano degli edifici possono operare in condensazione con rendimenti più elevati che nel passato; infine riguardo alle perdite sulle reti, queste sono elevate (18%, dati medi AIRU), sia perché per molti mesi all’anno la rete resta in temperatura solo per fornire acqua calda sanitaria, sia perché le reti sono esercite a temperature elevate per adattarsi ai vecchi impianti. I dati AIRU valutano un risparmio del 20% di energia primaria rispetto ad una produzione separata di elettricità con efficienza 50% e di calore con efficienza al 90%.
La vera forza motrice per la diffusione del teleriscaldamento in Italia è riposta nella normativa per permette di ridurre il carico fiscale sul combustibile, metano o gasolio, consumato in questi impianti. Infatti parallelamente alla legge 308, fu deciso che le imprese di teleriscaldamento, che trasformavano combustibili in calore, un vettore energetici da vendere a terzi, purché operanti in cogenerazione, con almeno il 10% di produzione di elettricità, fossero da considerare come appartenenti al settore delle industrie dei servizi e non alle attività del riscaldamento nel settore civile. Da questo diverso inquadramento giuri ridico deriva che: la fornitura è fatturata con l’IVA al 10%, quella dei servizi, invece che al 22% previsto per le forniture, che una quota di metano, funzione dell’elettricità prodotta, è acquistata con l’accisa per uso elettrico, quasi zero, mentre il resto del gas, anche quello delle caldaie di integrazione, è acquistato con l’accisa per uso industriale(circa 2 c€/m3) invece di quella per uso riscaldamento civile( circa 18 c€/m3). Gli impianti che utilizzano fonti rinnovabili, biomasse o geotermia, non pagano accise su queste fonti mentre i loro clienti, se localizzati in zone climatiche E ed F , non metanizzate, hanno una detrazione d’imposta sul calore acquistato e sulle spese di allaccio alla rete, detrazione collegata alle corrispondenti detrazioni riservate a chi usa gasolio in queste aree.

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