Perché le costruzioni vanno male e gli ingegneri continuano a contare troppo poco

Si è svolta oggi (16 giugno 2015) l’Assemblea di ANDIL, l’Associazione che rappresenta il settore dei laterizi in Italia, un settore che ha perso oltre il 70% di fatturato dal 2008.

Per il tema "RIGENERIAMOCI: quali prospettive per il mondo delle costruzioni” sono intervenuti tre relatori con dati e proiezioni per il settore delle costruzioni:

  • Luca Paolazzi, Direttore Centro Studi Confindustria
  • Lorenzo Bellicini, Direttore CRESME
  • Salvatore Ciccarello, Direttore Generale Cattolica Immobiliare

Primo dato comune: le costruzioni sono andate malissimo.

Lo sappiamo, è poi solo una questione di numeri che differenzia i diversi relatori, ma tutti estremamente negativi.

Secondo dato comune: oggi le costruzioni continuano andare male.

Anche qui i numeri cambiano tra i diversi centri studi, qualcuno riesce ad individuare degli indicatori positivi (nuovi mutui, per esempio) ma se la caduta si è frenata negli ultimi mesi, non ha sicuramente invertito la direzione. Certo, come accade da anni, anche forse per motivare il proprio ruolo di “futurologhi" le curve tendono per le proiezioni future (quelle tratteggiate) a risalire, ma questi grafici tratteggiati appaiono più votivi che reali.

E l’intervento del Presidente di Assimpredil Claudio De Albertis l’ha detto chiaramente: non possiamo pensare di tornare a crescere se continuano ad esserci 400 mila imprese con il codice ateco delle costruzioni, se gli investimenti in costruzioni a cui ambiamo sono solo quelli pubblici e quelli dei fondi, e soprattutto se si continua a tassare fortemente il settore dell’edilizia.

Da segnare l’intervento di Sergio Crippa, Presidente di Federbeton, che ha sottoposto una serie di riflessioni molto interessanti, a cominciare dall’apertura: “il tema fondamentale è che il settore delle costruzioni è uscito dalla centralità di sviluppo del Paese, questo è l’elemento reale critico. Si continua a pensare alla evoluzione della CRISI solo se le banche fanno questo, se il governo fa questo … ma noi cosa facciamo per il nostro settore, che tipo di sviluppo possiamo immaginare per questo settore. … dobbiamo capire quale è il nostro ruolo per crescere insieme! … andare al di là della criticità e della crisi del settore in questo momento, dobbiamo dare una risposta evolutiva al nostro settore …”.
E in quale contesto operiamo ? ha proseguito Crippa " assistiamo a interventi di politica e regolamentazione che sono antitetici alla parola di sviluppo, siamo di fronte ad elementi che sono esclusivamente negazionisti … l’ipotesi di consumo zero del territorio è semanticamente una barriera a qualsiasi tentativo di avviare un dialogo di sviluppo rispetto al nostro settore … se riusciamo a coniugare al concetto di utilizzazione di zero territorio quello di rigenerazione possiamo fare delle riflessioni diverse: consumo zero se posso utilizzare territori dismessi, ma allora occorre introdurre dei meccanismi di politica economica che lo rendano possibile

I temi sono due quindi: una nuova visione politica per lo sviluppo del paese, non più incentrato solo su microinterventi (come nel caso degli incentivi) e rinnovamento strategico del settore, ossia ritrovare la capacità di innovazione.

Su questo tema era intervenuto anche Bellicini, evidenziando come in moti paesi la quarta rivoluzione industriale delle costruzioni sia già partita. Numerosi gli esempi presentati: in Cina una società costruisce 10 case al giorno tramite stampa 3D, a Berkeley hanno studiato una miscela cemento-ferrosa con cui stampare elementi strutturali, in UK dal 2016 il BIM sarà obbligatorio negli appalti pubblici sopra i 5 milioni di sterline (e nel frattempo applicando il BIM si è chiuso in anticipo il tunnel del CROSSRAIL a Londra).

Il messaggio che traspare quindi è che per uscire dalla crisi quello che dobbiamo aspettarci da governo sono soprattutto norme di facilitazione e azioni di defiscalizzazione, ma dal settore che si applichino strategie endogene di trasformazione ed evoluzione, a cominciare dall’applicazione di nuove tecnologie e strumenti, in primis il BIM.

Vorrei però tornare sulla relazione di Bellicini, che ha avuto la capacità di entrare non solo su misurazioni economiche ma anche di evoluzione sociale, evidenziando di fatto che senza innovazione (processo, tecnologie, materiali) sarà impossibile poter rigenerare il mondo delle costruzioni.

E’ l’innovazione che fare da traino quindi, e se si parla di innovazione, allora si capisce subito che gli ingegneri potrebbero svolgere un ruolo chiave.

