Riqualificazione energetica come resilienza: adattività per valorizzare l’esistente e ricreare il ruolo del professionista

In un generale clima di sconforto lavorativo, economico ed emotivo nell’ambito dell’edilizia, questo dossier intende trasmettere un messaggio di positività: uscire dalla crisi è necessario e possibile. Ingegneri, architetti e geometri sono tutti concordi nell’affermare che la riqualificazione energetica dell’edilizia esistente può essere il principale volano per la ripresa economica. E che deve esserlo. Gruppi di tecnici preparati e con competenze trasversali possono e vogliono dare una mano al Paese, come dimostrano le testimonianze degli autori, di diverso ruolo, provenienza ed età. Mediante un confronto di idee interdisciplinare e costruttivo è possibile sviluppare una rete di professionisti ed aziende a livello nazionale che può essere davvero vincente per l’Italia. Occorre, tuttavia, ancora effettuare una diffusa opera di sensibilizzazione nel settore pubblico e privato, per diffondere una cultura del risparmio energetico. Una cultura dell’ecosostenibilità, che passa necessariamente per tre settori: economico, sociale ed ambientale. Una maggiore attenzione dunque non solo a ciò che costa meno in denaro ma anche a ciò che è di qualità e che ha minore “costo ambientale”. L’utilizzo dell’LCA (Life Cycle Assessment) e l’analisi delle diverse tipologie di materiali isolanti offerti dalle aziende può aiutare nella scelta di tecnologie idonee per la riqualificazione energetica dell’esistente. Nuove tecnologie impiantistiche o un’attenta analisi di quelle esistenti possono aprire nuove possibilità progettuali. Il dialogo tra professionisti esperti e giovani freschi di studi e novità può produrre orizzonti potenti ed imprevedibili.

Visto che la stragrande maggioranza degli edifici residenziali esistenti si rivelano di scarsa qualità energetica, va da sé che la presenza sul mercato immobiliare di edifici di pregio dal punto di vista ambientale è necessaria e auspicabile, perché può creare benefici ai privati, alle aziende ed allo stesso pubblico settore. La crescita della popolazione mondiale e l’ingente pressione sulle risorse naturali del Pianeta ci esorta a ridurre sempre più il consumo di suolo ed a focalizzare la nostra progettualità, le nostre azioni, la nostra volontà sulle costruzioni esistenti, dando loro nuova vita e valore e restituendo dignità a chi le abita. Se per il celebre Le Corbusier l’architettura era una “macchina per abitare”, per noi l’architettura è parte della vita, luogo dove passiamo gran parte del nostro tempo e che condiziona il nostro modo di essere. Un approccio ecosostenibile all’edilizia tiene conto prima di tutto della salute dell’utente del “sistema edificio”. Una persona che vive in un “colabrodo energetico” non può essere felice, perché non vive in salute. Non deve passare solo un messaggio economico, dunque, ma anche un discorso di tutela della salute umana e di rispetto per l’ambiente.

Siamo chiamati ad essere essere “resilienti”. La resilienza è la capacità di una comunità di sopravvivere alla variazione di determinati fattori, mutando a sua volta. Non stare fermi, dunque, ma prevenire gli eventi ed anticipare le reazioni, piuttosto che curare gli effetti negativi che possono nascere. In parole povere, occorre cercare di “curare” gli edifici esistenti insani dal punto di vista energetico, prima che vadano incontro ad un degrado totale e che abbiano impatto letale sulla salute umana. Prima che i costi economici per la manutenzione ed il risanamento diventino eccessivamente alti e siano sostituiti dall’abbattimento di edifici ormai obsoleti.
Serve un cambiamento di rotta: in questo può insegnarci molto la natura. La natura è resiliente. La natura evolve continuamente generando soluzioni risolutive, che reagiscono al cambiamento climatico in modo sorprendente ed impensabile. Una cultura ecosostenibile può costituire la soluzione allo stallo economico del Paese, risollevando le sorti di aziende e professionisti. Noi stessi professionisti siamo, però, chiamati ad essere quanto più “adattivi” possibile: al variare del contesto socio – economico, diffondiamo cultura e competenza, trasformiamo le criticità in nuove soluzioni e nuovi punti di forza, ricreiamoci un ruolo attivo. Ingegneri, architetti e geometri possono davvero costituire personaggi chiave per la rinascita economica italiana. In questo processo, difficile ma non impossibile, non devono mai mancare i concetti chiave di dignità, professionalità e rispetto per il lavoro, nostro e altrui, oltre che una passione sconfinata per la nostra professione, che ha lo scopo principale di essere utile alla società ed al Paese e che non può e non deve mai cedere il passo allo sconforto ed all’umiliazione.