Il dimensionamento del pilastro: per fortuna è intervenuto il fabbro

Stavo recandomi in compagnia dell’amico Andrea Barocci, ingegnere strutturista, a una visita tecnica di EXPO 2015 e in treno abbiamo avuto l’occasione di conoscere una loquace signora che viaggiava con due figlie. Quando ha saputo che eravamo due ingegneri per prima cosa ci ha orgogliosamente evidenziato che il figlio studia architettura a Venezia, “ma è un po’ indietro, sapere l'architettura è molto difficile” e per seconda che aveva da poco costruito casa e … l’ingegnere aveva previsto dei pilastri enormi, smisurati, “mica doveva costruire un grattacielo …”.
L’amico Barocci, ribisso di natura (chi è Romagnolo sa cosa intendo), gli ha chiesto allora perché avesse chiamato un ingegnere per progettare, sarebbe bastata lei, e l’arzilla signora ha colto al volo la domanda per rispondere “ma poi è intervenuto il fabbro, e ha mediato con l’ingegnere, così si sono fatti dei pilastri molto più sottili”. La famosa trattativa insomma.
Ovviamente abbiamo evitato di replicare, non so se per paura di ottenere nuove illuminazioni o di venire a sapere chi fosse il collega che aveva mediato il suo progetto con il fabbro e la pronta signora. Stavo per chiederle il perché avesse fatto studiare il figlio architettura invece di fare direttamente il fabbro, ma mi sono trattenuto.

Il mio editoriale si conclude qui, perché i fatti già bastano per poter consentire a ognuno di farsi e, volendo inviarci, una propria opinione (inviare a a.dari@imready.it)