Pensiamo per esempio a come la precompressione del cemento armato sia stato strumento di grande innovazione del costruire, soprattutto per quanto riguarda le infrastrutture: nel giugno del 1949, per la prima volta, si riunirono a Parigi cinquanta ingegneri da tutto il mondo per studiare e discutere, sotto l'egida dell'Associazione Scientifica della Precompressione, questioni teoriche riguardanti l'applicazione di tale tecnica. Nell'ottobre del 1950, quattro ingegneri, l'italiano Rinaldi, l'olandese Bruggeling, l'inglese Gooding e lo spagnolo Conde, richiesero ufficialmente la formazione di una specifica federazione internazionale, che venne costituita due anni dopo. Da allora la precompressione ebbe la definitiva affermazione e la debita divulgazione negli ambienti interessati.

E’ l’ingegnere che può quindi diventare traino centrale di una ripresa, ma per farlo deve diventare elemento centrale per il rinnovamento, per l’introduzione dell’innovazione. Ma non è così! Oggi ho parlato con Marinella Peraino, una giovane ingegnere di Brescia che ha partecipato all’ultima riunione dei delegati di Inarcassa, e si è divertita girando tra i tavoli dei professionisti presenti per chiedere cosa ne pensassero del BIM. Marinella mi ha evidenziato come, in genere, nessuno degli intervistati sapesse cosa fosse il BIM. D’altronde, nel Consiglio Direttivo di BUILDING SMART ITALIA appena rieletto non c’è neanche un professionista, ma non perché non li si volesse. E il BIM è considerato in quasi tutti i paesi evoluti ormai un Must di chi voglia affacciarsi agli appalti pubblici. Non è più il futuro, ma il presente, l’elmetto chiave per la digitalizzazione delle costruzioni, per la riduzione degli sprechi, la centralizzazione del progetto all’interno dell’appalto e del processo costruttivo. In Italia non è neppure citato nella proposta di nuovo codice degli appalti, l’ANCE non pronuncia neppure l’acronimo, e con INGENIO facciamo fatica a trovare un ingegnere (architetti invece ce ne sono) che possa parlarci di una sua esperienza BIM. Facciamo un esame di coscienza: al di là dell'aggiornamento tecnico, quanto tempo dedichiamo per conoscere l'innovazione e inserirla nei nostri progetti ?

Non solo. Vorrei aggiungere un altro particolare di questa lunga giornata. In treno ho incontrato l'amico Moretti, ingegnere di Rimini, di ritorno dal CEI. E mi raccontava di come spesso nel fare queste norme ci si perda nei tecnicismi, nel voler regolamentare ogni piccolo dettaglio, creando di fatto dei vincoli esasperati, spesso su settori che sarebbero già decotti da soli, dimenticandosi quindi del valore che la normativa deve avere. E  anche qui, il ruolo dell'ingegnere è unico, importante, fondamentale.

E’ questo il problema, la crisi è ancor prima dentro di noi, e purtroppo la nostra categoria è in troppi casi non motore di innovazione ma ancora per le tradizioni, per chi confonde tecnica e tecnicismi. L’ingegnere è ancora troppo concentrato sui calcoli, sulla corretta applicazione del presente, delle norme, al limite dei miglioramenti delle tecniche esistenti. Ma l’innovazione è fatta di salti, non di salite continue: il BIM è un salto, il 3D è un salto, la modellazione 3D è un salto, così come lo è stato la precompressione.

E’ su questo che il CNI dovrebbe riuscire a concentrare la sua azione, politica, di rappresentanza e di servizio. Invece di concentrarci sul presente occorre portare lo sguardo sul futuro. Se in Cina costruiscono in palazzo in acciaio di 50 piani in 10 gg, o 10 case con stampa 3D in 1 giorno, se in UK riducono i costi del 10/20% applicando il BIM, allora è su questi temi che dobbiamo spostare attenzione e investimenti. La priorità diventa quindi la cultura del professionista, ed è apprezzabile che nel Congresso di Caserta si siano introdotti interventi di filosofi e scrittori, perché senza una propensione culturale all’innovazione non sarà mai possibile diventare protagonisti dell’innovazione.

Siamo pronti ? siamo pronti ad andare dal nostro committente e dirgli: possiamo costruire un palazzo in 10 giorni, possiamo avere una parete in cemento trasparente, possiamo stampare in opera le connessioni tra prefabbricati, possiamo tramite la modellazione capire quale scelta architettonica fare e non decidere solo in funzione dell'accostamento del colore delle finestre e quello del vestito della moglie del cliente.

