Le problematiche relative alle verifiche di vulnerabilità sismica

Vulnerabilità sismica degli edifici e delle infrastrutture strategiche

Lo stato dell’arte negli Enti Locali a 10 anni dall’emanazione della norma

ATTI DEL CONVEGNO A.N.C.I. MARCHE, Febbraio 2015 – Comune di Falconara Marittima (AN)

Premessa
A seguito del terremoto di San Giuliano di Puglia avvenuto nel 2002, la normativa tecnica italiana ha subito una serie di importanti aggiornamenti che hanno inciso in modo particolarmente rilevante sulla maniera di affrontare la verifica di vulnerabilità degli edifici esistenti.
Per la prima volta, con l’opcm 3274/2003, veniva indicata una procedura codificata per stimare la vulnerabilità sismica degli edifici costruiti in epoche passate, dando priorità a quelli edificati prima del 1984, giudicati i più vulnerabili perché progettati con norme vecchie e spesso non antisismiche.
L’obiettivo che si poneva e si pone oggi l’attuale norma sismica (DM 2008), che è appunto figlia dell’ordinanza emanata nel 2003, è quella di dare forza ed importanza al fatto che per ridurre i danni che possono avvenire durante un sisma violento e soprattutto per salvaguardare la vita delle persone che vivono o lavorano dentro i fabbricati, occorre adottare una seria strategia di prevenzione del rischio deve far leva sulla procedura di norma indicata per la stima della vulnerabilità sismica degli edifici esistenti.
Per incentivare l’attività di verifica sismica sono erogati dallo Stato e gestiti dalle regioni, praticamente ogni anno, dei fondi per il cofinanziamento dei progetti di miglioramento/adeguamento sismico di edifici strategici e rilevanti, che risultano molto utili per aiutare gli Enti Locali ad affrontare i costi di opere strutturali che possono rivelarsi di entità non trascurabile.
Tuttavia i fondi a disposizione non coprono certamente le effettive esigenze, per cui per poter distribuire in modo più funzionale i finanziamenti e poter coinvolgere il maggior numero di edifici possibili nel sostegno economico è necessario che la vulnerabilità venga stimata in modo corretto, dovendo essa rappresentare con congruenza lo stato limite per cui le analisi vengono condotte (generalmente lo SLV, Stato Limite di Salvaguardia della Vita).
Occorre anche mettere in evidenza che a distanza di più di 10 anni dall’emanazione della normativa tecnica di settore e nonostante l’esistenza di apposite circolari molto utili allo scopo, esiste ancora da parte degli Enti locali una difficoltà oggettiva nel gestire i risultati della vulnerabilità sismica; è infatti ancora molto frequente venire a conoscenza di edifici che vengono “impropriamente” chiusi in nome del solo fatto che essi non risultano “adeguati” sismicamente, benchè la vulnerabilità riscontrata non sia così grave e, di contro, altri edifici che pur mostrando importanti vulnerabilità vengono mantenuti “in servizio”, senza nemmeno l’adozione di strategie di mitigazione del rischio che potrebbero rivelarsi utili in caso di accadimento di evento sismico.

Il presente articolo riporta alcuni spunti di riflessione che possono risultare molto utili per comprendere e coordinare più serenamente le problematiche relative alle verifiche di vulnerabilità sismica, evidenziando in particolare il punto di vista della Regione Marche che si trova a dover gestire i finanziamenti con l’obiettivo morale di distribuirli il più correttamente possibile.

ALL'INTERNO DELL'ARTICOLO INTEGRALE SI APPROFONDISCONO:

  • Regione Marche – cronistoria normativa ed attività di prevenzione del rischio sismico
  • Il senso delle verifiche sismiche
  • Documenti per la gestione dei risultati di vulnerabilità sismica
  • La Vita Nominale Restante (Vr)
  • Decision Making e comunicazione
  • Alta vulnerabilità, alto rischio: utilizzo del secondo modello comportamentale
  • La Regione Marche nell’attività di prevenzione del rischio sismico
  • Bandi e Capitolato Tecnico per l’assegnazione degli incarichi di vulnerabilità sismica