In una recente intervista l’assessora di Milano Carmela Rozza mi sottolineava: "possibile che non trovi dei costruttori in grado di costruirmi case in classe A+ con 1.000 euro ?” perché l’Assessore, forse il primo in Italia a spingere per l’uso del BIM all’interno degli appalti di un comune, ha capito che la domanda di appartamenti c’è, ma mancano i soldi. E la risposta a questa questione dell’Assessore non devono darla i costruttori, ma dobbiamo noi ingegneri essere in grado di darla. E’ da noi che deve partire la 4a rivoluzione industriale delle costruzioni, dove l’internet delle cose, la digitalizzazione dei processi, la modellazione e la simulazione, la capacità di individuare soluzioni costruttive a costi più bassi, sono alcuni degli elementi che possono cambiare il modo di pensare una casa.

Perché finchè continueremo a sperare che siano le banche - concedendo più mutui - a far ripartire le costruzioni, oppure che sia lo stato a finanziare gli interventi di rigenerazione, invece che noi ingegneri a fornire le soluzioni per costruire sicuro, sostenibile, ed economico, a convincere committenti, costruttori, fornitori di materiali che si può crescere, ma per farlo occorre realmente farlo, allora sarà difficile uscirne.

Perché, quindi, le costruzioni vanno male e gli ingegneri continuano a non contare una virgola ? perché continuiamo tutti a costruire con troppa poca innovazione
. Sostanzialmente si costruisce come 30 anni fa. Se il mondo dell'automobile ragionasse in questo modo gireremmo ancora con le Prinz. Se il mondo dell'ITC ragionasse così avremmo ancora i lucchetti nella girella del telefono. Useremmo ancora le cassette magnetiche per sentire la musica e giocheremmo a tennis con le racchette di legno.

Devo dire che la struttura in legno del padiglione del giappone fatta senza un chiodo è bellissima ma socialmente è una enorme corazzata Kotiomkin, che la casa più brutta (con tempi di realizzazione più lunghi) del mio Paese è fatta con i tamponamenti in paglia, e che mi sono stancato di andare in città dove gli assessori alle infrastrutture pensino  che una strada con i sanpietrini sia la soluzione più qualificata a cui possiamo assurgere, sapendo poi che devo cercare un albergo lontano perchè sarà una strada rumorosissima, dove si scivola solo se un cane sbava.

Devo invece dire che sono estremamente affascinato dal pensare di avere una casa con un cemento che assorbe l'inquinamento, con strutture miste per sfruttare al meglio le qualità di ogni materiale, con finestre che diventano più scure in caso di giornate soleggiate e termostrati che si programmano da soli imparando le mie abitudini, in quartieri dove posso ordinare la spesa per internet e con delle vie costruite con un materiale drenante, di colore chiaro (per evitare le isole di calore), e possibilmente antiscivolo. Cazzo, tutte cose che protremmo prevedere noi nei progetti.

E perché i professionisti non riescono a dedicarsi all’innovazione ? certo, è colpa nostra, e anche chi ci rappresenta deve farsi un esame di coscienza. Ma è anche perché questo Paese ha tolto le tutele, anche le più sane a difesa della professione, a cominciare dall’assurda eliminazione delle tariffe minime, riempiendoci però il tempo di oneri e gabelle (vedi obbligo crediti formativi, vedi il meccanismo dell’appalto integrato, dove il professionista deve lavorare sapendo poi che non sarà pagato perchè l'impresa non vince la gara ... creandoci nuovi costi obbligatori (formazione, assicurazione ...) e chissà quali altri (quanto costerà in CERTING). Di fatto ci hanno tolto quelle risorse che prima potevameno dedicare alla crescita culturale di ogni studio, di ogni professionista. Ora viviamo in stato di emergenza, la priorità e il pane quotidiano, non dove saremo domani.

Quindi ... occorrerà superare comunque questi ostacoli, perchè i centri studi ci hanno avvisato, non si tornerà più ai volumi di una volta e Darwin, qualche tempo fa, ci ha fatto vedere che solo le specie che si evolvono sopravvivono.

Una nota per chiudere: Bellicini l'ha capito perfettamente, non si poteva continuare a parlare solo di numeri e di crisi. La sua naturale capacità di disegnare nuove visione del costruire quindi si è arricchita da un nuovo argomento: in pratica non saranno solo il numero di permessi di costruire a dirci quando uscire dalla crisi, ma anche altri parametri, come quello dell'innovazione. Se dipendesse da me, al prossimo congresso degli ingegneri, lo inviterei.


 

PS: Questo articolo nasce non per esprimere sentenze, ma per stimolare un dibattito culturale su un tema importante: come gli ingegneri possono diventare un elemento trainante dell'uscita dalla crisi ?

Spero che i nostri lettori possano intervenire il più possibile per lanciare idee, commenti e osservazioni. Mi scuso fin d'ora se la "tranche emotiva di chi scrive" possa aver fatto travisare questo mio intento e possa avermi portato a urtare qualche sensibilità di altri professionisti.